lunedì 28 febbraio 2011

ELEZIONI AMMINISTRATIVE A MONFALCONE 2011: LA FINE DI UN REGNO ED I VECCHI LEONI

La riemersione con grande sfarzo di figure decisamente vecchie del panorama politico Monfalconese, come l'ex sindaco Blasig, e Luciano Rebulla in un improbabile sodalizio con il dottor Fasola e l'industriale Alessandro Vescovini , il proliferare di nuovi candidati ed anche di nuove liste, coalizioni, unioni di fatto dal profilo ambiguo ed evanescente, unite ad una inattesa vivacità nel centro destra cittadina, in frenetica ricerca di nomi credibili per una candidature proponibile, malumori e scissioni nel centro sinistra incapace di trovare un accordo soddisfacente, presentazione in gran pompa di liste e movimenti nella cornice dell'ex Albergo Impiegati - che in questo ha trovato almeno un fugace motivo per esistere, - la frenetica ricerca di nuovi nomi dal profilo consistente , scandiscono il ritmo di questa precoce campagna elettorale per le elezioni amministrative già peraltro cominciata da tempo con la lunga rincorsa della pretendente al trono Silvia Altran, delfina del crepuscolare sovrano uscente.




Il quadro politico, sociale e culturale che ne esce somiglia molto ad un caotico dipinto di Bressanutti, in cui c'entra tutto ed il contrario di tutto , e nel quale tutti si sentono legittimati ad entrare da padroni , giudicare e sentenziare .La varietà di soggetti in gioco fa venire alla mente quello che succede nel mondo animale quando il vecchio capo branco comincia a perdere le forze e gli altri cominciano a girargli attorno aspettando il momento opportuno per saltargli alla gola. Ci sono i giovani, vigorosi ma inesperti, i più anziani, che dopo le precedenti sconfitte ancora sperano , dotati di esperienza ma minati dai loro trascorsi, ciascuno che guarda in cagnesco l'altro pronto a combattere ma anche a cercare opportune alleanze. Ecco, tranne rare eccezioni, la parola opportunismo sembra essere protagonista di questo momento storico e politico. L'opportunismo di vecchi protagonisti della scena politica cittadina, che fidano più della debolezza dell'avversario che della propria forza , che sperano nella memoria corta dei cittadini elettori, che propongono alleanze improbabili sperando che sembri nuovo ciò' che invece è solo diversamente assemblato , ma anche l'opportunismo di coloro i quali si propongono come forze nuove, ma non hanno il coraggio di rischiare la corsa solitaria e perciò' entrano in una coalizione che, male che vada , assicurerà visibilità politica . Tutto questo va oltre l'usuale competizione politica, e ciò' accade perché la dinastia uscente, pur dopo un decennio di dominio assoluto ed incontrastato, non è riuscita a consolidare una autorevolezza sufficiente ad essere il protagonista , il punto di riferimento , il nemico da battere . Il carnet delle opere compiute, prevalentemente di carattere edilizio, si sta sbiadendo prima ancora che il mandato sia finito, si sgretola la piazza rifatta dopo mille polemiche, fa acqua la Galleria d'arte Contemporanea, si è perso il centro cittadino, soffre il commercio , rimane deserto l'albergo impiegati, naufragano sogni chimerici come le terme romane mentre gli immigrati vivono in dieci per stanza, bivaccano in centro e la gente ha smesso di sperare in un rilancio della Città. La voce stentorea del sindaco Preside che promette cose che "ha detto mille volte" ormai tace . Chi lo segue porta un pesante fardello, ma non sembra avere capito che i tempi sono cambiati, che le gente è stanca e stufa di vane promesse. Che avrebbe avuto voglia di poter dire le sua sul prossimo candidato sindaco, e che perciò', resa orfana delle primarie, potrebbe ora essere tentato di defilarsi verso altri lidi. Lidi che ospitano si qualche proposta veramente interessante, ma che sono popolati anche di improvvisati ( i giovani e vigorosi leoni) e di vecchi lupi dal pelo un tempo fulvo ed ora incanutito che portano con se il ricordo di gestioni cittadine non sempre coronate dal successo. A titolo di esempio ricordiamo iniziative clamorosamente fallite e costate molti soldi ai cittadini come l'iniziativa Peep di Via Aris, per la realizzazione della quale fu decretato un esproprio con una "occupazione d'urgenza" molto controversa e contro la quale i vecchi proprietari vinsero il ricorso ottenendo un rimborso miliardario. Guardiamoci da chi oggi si erge a giudice dell'operato dei propri successori, se non ha l'autorevolezza per farlo. Così' come bisogna fare attenzione ad analizzare con attenzione quali siano i trascorsi politici di chi oggi si ripropone vantando esperienza di politica di lungo corso. Attenzione perché tra loro c'è anche chi propone l'accorpamento degli ospedali nell'Area vasta, che per Monfalcone si tradurrebbe nell'ennesimo impoverimento dell'ospedale, peraltro già in corso o l'accorpamento di Società Multiutility in soggetti più' grossi, forse più potenti ma sicuramente più' anonimi e meno attenti al Territorio. Facciamo attenzione da che pulpito viene la predica. Perché il rischio che si corre oggi più' che mai è quello del "voto contro" . Un voto dato con leggerezza per protestare in qualche modo contro chi ci ha deluso, senza pensare che può' arrivare ad amministrarci chi ci deluderà cento volte di più'. Al peggio non c'è mai fine. Bisogna avere la forza di cercare chi merita un voto positivo e costruttivo, chi ha proposte nuove e fattibili , credibili e realizzabili. ............C'è vita là fuori...?----

venerdì 18 febbraio 2011

CHE COSA SIGNIFICA OGGI ESSERE DI SINISTRA?


Che cosa significa oggi essere di sinistra? È una domanda che oggi non ha una risposta scontata. Sino dal 1989, finita l'epoca del blocco sovietico contrapposto al blocco occidentale, si è parlato di tramonto delle ideologie, e questo concetto si è voluto  allargare ed estendere sino ad ipotizzare la cessazione della ragione di esistere di determinate contrapposizioni di pensiero, identificate in particolare in quella ormai classica tra capitalismo e comunismo . 

In estrema sintesi, si era voluto vedere nella caduta del regime comunista sovietico, una simbolica fine del comunismo tout court, quasi che il comunismo fosse stata una malattia,  , che si era voluto vedere confinata geograficamente in Paesi dominati  da determinate forme di governo (unione sovietica, Cuba, Cina) o confinata in determinati schemi o comportamenti, nella civiltà occidentale , e che il mondo ne fosse guarito.

Sicuramente la caduta di regimi, simbolismi e schemi di comportamento ha sconvolto tutti gli schemi che avevano evoluto dalla comparsa delle idee di Marx , e prima ancora da eventi rivoluzionari che avevano visto il popolo proletario ribellarsi alla oppressione di oligarchie e plutocrazie, se vogliamo già dalla rivoluzione francese  ed in generale tutti i movimenti che cercavano di perseguire un ideale di maggiore equità e giustizia sociale. Schemi che peraltro avevano dimostrato nella pratica tutti i limiti di un pensiero che faceva fatica ad evolvere e che quindi finiva per ricadere negli schemi oppressivi dei regimi che voleva abbattere, basti pensare al Terrore durante la rivoluzione francese, o alla drammatica evoluzione delle Rivoluzione di Ottobre in Russia nel 1917 che ha finito per degenerare nella dittatura di Stalin. Episodi storici che a mio avviso non debbono sdoganare l'idea che il pensiero di sinistra sia sbagliato, ma semplicemente che non abbia ancora trovato la via giusta di crescere.

Innanzitutto, quindi bisogna comprendere quale sia la essenza del pensiero di sinistra. Come già detto, le idee che noi definiamo di sinistra e che hanno determinato l'evoluzione storica del comunismo come noi lo conosciamo, sono nate dalla esigenza di contrapporsi a regimi oppressivi e di restituire dignità, prospettive e speranze alla area piu' vasta della popolazione, il popolo o proletariato .  

Lo hanno fatto in modo violento, perché non si conosceva altro modo, ma l'intento di partenza nasceva da una richiesta di giustizia sociale. Ecco quindi che l'idea del pensiero di base rimane, rimane una idea di giustizia sociale che si contrappone ad una idea di destra classista e padronale. 

Rimane una idea di eguaglianza , che si contrappone alla idea di destra di un paternalismo padronale che regola i rapporti sociali sulla base di concessioni e non di diritti. Ora, dopo la caduta dei simboli principali delle ideologie di sinistra hanno generato nella sinistra una crisi di identità. 

Questa crisi di identità del popolo della sinistra ha a sua volta creato un vuoto culturale e politico che ovviamente altri si sono preoccupati di riempire. 

Da noi in in Italia questo vuoto temporaneo ha molto probabilmente   favorito l'ascesa ed il grande successo del berlusconismo, fenomeno che  affonda certamente  le sue radici  la cultura e nella storia della destra ma che sarebbe sbagliato identificare con la destra italiana perchè di essa ha soltanto estrapolato ad arte alcuni concetti, utili a creare seguitp e consenso ma che non possono essere considerati valori  in senso assoluto, specie nel modo distrorto nel quale sono stati poi utilizzati. . 

Tuttavia, per quanto della destra debba essere considerato un  fenomeno parallelo, il berlusconismo ha avuto buon gioco nell'introdurre nel dibattito politico e culturale italiano una equazione assiomatica , che individua in  chi vi è contro un soggetto che è contro la destra, quindi di sinistra, quindi comunista, laddove il termine comunista viene inteso nel senso piu' becero, il comunista dipinto dalla propaganda clericale dell'immediato dopoguerra, il diavolo che mangia i bambini, il sodale di Stalin, il fanatico accecato dall'odio contro il capitalismo che predica l'esproprio proletario, la morte dei borghesi eccetera. Il cattivo, insomma. NOn a caso la propaganda berlusconiana ha prodotto storture aberranti e mistificazioni che sono arrivate sino alla definizione di "partito dell'amore" del PDL da contrapporre al "partito dell'odio" che genericamente include tutta la sinistra

Concetti forti , di grande impatto emotivo che, come tutto il messaggio mediatico del berlusconismo in realtà crea i presupposti  per una nuova ideologia, alternativa alle ideologie considerate defunte, e che in parte conta proprio sulla nostalgia di chi di queste ideologie si è sentito orfano. Una ideologia  incentrata su un culto quasi religioso della personalità del Capo (meno male che Sivlio c'è, Forza Italia, i Circoli della Libertà , il Polo della Libertà eccetera) su cerimoniali pagani quali il giuramento a Silvio dei nuovi eletti, su simbolismi che richiamano in maniera artefatta a principii  assoluti, quali la libertà, la Patria, il bene del paese, la volontà degli Italiani, concetto che è stato con una notevole forzatura esteso dal ristretto gruppo delle persone che hanno votato il partito risultato vincitore delle elezioni a tutti gli Italiani , estendendo in questo modo a tutti gli Italiani la paternità della elezione di Berlusconi

Questa ideologia alternativa da una parte,  e la  martellante ghettizzazione ideologica del concetto di "gente di sinistra" dall'altra hanno contribuito a produrre disorientamento e confusione tra coloro i quali sentivano dentro di se dei valori e desideravano trovare un luogo nel quale condividerli.

Luogo che non si è concretizzato , o si è concretizzato solo in parte nel PD , divenuto  un contenitore anonimo di idee molto diverse tra loro , creatura artificiale nata dalla esigenza di creare un soggetto unico che potesse essere protagonista del cosiddetto bipolarismo, ambito che pero' è divenuto territorio di dominio del  PdL.  

Fallito questo esperimento, della politica italiana restano i cocci,  i frammenti dai quali tentano di nascere formazioni nuove, i grillini, il popolo viola, i vari coordinamenti di donne. Anche nella destra i problemi non sono pochi , ed il suo disagio ha intanto partorito FLI , che ha cercato non si sa con quale effettiva determinazione di ricostruire un soggetto politico con dei prinicipi ed una identità istituzionale.

In questo panorama politico e culturale essere di sinistra non puo' percio' piu' significare  appartenenza ad un gruppo ben delineato , ad una sigla di partito, ad una forma di governo.
Essere di sinistra significa, semplicemente avere una serie di valori, nei quali credere e per i quali battersi. 

Il valore della giustizia sociale, di una Società che non imponga una uguaglianza artificiale  ma che dia a tutti eguali opportunità. Una Società che creda nella condivisione di questi valori e nel sostegno ai deboli e questa si chiama solidarietà. Solidarietà che non si esaurisce nelle idee e negli atteggiamenti ma che si concretizza nei fatti e questo significa welfar e stato sociale. Libertà, che deve dissociarsi dal significato distorto imposto oggi dalla globalizzazione , perché non significa liberismo anarcoide, ma mantiene il suo antico significato che prevede la liberta' propria sempre in relazione con la liberta' degli altri. Quella liberta' all'interno di precise regole che costituisce la base della democrazia. Democrazia che significa governo del popolo mediante le partecipazione ed il controllo e non solamente mediante la delega.

Credo che essere di sinistra significa credere che i diritti debbano essere quali  per tutti e che debbano essere stabiliti da Leggi e regole e non concessi dal paternalismo di oligarchie basate su una gestione distorta del potere. Credere che non vi possa essere sviluppo se esso non comporta un miglioramento della esistenza per l'intera Società, che non vi possa essere vero sviluppo senza giustizia sociale,. 

E che non vi possa essere liberta' in un Paese nel quale vi sono uomini e donne in vendita e chi ha il denaro per comperarli. 

E che non vi possa essere speranza di futuro in un Paese nel quale il dieci per cento dlele famiglie detiene l'ottanta per cento della ricchezza del paese, ed a pagare le tasse sono soltanto il restante novanta percento di  famiglie che tutte insieme si debbono accontentare  di dividersi il restante venti per cento. 

E che non si puo' pensare di cominciare a ricostruire un futuro per i  nostri figli  in un Paese nel quale la criminalità organizzata è talmente collusa con il suo Governo che alcuni suoi esponenti siedono negli scranni del Parlamento. Credo che essere di sinistra significhi credere che lo sviluppo di un Paese passi per l'istruzione e la formazione, la ricerca e la innovazione. 

Che il migliore investimento per il futuro sia di investire sui giovani, e che questo non possa avvenire se la Scuola non è pubblica ed alla portata di tutti, intimamente connessa al mondo del lavoro attraverso la ricerca. 

Credo che essere di sinistra significhi non giudicare tollerabile che i magistrati che combattono la criminalità vengano lasciati soli , che chi ha il coraggio di denunciare i mali del Paese sia costretto a  girare sotto scorta, che la libertà di stampa e di espressione siano continuamente sotto ricatto. 

Credo che essere di sinistra significhi credere nel valore della gente e nella condivisione di compiti e responsabilità . E che non si possa tollerare che i beni indispensabili per la vita della collettività, che siano le infrastrutture, il patrimonio naturale o l'acqua, divengano proprietà di pochi potenti. 

Credo che essere di sinistra significhi non giudicare tollerabile che ogni anno piu' di mille persone muoiano sul posto di lavoro perché la sicurezza costa troppo all'imprenditore che peraltro rischia poco o niente se un operaio muore,  e che i lavoratori vengano considerati merce da spostare , gestire come si vuole senza tenere conto della loro umanità. Perché il lavoro è alla base della società e non vi dovrebbe essere lavoro senza il rispetto della dignità del lavoratore .  E che la libertà venga considerata a senso unico, perché la libertà è tale solo se tra tutti i soggetti vi è pari dignità.

Credo che esser di sinistra significhi accoglienza verso gli immigrati, tolleranza verso il diverso perché un popolo che non sa ripettare la diversità perde la dignità di se stesso.
S potrebbe continuare a lungo. 

Voglio concludere soltanto con la riflessione che essere di sinistra i, secondo me,  MAI COME OGGI significa avere il coraggio dei propri pensieri e delle proprie azioni e rifuggere l'opportunismo politico per mettersi in gioco e tentare di cambiare il mondo senza cadere nel fango del compromesso

lunedì 31 gennaio 2011

IL FLOP DEL CAPODANNO IN PIAZZA COME EMBLEMA DEL FALLIMENTO DELLE POLITICHE CULTURALI A MONFALCONE

Nei primi giorni di gennaio,  le  pagine della cronaca cittadina sui quotidiani sono state occupate dalle polemiche sulla miseria dei festeggiamenti organizzati in PIazza per il Capodanno a MOnfalcone  . Gli organizzatori dei riusciti eventi degli anni precedenti, hanno evidenziato con amarezza tra le cause di questo fallimento   i pochi mezzi messi a disposizione da parte del Comune , ed il fatto che questi festeggiamenti siano stati tolti alla Pro Loco che per anni li ha organizzati benissimo , per gestirli frettolosamente e con disinteresse " in proprio"  annunciandoli tra l'altro all'ultimo minuto . Insomma un fallimento voluto ed annunciato. Emblematica la risposta a queste polemiche della Amministrazione Comunale , per bocca del vice-sindaco uscente  e probabilmente nuovo sindaco entrante Silvia Altran,  che, minimizzando,  ha invece voluto sottolineare la " buonissima riuscita"  del Concerto organizzato per Capodanno ed ospitato al Teatro Comunale a dimostrazione che le manifestazioni offerte dall’amministrazione riscuotono gradimento. Come a dire che la riuscita della  festa di piazza non era negli interessi della Amministrazione Comunale ( e si è visto) perchè  l'interesse era volto al piu' prestigioso concerto a teatro. Credo che questo episodio riassuma l'atteggiamento che  questa Amministrazione Comunale ha sempre avuto nei confronti dei Cittadini . Il teatro Comunale puo' ospitare circa 550 persone. La piazza, anche diecimila. In una cittadina di 28.000 abitanti, che potrebbe e dovrebbe fungere da punto di riferimento per i paesi circostanti e quindi contare su un "bacino d'utenza" se vogliamo definirlo cosi' anche di 40.000 persone, si giudica superfluo organizzare uno spettacolo per la maggior parte della gente , ritenendo sufficiente avere organizzato un evento per una ristretta elite di 550 fortunati. Della quale, siamo certi, Sindaco ed assessori non verrebbero sicuramente esclusi. I nostri Amministratori, tutti Insegnanti e quindi con perlomeno una pretesa di cultura, utilizzano i soldi pubblici per strutture come la Galleria d'Arte contemporanea, pagata da tutti, compresa da pochi, frequentata da pochissimi mentre per esempio l'area Verde viene lasciata a se stessa, ed i gestori debbono abbandonarla sopraffatti dai teppisti e dai vandali. Si organizzano eventi come "Absolute poetry" spendendo centomila euro per un evento che ha visto dodici (12!!!) persone acquistare l'abbonamento a tutte le manifestazioni mentre si tolgono sempre piu' soldi alla pro Loco, si disprezzano e quindi tagliano le manifestazioni popolari, si abbandona il Carnevale, si avviliscono i mercatini di San Nicolo'. Si spendono cinque milioni di denaro pubblico per l'ex Albergo Impiegati e non vi sono soldi per le Scuole . Si spendono 2,5 milioni per rifare la PIazza e poi non si puo' piu' tenervi il Mercato perchè "se no si sporca il "salottino buono" E si disprezza il Capodanno di Piazza, per tutta la gente del "popolo" per privilegiare una serata di Elite per pochi fortunati. E piu' che evidente che questa Amministrazione ha un atteggiamento estremamente aristocratico nei confronti del "popolo bue" che ben poco ricorda le ideologie di sinistra che i politicanti che lo compongono dovrebbero rappresentare. Il fallimento del Capodanno monfalconese rappresenta la sintesi , l'emblema del fallimento delle politiche culturali di questa amministrazione ,il distacco che  ha nei confronti della Cittadinanza questa Giunta, i cui componenti non si rassegnano ad essere amministratori di una cittadina industriale di provincia e si comportano come fossero regnanti alla corte del Re Sole. Povera Monfalcone, speriamo che alle prossime elezioni gli elettori giungano abbastanza maturi da comprendere che votare ancora una volta per questa Amministrazione significa affossare definitivamente questa Città . E per gli idealisti... ma questa giunta è davvero di sinistra.....??

domenica 30 gennaio 2011

MONFALCONE E LE "BOLLE" ELETTORALI

Qualche giorno fa, commentando la situazione di Monfalcone  che vede il Centro della città progressivamente abbandonato dai monfalconesi e sempre piu' appannaggio degli stranieri, l'attuale vice sindaco e  probabile prossimo sindaco  Silvia Altran ha  rilasciato dichiarazioni  sulla cui completa onestà intellettuale è lecito riflettere. Leggiamo da Il Piccolo " Silvia Altran rilancia: I monfalconesi devono tornare in centro»." Ma non è certo, sottolinea, per colpa del Comune se le attività economiche sono sempre più affidate agli stranieri" e poi " « I Comuni non hanno alcuna facoltà ad impedire che i proprietari dei negozi affittino a chi gli pare. Inoltre - aggiunge - le autorizzazioni ad esercitare il commercio non possono essere sottoposte a vincoli arbitrari. Il commercio è un settore, seppur regolato, che vive di iniziativa privata. Nessuna normativa, statale o regionale, autorizza i Comuni a scegliere a chi permettere di insediarsi, se non con alcune distinzioni riguardo la categoria merceologica. È il singolo commerciante a decidere dove aprire la sua attività, non si può quindi colpevolizzare i negozianti stranieri se decidono di occupare posti lasciati disponibili» ...
Birichina, birichina... Naturalmente nessuna di queste proposizioni potrebbe essere definita una bugia. Prese singolarmente sono tutte espressioni corrette. Peccato pero' che la vice sindaco  ometta di completare il ragionamento con alcune verità politicamente  per lei molto scomode. Infatti pone l'accento con molta enfasi sul fatto che il Comune non puo' impedire l'iniziativa privata degli stranieri, ma omette di parlare delle pesantissime responsabilità che la Amministrazione Comunale di cui fa parte ha avuto nel declino e nella agonia del commercio monfalconese. Parla del diritto degli immigrati a riempire i vuoti lasciati dai commercianti locali ma "dimentica"  di dire il motivo per il quale  questi vuoti si sono creati.


Il centro di Monfalcone durante i quasi dieci anni di gestione Pizzolitto, di cui la signora Altran ha sempre fatto parte con posizioni di rilevo,è stato oggetto  di profondi cambiamenti che hanno pesantemente influenzato la vita della città. Innanzitutto , anni di accantieramenti esasperati che hanno direttamente messo in ginocchio molte attività commerciali, diverse delle quali hanno chiuso in questa circostanza, stremati da mesi o anni di chiusura delle strade, ruspe davanti alle vetrine, viabilità disastrata che hanno disabituato molti clienti dal frequentare il centro. Poi i cambiamenti urbanistici, che hanno modificato la viabilità , diminuendo sia la possibilità di circolazione che i parcheggi in centro. Ed ancora i cambiamenti che hanno progressivamente dissuaso i potenziali clienti dal frequentare il Centro cittadino: lo scippo della Piazza che dopo il rifacimento , peraltro pessimo nella qualità e perlomeno discutibile nell'estetica , non è stata piu´ disponibile per il mercato, per i mercatini di San Nicolo, per le manifestazioni sportive decadendo di fatto dalla sua funzione aggregatrice.I cambiamenti imposti alle abitudini dei Monfalconesi, dallo svolgimento del Carnevale, cui la Piazza è stata preclusa al tradizionale giro dei Carri, allo svolgimento del mercato e dei marcatini sdi San Nicolo, sfrattati dalle sedi abituali, alla pedonalizzazione di alcuni tratti senza tenere conto delle esigenze di spostamento dei cittadini. Lo svilimento della manifestazioni tradizionali, con i tagli di fondi alla Pro Loco ed alla sua azione in favore del mantenimento delle nostre radici clulturali in favore di manifestazioni pseudo culturali come "Absolute poetry " (centomila euro spesi, DODICI persone che si sono abbonate a tutti gli eventi)

I monfalconesi si sono allontanati dal centro per motivi ben individuabili, e ben noti: la loro città, Monfalcone appunto, è divenuto territorio di sperimentazione urbanistica da parte della giunta PIzzolitto, che ha imposto dall'alto scelte scopiazzate da altre città europee totalmente diverse da Monfalcone per dimensione, cultura, radici e storia . Questo, oltre alla scelta di orientare le energie della Amministrazione prevalentemente su scelte di tipo edilizio ed urbanistico tralasciando i problemi sociali, specie quelli della integrazione , ed i problemi degli stessi commercianti, anima economica e punti di riferimento sociale non indifferenti, ha creato una città aliena ed anonima, nella quale i monfalconesi evidentemente non si sentono piu' in casa propria, sia per l'aspetto estetico della città, deprivato della propria personalità, sia perché non si sono sentiti coinvolti nelle scelte arbitrarie della Amministrazione comunale. I commercianti hanno chiuso per mancanza di Clienti, oltre che da una concentrazione di Centri Commerciali che è difficile trovare in altri luoghi e sulla quale si dovrebbe, anche qui, riflettere.

Se il futuro di Sindaco di Monfalcone chiunque esso sarà vorrà riportare i Monfalconesi a Monfalcone dovrà fare di meglio di qualche vuoto slogan elettorale ad effetto. Anche i ventilati progetti di un Piano del commercio per Sant'Ambrogio, Corso del Popolo e Piazza, ove portare "pubblici esercizi di classe e i migliori negozi" sono parole vuote, se non vi sarà la convinzione di chi questi esercizi dovrà frequentare. Per riportare la gente a Monfalcone bisogna ridare Monfalcone la sua anima, E questa anima la possono trovare solo i Monfalconesi stessi, tutto il resto sono proposte  di trapianti, innesti artificiali simili a quelli  che hanno portato alla situazione attuale . Non ci sono formulette magiche da portare avanti con la prosopopea che ha sempre dimostrato la amministrazione comunale uscente: bisogna ridare politicamente Monfalcone ai Monfalconesi. Tra l'altro le iniziative di questa Amministrazione Comunale sono sempre state rivolte a ristrette "elite": la stessa espressione "pubblici esercizi di classe e i migliori negozi" rivela una attenzione rivolta verso una ristretta minoranza di persone , colta e raffinata, come lo sono state le iniziative della galleria di arte contemporanea, le iniziative come "absolute Poetry" l'isolamento della piazza , le piste ciclabili, i cinque milioni di denaro pubblico spesi per l'ex Albergo Impiegati .... Tutti fallimenti che i monfalconesi continueranno a pagare per anni. Mentre Monfalcone muore.Uccisa dalla crisi, certo. Dalla economia , dalla storia. Ma anche dalla Amministrazione Comunale meno "monfalconese " e probabilmente peggiore della sua storia.

sabato 15 gennaio 2011

420 VOTI PER RIPORTARE L'ITALIA AD UN MEDIOEVO INDUSTRIALE

Quanto è stato affermato oggi, con la triste e risicata vittoria del si al cosiddetto referendum di Morafiori, è stato devastante non tanto per i diritti degli operai che sono stati tagliati, non solo per la dignità dei lavoratori che è stat umiliata o , nel concreto , per l'aumento delle ore di lavoro e dla diminuzione delle pause, quanto per il principio che è stato implicitamente ribadito, e cioè che oggi costringere i lavoratori ad accettare di lavorare senza un contratto di lavoro si può' . Oggi non è stata solo la fine della dignità degli operai di Mirafiori, molti dei quali hanno votato si piangendo. Oggi si è posto un principio nuovo e tremendo: quello che i contratti nazionali di lavoro si possono stracciare E' l'inizio di un medioevo post moderno, che potrebbe riportarci ai tempi della rivoluzione industriale. Le conseguenze di questo oggi non sono calcolabili ma si vedranno negli anni a venire. Esultano Confindustria, i ministri della destra italiana, gli industriali ed i rappresentanti di quel dieci per cento delle famiglie che detengono l'80 % della ricchezza nel nostro Paese. Ma tutti quelli che oggi inneggiano e gioiscono del si, tranne quei pochi che hanno stipendi a sette zeri e stock option, rimpiangeranno molto amaramente il loro entusiasmo di oggi E' stato infatti infranto un pilastro dei diritti nella società civile, ed ora questa idea verrà seguita a valanga, dalle altre realtà industriali italiane, e forse non solo da quelle. La data odierna verrà ricordata dai lavoratori italiani come una delle più' nefaste nella storia del nostro Paese. Sulla pelle di qualche migliaio di lavoratori, e su un margine di 420 voti, peraltro di colletti bianchi, si sono giocati i principi fondamentali dei diritti dei lavoratori in quello che, come è stato già scritto , non può' essere considerato un referendum perché la scelta non era libera e serena, ma la risposta ad un ricatto. A coloro i quali giustificano la liceità del comportamento di Marchionne parlando di bisogno di modernità, di nuove sfide, di nuove regole del Mercato, bisognerebbe rispondere che la abolizione dei diritti dei lavoratori non è una risposta. Che le sfide del futuro si raccolgono con la ricerca e la innovazione. Che una Società nella quale vi sono pochi che raccolgono enorme ricchezza sulla base dello sfruttamento di molti non può' chiamarsi Società Civile . Che non vi può' essere sviluppo dove non vi è giustizia sociale. Che una Società Civile per chiamarsi tale non può' essere soggetta al ricatto di pochi potenti. E che una Società che per potersi garantire la sopravvivenza economica ha bisogno di privare dei propri diritti qualche migliaio di operai, è ormai alla canna del gas.

Un mondo nel quale si accetta che le regole della dignità dei propri Cittadini siano dettate dalle regole del Mercato economico, si piega al più' becero liberismo ma attenzione: il liberismo economico è quello che, privo di obiettivi sociali, ha portato la finanza creativa ad essere autoreferenziale a se stessa e quindi al proprio cortocircuito innescando la più' grande crisi economica e sociale che la storia ricordi.

Le affermazioni dei politici , circa il fatto che il si a questo accordo era fondamentali per "il bene del Paese" per una "necessita di modernizzazione" riflettono la disonestà intellettuale sempre più' presente nella politica italiana. Certo, il si degli operai permetterà, se Marchionne mantiene le promesse, ulteriori investimenti. Ma a che prezzo sociale? La politica non puo onestamente parlare di "bene del Paese" , perché qui il bene è di Fiat e, indirettamente, dei politicanti del nostro Paese che in questo modo possono defilarsi delle proprie responsabilità . IL referendum stesso , a prescindere dal risultato, è una sconfitta per il nostro Paese, perché è il risultato del fallimento della politica, intesa come strumento di mediazione tra tutte le componenti sociali di un Paese. Negli anni ha permesso la progressiva svalorizzazione dei Sindacati, lo strapotere degli Industriali sino a tornare come nell'800 alla situazione nella quale un operaio deve firmare con le sue mani la sua condanna. In un paese che avesse correttamente evoluto le relazioni tra le parti sociali , in cui il Governo si fosse posto come interlocutore credibile ed autorevole super partes e mediatore affidabile , si sarebbe già da tempo giunti ad una Società coesa in tutte le sue componenti e le crisi sarebbero state vissute facendo fronte comune. Invece in questo Paese, come sempre tutti gli errori ed i problemi vengono scaricati sulla parte più' debole. Chi ha detto che i contrari al referendum, o chi voleva il "no" era ancorato a vecchie ideologie finge di dimenticare che i diritti non hanno tempo. Possono essere obsoleti i contenuti dei contratti , si possono rinnovare alcune condizioni. Puo' darsi che le nuove condizioni di lavoro richiedano adattamenti di orari , retribuzioni. Ma questo non puo' giustificare il fatto che debba valere la Legge del piu' forte, che i contratti nazionali vengano buttati nel cesso "tout court" . Perchè sia chiaro: nel momento in cui non esistono più' Contratti nazionali, i diritti dei lavoratori sono destinati ad indebolirsi. Sino a scomparire La forza dei lavoratori sta nell'unione. E quindi nel Sindacato. Si obietta che i Sindacati si sono staccati dai lavoratori , che sono sempre più' politicizzati, meno rappresentativi.... È il solito male italiano, nel quale non si vuole capire come funziona la rappresentanza democratica: se i Lavoratori non credono più' nei propri sindacalisti debbono sfiduciarli, non votarli, cambiarli . Ma non rinunciare ad averli. I propri rappresentanti vanno prima votati, poi controllati. Non si può' fare come nelle elezioni politiche in cui si vota in modo qualunquista pensando "tanto non cambia niente" Se lo strumento della rappresentanza sindacale non funziona bisogna cambiarlo, ma ricordando che non è il principio che è sbagliato, ma soltanto il modo nel quale questo principio è applicato. Ha qui buon gioco quella politica e quella parte della parte padronale che sfruttando le proprie potenzialità mediatiche approfondisce le divisioni tra la parti.

A chi giustifica questa ricerca di autoritarismo parlando dell'assenteismo degli operai , rispondo : l'assenteismo non è previsto per Legge: se davvero esiste un assenteismo patologico, si possono trovare gli strumenti per combatterlo, ma facendo funzionare correttamente tutte le componenti del sistema, responsabilizzando i rappresentanti dei Lavoratori, coinvolgendoli, intervenendo sugli strumenti di controllo. E' curioso che si voglia combattere l'assenteismo che non è certo previsto per Legge, abolendo di fatto uno strumento di regolamentazione come il Contratto Nazionale. E' curioso il fatto che da anni gli Imprenditori e lo stesso Governo abbiano delegittimato i Rappresentanti dei Lavoratori ed ora si lamentino che gli stessi rappresentanti (sindacati) non siano in grado di contenere certi fenomeni. Ed è curiosamente tragico che il Governo non sia in grado di modificare gli strumenti di controllo, come visite fiscali e quant'altro , ma sia pronto a battere le mani per i diktat di Marchionne e tramite il Presidente del Consiglio dire che se avesse vinto il no , Marchionne avrebbe fatto bene a lasciare l'Italia. Come a dire che il Governo rappresenta solo una parte degli italiani? Magari solo quelli con maglioncino blu e doppio passaporto?...