lunedì 30 maggio 2016

NO. PERCHE'............

Nel dibattito che si sta svolgendo tra i sostenitori del si e del no  alla fusione tra i Comuni di Monfalcone , Ronchi dei Legionari e Staranzano, ad un primo sommario esame sembra molto  difficile poter individuare  un criterio oggettivo dal quale partire per poter stabilire chi propone gli argomenti piu' validi a sostegno delle proprie tesi . 

In questo tiro alla fune , ognuna delle parti sembra in grado si controbattere gli argomenti dell'altro trasformando una questione di rilevanza molto concreta e pratica   in uno scontro dialettico , nel quale sembra essere determinante solo  la capacità di argomentare , e quindi la nostra ideale fune pur spostandosi di qua e di la sembra ritornare sempre ad un sostanziale equilibrio ....per cui la decisione finale dell'elettore potrebbe dipendere da fattori collaterali, come la simpatia per  l'uno o l'altro dei contendenti, o considerazioni marginali su piccole utilità, magari di carattere personale.  

Appare evidente infatti che la discussione, concentrandosi su tutta una serie di particolari, corre il rischio di fare perdere di vista l'argomento principale, che non dimentichiamolo è quello  di stabilire se esista una reale esigenza da parte della popolazione di fondere questi tre comuni in uno solo, oppure se questa sia soltanto l'esigenza della classe politica o di parte di essa.

La prima considerazione che va fatta a questo proposito è pero che non esiste una reale simmetria tra i due argomenti. Non ci troviamo come ad un bivio tra due strade egualmente invitanti , non si tratta di testa o creoce. Si tratta si decidere tra il continuare sulla strada che stiamo percorrendo , una strada ben nota e conosciuta sia pure con tutti i suoi difetti, ed intraprendere una strada nuova e sconosciuta, il cui percorso è sicuramente imprevedibile, anche per coloro i quali lo propongono in maniera cosi' apparentemente invitante.

Questa riflessione è importante perchè , nella cultura del periodo storico che stiamo attraversando, sembra che l'unica parola d'ordine in qualunque discussione debba essere cambiamento. Cambiamento a tutti i costi, tutto deve essere cambiato, riformato, rottamando il passato. Chi si oppone el cambiamento è un gufo, un conservatore, un relitto del passato, una persona senza fantasia e senza coraggio. Sulla base di questo corollario si è arrivati all'attuale governo Renzi, per esempio, che pero' non sembra affatto migliore dei precedenti , anche se già a suo tempo la scalata vertiginosa di Berlusoni aveva trovato fertile terreno nella voglia di cambiare, tanto che già  all'epoca si pensava all'imprenditore "sceso" in politica come al soggetto capace di spazzare via la vecchia e polverosa (e corrotta, ormai marcia) classe politica.  La storia recente ed attuale del nostro Paese dovrebbe averci aperto gli occhi ed insegnato che nuovo non significa per forza innovatore e portatore di energia vitale ma che puo' significare semplicemente improvvisato, inesperto ed incapace di cogliere le implicazioni di ogni decisione,  inetto o semplicemente non interessato a cogliere tutta quella rete di relazioni positive , i cosiddetti "asset intangibili" che regolano le relazioni umane e quidi la politica intesa nel suo senso piu' nobile ovvero l'arte della mediazione finalizzata a reggiungere il miglior equilibrio possibile tra i desideri di tutti.

D'altro canto vecchio puo' anche non significare decrepito stantio e antico ma potrebbe significare anche saggio e depositario di una consumata esperienza. Esperienza che dovrebbe servirci per non ripetere gli errori del passato, sport del quale invece  purtroppo gli Italiani sembrano grandi professionisti. 

Sulla base di questo ragionamento è quindi evidente che la parola cambiamento da sola non puo' giustificare l'idea di procedere alla modifica radicale di una situazione che è stata determinata dalla storia, e che contiene la cultura ed il modo di essere e di vivere delle comunità coinvolte. Assieme a questo, vanno respinti tutti i concetti che spingono a generalizzare e banalizzare gli aspetti che sovraintendono alle ragioni di chi è contrario e che evidentemente debbono avere la stessa dignità di chi questo cambiamento lo propone.

Perchè innanzitutto deve essere chiaro per tutti che nessuno è un professionista in questo, nessuno puo' affermar con certezza che effettivamente questa fusione porterebbe piu' vantaggi che svantaggi. Tutti sono dilettanti e la discussione dovrebbe servire a chiarire le idee e non ad  imporre un qualcosa .

Si dirà che in questa discussione intervengono anche dei professionisti, anche di alto livello. Vero, ma ognuno di questi è esperto nel suo campo, economia , scienze statistiche, marketing , ovvero di materie scientifiche che possono essere utilizzate per analizzare cause ed effetti della fusione senza essere in grado di prevedere in concreto quale sarebbe un eventuale risultato, anche perchè una anlisi scientifica per quanto rigorosa puo' analizzare solo dati certi , mentre agli effetti della fusione tutto dipende da quale sarà l'assetto che al prodotto finale verrà dato dalla politica.

Non a caso , ognuna delle due parti puo' citare studi di alto livello a sostegno delle ipotesi di ciascuno. Va detto che la parte favorevole alla fusione esamina e pone al centro delle proprie argomentazioni concetti legati principalmente all'aspetto strettamente economico ed alle economie di scala, mentre la parte contraria alla fusione si concentra principalmente sul mantenimento della qualità della vita . In questo chiunque abbia studiato un minimo le problematiche della vendita e della gestione delle relazioni nelle trattative (in particolari commerciale) sa che esistono dei tipi umani molto bene delineati , e che ci sono categorie di persone che nella decisione che sovraintrende un acquisto (e qui si sta proponendo la vendita di un diverso tipo di città, ne piu' ne meno come si venederebbe un nuovo appartamento) privilegiano il prezzo mentre altre privilegiano la qualita. Quindi iin estrema sintesi ciascuna delle due categorie di argomentazioni eì suscettibile di attrarre simpatie. 

Trattandosi di decidere il futuro del posto in cui si deve vivere, dovrebbe apparire scontato che il primo obiettivo 'per tutti  dovrebbe essere la qualita' della vita , anche perche' dovrebbe essere evidente che gli eventuali risparmi derivanti da una ipotetica fusione non porterebbero a vantaggi enormi in questo campo, viste anche le stime prodotte proprio dai fusionisti. Ma l'antipolitica , il populismo e la demagogia che pervadono la nostra Società portano spesso ad un voto "contro" qualcosa piuttosto che a favore di un miglioramento, ed in questo senso il concetto di fusione si accompagna alla prospettiva di ridurre in  qualche modo il numero dei politici, cosa che appare di forte presa sugli elettori in un epoca nella quale la classe politica appare ai minimi storici quanto  a popolarità e viene assimilata da una Casta da abbattere..

Quindi non è peregrino tentare di arrivare ad un giudizio attraverso una serie di valutazioni che analizzino il contesto nel quale questa ipotesi di fusione si è prodotta.

Sappiamo che l'idea di una Città Comune esiste da alcuni decenni, ma che sino ad oggi non era stata una priorità per le forze politiche cha amministravano il Territorio. Lo è divenuta negli ultimissimi anni, ed alla formazione politica nota appunto come Città Comune  improvvisamente si è affiancato il PD che ha fornito le forze e l'appoggio politico e logistico , prima in sordina poi apertamente, per istituire il referendum consultivo che portasse alla fusione. Questo referendum è stato portato avanti all'inizio in modo sommesso , tacendo scientemente il fatto che esso non era soggetto al limite del quorum e che quindi se sapientemente pilotato, in un Paese dove tradizionalmente si vota poco e ove sopratutto si è abituati a fare fallire i referendum che non interessano con l'astensionismo inaugurato a suo tempo  da Craxi che invito' gli italiani ad andare al mare piuttosto di votare sull'abrogazione della preferenza plurima alla Camera nel 1991, avrebbe potuto portare i cittadini dei comuni di Monfalcone, Roncih e Staranzano a trovarsi fusi prima di accorgersene. 

Quindi il primo punto che non gioca a favore della fusione è questa ambiguità nella scelta della proposta referndaria

In seguito, una serie di interventi di protesta posti in essere da intellettuali e cittadini comuni e sfociati nella formazione di una serie di Comitati per il NO ha portato al centro della discussione la necessità di una adeguata diffusione delle informazioni tra gli elettori per permettere una scelta consapevole.

Alla formazione di questi comitati si è presto contrapposta la formazione di altrettanti comitati per il si alla fusione, sorti pero' non da Cittadini ma come costole di formazioni politiche facenti capo al PD e quindi di fatto emanazioni dirette di quello stesso partito che promuove la fusione. Come a dire che il partito ha creato i propri sostenitori e questo evidentemente è strumentale ad una propaganda che cerca di insinuare l'idea che ci sia una sostanziale parità tra i sostenitori del si e quelli del no. 
Una scelta che suggerisce ancora una volta  una strategia studiata a tavolino e non qualcosa di spontaneo. Evidente quindi una regia a un livello non proprio basso 

Ulteriore elemento di riflessione rinviene dalla forte pressione che il PD sta ponendo nel cercare di spingere i Cittadini verso una scelta di fusione, impiegando mezzi e strategie notevoli. Dal fatto di invitare a conferenze rappresentanti di Comuni già fusi, all'intervento di politici  di grande notorietà ed influenza politica come Serracchiani,  o politici richiamati a rinforzo a causa della assonanza del proprio nome con quello di uno dei leader del dissenso come  Brandolin, che pure non è direttamente parte in causa , alla sistematica opera di convinzione casa per casa con volantinaggi, telefonate ai singoli elettori e visite porta a porta

Ed il tutto, di fatto , senza reali argomenti, perchè una analisi delle proposte presentate rivela che di fatto tutto gira intorno allo slogan che uniti è meglio o grande è meglio perchè si possono ottenere piu' cose, ma senza un dettaglio di cosa si possa ottenere , perchè, e perchè non potrebbero essere ottenute dalla somma dei Comuni piuttosto che dalla loro fusione. Si parla di risparmi , che vengono spiegati in minima parte con la diminuzione dei costi della politica, ed in parte con la dimiuzione del personale , che pero' potrebbe portare ad una dimunzione dei servizi, ed infine con lo sblocco del patto di stabilità che pero' servirebbe in realtà a coprire le spese della fusione che (queste non vengono mai citate) deriverebbero dalla necessità di uniformare gli uffici, i sistemi informativi ecc.

Di fatto la mancanza di argomenti ci porta ad un altro punto importante: non esiste un progetto- La fusione di tre comuni viene presentata senza un progetto , di cosa si vuole fare , di come  se lo vuole realizzare e del perchè . Non esistono documenti che vadano a stabilire quali saranno effettivamente le rappresentanze di Ronchi e Staranzano che andranno di fatto ad unirsi ad una grande Monfalcone , di dove verranno disposti gli uffici. Questo in un contesto nel quale in tanti anni i tre comuni non sono arrivati mai neanche a stabilire un unico piano regolatore . E possiamo dire che la mancanza di iniziative comuni che avessero inziato in modo spontaneo un processo che trovasse poi in una ipotetica futura fusione la sua logica conclusione potrebbe avere la sua ragione nella mancanza di lungimiranza degli Amministratori, ma possiamo anche pensare che i punti di vista dei tre territori siano effettivamente troppo distanti.

Una eventuale fusione, che non necessariamente dovrebbe portare alla eliminazione dei singoli comuni, portebbe nascere in modo naturale al termine di un processo di condivisione di idee , di funzioni, di progetti

Invece viene proposta senza un progetto, senza una naturale evoluzione, senza anima, con forzature e dispiace dirlo, manipolazioni . Non si capisce perchè i Cittadini dovrebbero avallare questo salto nel buio che comporta l'annullamento delle identità, il conferimento delle proprie radici in un unico calderone . Abbiamo visto , a proposito di fusioni  a proposito di come l'unione fa la forza, quando le aziende municipalizzate sono state conferite e fuse nella esperienza di Iris, che non credo si possa definire esaltante 

E visto anche il significativo conflitto che sta percorrendo la campagna referendaria, credo sarebbe molto melgio per tutti fermare l'orologio, e ragionarci con molta piu' calma e senza tensioni perchè se dovesse vincere il si per qualche arcano motivo e si dovesse arrivare alla fusione in queste condizioni, le lacerazionie del tessuto sociale sarebbero devastanti.

Per cui credo che sarebbe meglio per tutti votare NO . E poi in caso ne riparliamo

martedì 5 aprile 2016

DIALOGO CON UN FIGLIO QUASI ASTRONAUTA


L'immagine è tremolante, con colori improbabili. Talvolta composta da pochi pixel e ci vuole tutta la fantasia di due genitori in trepida attesa per riconoscere in quelle macchie che si muovono a scatti il volto di un figlio così' lontano da sembrare su un altro mondo. La voce poi a tratti assume risonanze metalliche, trema, si sente a scatti, si perde mentre improvvisamente l'immagine si blocca . Poi pochi secondi di fluidità e si ritorna daccapo. Ma ci accontentiamo . Tutte quelle persone che, quando si parla di figli lontani che cercano un futuro dall'altra parte del mondo ad un certo punto della conversazione esclamano , con tono consolatorio, "per fortuna che c'è Skype" molto spesso hanno in mente quelle conversazioni da fantascienza che si vedono nella pubblicità televisiva, chiare trasparenti, fluide. Non sanno come può' diventare comunicare quando tuo figlio si trova al centro dell'outback australiano, in un dormitorio dove arriva dalla abitazione principale del proprietario un debole segnale wifi da condividere con gli altri lavoranti . E' disteso, mio figlio , con il telefonino davanti agli occhi, a raccogliere e ritrasmettere l'immagine di un volto stanco e sereno ad un tempo . C'è poca luce, gli altri stanno dormendo, non bisogna disturbarli. E' questa l'ora delle conversazioni a casa, quando la dura giornata di lavoro australiano è terminata, finita la cena condivisa con gli altri ci si ritira nella propria branda perché domani ci si alza alle sei...e si apre il telefonino per vedere se c'è abbastanza segnale per una chiacchierata prima di dormire. Qui da noi è il primo pomeriggio di un sabato o di una domenica: conciliare gli orari non è semplice, quando noi dormiamo lui lavora, quando lui si alza io appena mi vado a coricare, quando lui potrebbe essere contattato durante la settimana io sono al lavoro, e poi il segnale wifi da lui non sempre c'è. ...cosi' quasi sempre si parla una volta la settimana . E' una conversazione quasi tutta a senso unico, da noi la vita è sempre uguale ma lui racconta....di chilometri percorsi ogni giorni in questa fattoria immensa , così' grande che il punto più' lontano dista cento chilometri e più di sterrato, di sabbia, di terreni accidentati. Racconta di mucche, di carcasse abbandonate nel terreno quasi desertico. Di canguri e di emu. Di rane e serpenti con cui condividere la doccia all'esterno del dormitorio, la sera. Di una recinzione da stendere per chilometri. Di ruote da cambiare ad enormi caterpillar, ruote grandi più' di un uomo. Di spazi immensi senza anima viva e di personaggi che arrivano in visita alla fattoria che qui si chiama Station, Eudamullah Station un nome che evoca un incrocio tra qualcosa di esotico ed il nulla, quasi fosse un avamposto sperduto nello spazio, e qui i viaggiatori arrivano con potenti fuoristrada o talvolta in elicottero. Trecento chilometri dalla città più vicina, dei quali i primi novanta su strada sterrata. Nulla può' essere considerato strano in questo mondo estremo tranne forse quello che da noi sarebbe considerato normale. Restiamo in silenzio mentre il suo viso si anima nella voglia di raccontare, anche quando le palpebre calano per la stanchezza , e questo viso incorniciato dal buio illuminato a sprazzi, questa voce metallica che va e viene fanno venire in mente i filmati delle precarie conversazioni tra i primi astronauti in orbita, ritrasmesse dalle tv in bianco e nero,. Un mondo alieno sul quale si apre una finestra effimera, che non riesca ad inquadrare i panorami immensi, i ciel senza nuvole, i colori stupefacenti dei tramonti e le stelle della notte non turbate da alcuna altra luce, in una notte così' nera che noi qui possiamo soltanto immaginare e nella quale si riesca ad intravedere il baluginare della Via Lattea .... guardiamo in questa finestra come spiando un mondo attraverso il buco della serratura ... e riusciamo vedere solo una cornice nella quale si muove l'ombra del narratore. Poi la conversazione rallenta, una mano sale a sfregare gli occhi stanchi, è ora di lasciarlo andare al suo sonno, e l'orologio ci dice che è già passata un ora ma a noi sembrano passato pochi minuti. Ci aspetta un altra settimana prima di aprire ancora questa finestrella dietro la quale, a quattordicimila chilometri di distanza (gli ultimi novanta tutto sterrato) c'è mio figlio che cerca di costruire il proprio futuro , ed intanto vive una grande incredibile avventura.
Buona notte

sabato 13 febbraio 2016

UNO, NESSUNO......E CENTOMILA

 In un articolo molto interessante e,  per certi versi,  toccante Curzio Maltese su un recente Venerdi di Repubblica ha compiuto una analisi dei motivi economici ed emotivi che spingono ogni anno centomila nostri giovani a fuggire dall'Italia per cercare fortuna nel mondo. Sarebbe banale definirla una fuga di cervelli perchè non fuggono soltanto brillanti laureati, ma anche diplomati , ed in generale i giovani che non si rassegnano ad un futuro precario , senza garanzie, senza giustizia. Ne cito un passo "  Se ne vanno anzitutto da un Paese ingiusto, il meno meritocratico d'Europa, dove le anti-virtù del familismo, del clientelismo e del servilismo contano assai più per trovare un lavoro di quanto pesino talento, onestà e capacità. Disgustati da un sistema dove un imbecille qualsiasi può ricoprire posti da favola soltanto perché fa parte di un clan o di un cerchio magico, mentre un genio della ricerca deve tirare a campare con un mensile miserabile. Se ne vanno da un Paese che ha perso troppi treni e bruciato il proprio futuro inseguendo pifferai da quattro soldi e ricette semplicistiche. Invece di pensare a un nuovo modello di sviluppo."
Ogni anno centomila giovani, possono sembrare pochi? Siamo un paese nel quale ormai nascono solo circa 500/600 mila bambini in un anno, e per comprendere le proporzioni  potremmo che dire che un quinti di essi , appena raggiunge la maggiore età, lascia il Paese, e con loro se ne vanno le forze di un Paese ormai sfinito dalla corruzione, , dal clientelismo, dalla mancanza di prospettive. Cito ancora " Se ne vanno perché siamo un Paese ucciso dalla burocrazia e dalle tasse, che servono sempre di più a pagare gli interessi di un debito pubblico comunque fuori controllo, a mantenere apparati clientelari e per progettare grandi opere inutili o mai completate, ma non sono mai servite a ricostruire un welfare moderno, per esempio a varare una politica della casa per i giovani come nel resto d'Europa."
Una analisi lucida e spietata che rende l'idea di un Paese decadente, ormai in caduta libera .... E chi legge queste righe vive in modo astratto l'angoscia di un mondo in disfacimento. E' la stessa sensazione che prova chi vede il film dei fratelli Coen "Non è un Paese per vecchi" , con l'implacabile assassino  interpretato da Javier Bardem che non lascia alcuna speranza a chi, semplicemente, lo ha visto in faccia. Nella nostra vita italiana l'implacabile è rappresentato da un sistema che si avvita su se stesso in una spirale senza uscita e non risparmia nessuno.
Non risparmia la sua meglio gioventu, che se ne va...ma non risparmia nemmeno chi rimane a vedere i propri figli andare via.
Perchè dietro questo fiume di giovani che parte in cerca di un futuro per se e per i propri figli si sono madri e padri, (senza dimenticare amici ed innamorati)  che rimangono soli con un vuoto che non si puo' colmare. Posto che un figlio è sempre un figlio,  i giovani che partono sono persone che hanno  ancor piu' riempito la vita di chi stava loro attorno perchè sono persone vive ed intense che non si lasciano vivere ma che vogliono prendere in mano il proprio destino. Dietro ad una valigia che viene imbarcata verso la speranza c'è un posto a tavole che rimane vuoto, dietro i saluti impacciati alla stazione o all'aereoporto c'è il ritorno verso una casa in cui una stanza è rimasta vuota. Ed è una casa cui bisogna ritornare, è una vita che bisogna continuare a vivere. Certamente i figli se ne vanno, lasciano il nido e questo sta nell'ordine delle cose , Ma il sogno dei genitori (ormai cosi' ingenuo..)  è quello di vederlo andare verso una nuova famiglia che si forma ed un giorno, magari, di far saltare dei nipotini sulle proprie ginocchia. Avere un figlio in un altro Paese, in un altro continente significa sapere che egli vivrà una vita che per i genitori sarà sempre piu' difficile comprendere ed impossibile condividere  Poi ci sono i commenti consolatori di coloro i cui figlioli sono rimasti e nei quali si riflette la difficoltà di comprendere questa profonda malinconia , anche perchè chi vive questa cosa in modo astratto riesce ad individuare solo le motivazioni positive, le nuove possibilità, il coraggio di chi parte, le nuove prospettive, il fatto che il figlio in qualche modo sia sistemato..... Un figlio che parte verso un altro Paese per non tornare è una mutilazione che solo chi la prova puo' comprendere, ma è una mutilazione che si ha quasi vergogna di esibire perchè  ha il sapore dell'egoismo di chi vorrebbe i figli sempre con se .
Questo è un Paese che nel gettare a mare la sua meglio gioventu', toglie molto anche alle Famiglie che restano. Questo è un Paese che allontana i figli, e getta i Genitori nello sconforto di appartenere alla generazione che ha reso possibile tutto questo. Ogni figlio è unico, ed in qualche modo è un mondo. Per coloro i quali lo amano certo,  ma dovrebbe esserlo anche per il suo Paese che su questo giovane ha comunque investito e per il quale  un domani potrebbe diventare veramente qualcuno. Ma un Paese nel quale le competenze non sono ormai piu'  un valore,  nel quale l'iniziativa personale è guardata con sospetto perchè rappresenta un qualcosa di nuovo che potrebbe turbare l'ordine immutabile ed ingessato che salvaguarda l'equilibrio delle architetture dei piccoli e grandi poteri , nel quale solo chi è integrato in certi meccanismi  e possiede certe aderenze puo' essere "sistemato" egli è solo uno qualunque, uno....e quindi nessuno. Eppure sono centomila.....









domenica 6 settembre 2015

Fiori

Nel corso delle mie ultime vacanze, ho  visitato il mercato dei fiori di Amsterdam . Si svolge lungo la sponda di uno dei canali che intersecano la Città, una fila ordinata di chioschi di identica profondità ma di diversa larghezza.  alcuni molto grandi,  l'uno di fianco all'altro, disposti con il retro verso l'acqua,. Chi visita il mercato percorre un pezzo di strada interdetta alle automobili ( ma non alle biciclette che sfrecciano impazienti come in tutte le strade di Amsterdam), stretta da una parte dal tripudio di fiori e dall'altro dalle facciate dei palazzi e degli hotel. . 


I visitatori sono una mescolanza di turisti mossi da curiosità, appassionati , semplici acquirenti, un fiume continuo nel quale si mescolano sguardi attenti, annoiati, curiosi, indifferenti. Ci sono i turisti a caccia di sensazioni che fotografano gli espositori ove sono allineati i kit per la coltivazione casalinga della marijuana, persone incuriosite da attrezzi e piccoli oggetti di giardinaggio  diversi da quelli che si trovano nei loro paesi di origine ... e poi naturalmente  ci sono le donne che contemplano i fiori . In un posto come questo il rapporto che le donne hanno con i fiori si coglie negli sguardi e nei gesti nei momenti nei quali la loro attenzione è interamente rapita dalle forme e dai colori, e si distoglie da mariti compagni amici o figli. Non mi riferisco allo stereotipo del mazzo di fiori recisi accostati ad una donna giovane ed attraente, in cui insiste una simbologia tesa a sovrapporre la freschezza del fiore a quella della figura femminile in modo fisico, così' da suggerire in senso piuttosto materiale che la donna sia  essa stessa un fiore da cogliere

Ho colto invece  un mondo intero nello sguardo di una anziana signora, i cui occhi azzurri esaminavano con una concentrazione che sembrava escludere tutto il mondo circostante  la piantina in vaso che teneva in mano. La fronte corrugata, le dita nodose che scostavano e sembravano saggiarne le foglie, con un  gesto ruvido denso di consumata esperienza , come se cercasse di capire l'essenza di quella piantina . Nella mia ignoranza un ciuffo di foglie che sembrava assolutamente comune, privo di interesse . Ma che evidentemente la signora sapeva che sarebbe diventato qualcosa di diverso, per lei importante . 

Uno studio attento teso ad evitare non un cattivo investimento economico, costava di certo pochi euro, ma certamente ad evitare una delusione, per cosi' dire, quasi affettiva 

Ed ho pensato alle donne di tutte le età che portano a casa piante e fiori,  e le coltivano nei loro giardini, che qualche volta sono  fazzoletti di terra ricavati in qualche modo a lato di un garage , talvolta sono solo vasi pieni di terra su balconi, o grossi barattoli di latta su un ballatoio di una casa di ringhiera, ma che sempre rappresentano il luogo dove avviene un piccolo miracolo segreto.  

Anche incastonati in una cornice da poco, confinati in un angolo defilato, conservano la loro magia e sembrano rappresentare una finestra su un mondo . Ho in mente ricordi di nonne e zie anziane , che vivevano in case che sovente avrebbero avuto bisogno di una rimessa a nuovo, ma la cui preoccupazione principale riguardava i gerani, gli iris , le ortensie , o il ficus tenuto nella veranda. 

Gli sguardi delle donne di tutte le età mentre parlano con in propri fiori,  attenti, indecifrabili  come lo sguardo in un gatto che guarda il fuoco del camino.. .e che non assomigliano a nient'altro.

martedì 14 luglio 2015

LAMENTO DI UNA SINISTRA APOLIDE

Di politica e di religione con gli amici non si dovrebbe mai parlare... Cosi si dice perlomeno in un Paese nel quale non si discute per confrontarsi e per imparare il punto di vista dell'altro ma solo per avere ragione... È la nostra natura. Pero' avviene che questa vogliadi confrontarsi abbia la meglio ...e allora succede che si diceute tra se, dando voce ai propri amici dentro la propria testa, in una discussione silenziosa che puo' scorrere senza degenerare, e nella quale possiamo prendere dai nostri intelocutori solo il meglio, evitando gli eccessi e le probabili liti.
Sono una persona di sinistra, in senso ideale e, purtroppo devo dire, in senso astratto. Astratto perchè il mio sentire , per cosi di dire , di sinistra, il mio essere una persona che ha una certa visione ideale del mondo, non trova una patria, non trova un luogo che puo' chiamare casa nel senso politico, ideologico, del termine. 
Come se non bastasse, molti dei miei amici appartengono al cosiddetto centro moderato o sono dichiaratamente di destra, con qualche sconfinamento nella destra piu' estrema. 
Come molti idealisti di sinistra, ho molto avversato i vari governi Berlusconi, ho sperato in una rinascita di quella sinistra che dopo il crollo del muru di Berlino e la conseguente perdita di punti di riferimento affidati alla ideologia piu' stantia appariva smarrita e disgegata. Anch'io ho seguito con un brivido di speranza il volo effimero dei 5 stelle di Grillo, e forse per un attimo sperato che dal calo di consensi della destra apparisse un soggetto di sinistra in grado di fare partire la speranza. Ed anche io, come tutti quelli per i quali l'idea di sinistra coincide con una visione di giustizia sociale, di uguaglianza, di tutela delle fasce piu' deboli, di equità, di welfare , anch'io mi sono sentito in gravissimo imbarazzao da quando la sinistra si è trovata ad essere identificata con Matteo Renzi ed il suo Partito della Nazione, ancora per poco PD
Dopo  avere dileggiato per anni l'ammirazione dei miei amici per Berlusconi, ora mi trovo identificato con un personaggio che è molto peggio di Berlusconi, se non altro perchè incarna quella che avrebbe dovuto essere una speranza di salvezza e di riscatto. Ed invece.
In principio la parola che mi veniva in mente per definire Renzi e la sua repentina ascesa al potere, con alleati improbabili, metodi discutubili, manipolazioni della informazioni e della comunicazione al limite dell'assurdo era fascista. Renzi ha un atteggiamento fascista. Poi nella mia mente , il mio ideale amico di destra  con una pazienza che nella realtà non avrebbe (nella realtà avrebbe le vene del collo come bastoni e non sarebbe cosi' moderato) con una strizzata d'occhio mi chiederebbe, ma perchè andare a scomodare Mussolini ed il fascismo per paragonarvi Renzi? Non mi sembra che la sinistra , da Stalin a Mao Tze Tung, da Beria a Kim Jong-Un , a Tito si sia fatta mancare niente in questo campo. Hai solo l'imbarazzo della scelta Vero, touchè. Il fatto è che in qualche modo rimango aggrappato ad una visione di una sinistra ideale buona e giusta. Che vuole il bene del popolo, che difende la scuola, il lavoro , la sanità , i poveri i pensionati. Ha ha ha! Certo che il vostro Renzi vi difende proprio bene. Beh magari questo non lo direbbe, perchè la demolizione delle tutele dei lavoratoi tramite il Jobs Act è un capolavoro che sicuramente è stato molto ammirato dalla destra , che aveva tentato con lo statuto dei Lavori al posto dello statuto dei lavoratori già diversi anni fa . Pero' lo penserebbe, I lavoratori senza diritti di certo piacciono molto ai datori di lavoro, che nel loro complesso non si possono certo definire di sinistra, anche se Renzi nel suo delirio di potere ha dichiarato che la sinistra deve difendere i lavoratori autonomi ed anche se Renzi si fa le cene di finanziamento con commensali disposti a sborsare 1000 euro per il piacere della sua compagnia, che sicuramente non sono operai della Dalmine.  Insomma mi viene da dire che Renzi non rappresenta la sinistra, che la sinistra è in realtà ben altro..Quale altro? Abbiamo qualche esempio? Da Tito a Stalini, di una sinistra che fa quello che pensi tu? No, direi di no ma penso che la sinistra che penso io non si è mai potuta realizzare, e che tutti i governi comunisti sono stati degli errori di cattiva interpretazione del pensiero di sinistra....Ah. È cosi? Come dire che Mussolini e Hitler sono stati cattivi intepreti del pensiero di destra? Accidenti.... Renzi ci ha totalmente privato di argomenti di discussione. Non mi resta che prendere il mio fagotto ed andarmene, idelamente parlando, a cercare una nuova patria. Rimanendo nel mio cuore di sinistra, di una sinistra che non c'è, che non ha patroa ed è, percio, in questo mondo, una sinistra apolide. .....

sabato 4 luglio 2015

CITTA' COMUNE? NO GRAZIE!!!!

Senza voler offendere nessuno, mi sento di esprimere pubblicamente la mia contrarietà al progetto Città Comune che ha avviato una raccolta di firme per proporre un Referendum per l'unificazione dei Comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano in un unica, appunto , città comune. 

Lo faccio perché mi sento contrariato dai proclami della suddetta associazione secondo i quali sono solo i Sindaci ad essere contrari mentre i Cittadini sarebbero tutti favorevoli. Ebbene ci sono anche Cittadini perplessi e Cittadini, come me , decisamente contrari. 

Io sono convinto che questa sia una operazione deputata a creare poltrone o poltronissime ed a spostare equilibri politici, mentre sui vantaggi per i Cittadini ho qualche perplessità. Soprattutto, ma non solo, perché sono convinto che questa Città non prenderà solo il nome, ma anche il modello di gestione dal Comune di Monfalcone, che è il più' grosso. 

E questo non mi sembra positivo nè per Ronchi ne per Staranzano. Vorrei infatti osservare per esempio che la Comunità di Staranzano è molto vivace, molto attenta alle manifestazioni popolari e culturali (dalla festa della Razza alla compagnia del Carro, alla disponibilità del Comune ad organizzare ed ospitare eventi culturali) ed al Territorio, molto più' di Monfalcone per esempio , e questo in un futuro calderone di sicuro si perderebbe. 

Sui vantaggi economici: l'abbattimento dei costi della politica, se sono vere le cifre ipotizzate da CiTtà Comune , avrebbero pero' per contraltare una diminuzione della democrazia (provate ad immaginare se eliminassimo tutti i parlamentari e dessimo per esempio tutto il potere a Renzi...non sarebbe un risparmio notevole in termini di costi?) . Sul miglioramento della macchina comunale ho forti dubbi perché si dovrebbe intervenire su tutta una serie di meccanismi consolidati, i cosiddetti "asset intangibili" per cui la razionalizzazione dei servizi avverrebbe probabilmente solo in teoria, mentre non comprendo come si possa arrivare a 3,2 milioni di risparmio senza licenziare nessuno. 

Per lo stesso motivo dubito molto della reale possibilità di alienazione dei beni immobili. Da quanto tempo è in vendita casa Mazzoli? E il famoso mercato coperto? Poi certo ci sarebbero incentivi per lo sblocco del patto di stabilità ma questo riduce sempre l'argomentazione al denaro: una comunità non è solo fatta di denaro e di numeri. Ha una sua personalità che con questa omogeneizzazione forzata verrebbe probabilmente eliminata.Chi promuove questa campagna infatti parla principalmente si soldi e di numeri. Ed è tutta da verificare la ventilata riduzione della pressione fiscale., nel momento nel quale i Comuni riuniti dovessero risparmiare eventualmente qualcosa

Per quanto riguarda il tanto sbandierato aumento della autorevolezza e della forza del Comune per intervenire nei confronti con lo Stato, A2a e soprattutto Fincantieri, che andrebbe richiamata ad una maggiore responsabilità sociale d'impresa, mi sembra che fin qui più' che la forza sia mancata la capacità e la volontà politica di affrontare i problemi, e su questo ci sarebbe molto da dire. 

Non è che aumentando il calibro del fucile si ammazzano piu fagiani se quello che realmente manca è il coraggio di premere il grilletto. Allo stesso modo per quanto riguarda la ventilata capacità di intervento su qualità urbana, cultura eccetera anche qui, sono mancate moltissime cose dalla volontà politica alla capacita di pianificazione, alla gestione delle priorità ....una classe politica e dirigente in gamba non vi inventa per referendum. 

Ci potrebbero essere dei vantaggi e delle economie di scala anche senza fusione se i tre Comuni già si accordassero per consorziarsi ove possibile. Per esempio su una polizia urbana condivisa ma mi sembra che la effettiva volontà politica e la capacità di accordo non ci siano. In ultima analisi io vedo tutto questo come una operazione, della quale non comprendo bene i contorni ma che prevedibilmente produrrà variazione di equilibri politici e di poltrone , che viene ammannita con molte argomentazioni e con grande visibilità mediatica. 

Se effettivamente fosse un bisogno della gente la spinta dal basso sarebbe molto maggiore, mentre invece mi sembra che la spinta proviene solo da un ben determinato nucleo di soggetti. Io non firmerò' per il referendum perché sono consapevole che già il raggiungimento del numero necessario di firme è premessa per un possibile risultato finale, specie se anche nel caso in questione come in altri Comuni italiani il referendum dovesse essere predisposto senza quorum, cosa che lo tradurrebbe in una mera formalità perché con ogni probabilità sarebbe sufficiente che si recassero alle urne i soli firmatari-favorevoli per decidere il destino di tutti. Per cui credo che la partita si stia giocando qui e adesso....e qui e adesso io dico NO GRAZIE!!!

mercoledì 20 maggio 2015

BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO: AUTORIFORMA O AUTO...ROTTAMAZIONE?


Sappiamo dal riassunto delle puntate precedenti che una serie di circostanze avvenute negli ultimissimi mesi hanno prodotto una situazione tale che il Credito Cooperativo si trova improvvisamente nella necessità ed urgenza di riformare il proprio assetto e darsi una organizzazione diversa, genericamente definita come  maggiormente coordinata e governabile ,  e che questa riforma dovrà essere prodotta dallo stesso Movimento Cooperativo, tanto che è stata già battezzata "Autoriforma" 

In prima lettura, questa situazione è parsa causata da una improvvisa e non meglio comprensibile decisione del Governo, che sarebbe dovuta confluire nel medesimo  Decreto che ha obbligato le Banche Popolari a trasformarsi in SpA , e che sarebbe stata fermata appena in tempo da una  levata di scudi di economisti ed intellettuali, affiancati da associazioni e realtà del mondo cattolico cosa che avrebbe permesso alla Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo - Casse Rurali ed Artigiane (Federcasse) di contrattare la possibilità di vedere stralciata dal Decreto in oggetto una riforma calata dall'alto, in cambio della promessa di provvedere in proprio ed in breve tempo a produrre una proposta che rispondesse ai requisiti esigiti dal Governo stesso. 

Fin qui , in breve, la premessa. La conseguenza di maggiore rilievo sembra al momento essere la creazione a livello nazionale di un gruppo di lavoro, del quale peraltro si sa poco, che tenterebbe di mediare tra varie proposte di tutti i Presidenti delle Federazioni Regionali per trovare una soluzione condivisa , mentre ai Soci (unmilione e duecentomila circa in tutto il Paese) sarebbero stati inviati messaggi rassicuranti e quasi anestetizzanti, ove da un lato si invoca la ormai classica ed abituale asserzione  dirimente e deresponsabilizzante , ovvero "ce lo chiede l'Europa "  ( e quando mai...) e dall'altro il tranquillizzante " ma non vi preoccupate...ci stiamo pensando noi" . 

In alcune assemblee dei Soci, che per la approvazione dei bilanci vengono riunite in questo periodo in tutta Italia, vien proiettato un video simpatico e colorato, che ricorda le pubblicità - progresso , nel quale la rassicurante voce del Presidente di federcasse avv.Azzi induce ad una piacevole sonnolenza mentre spiega con tono paterno i motivi della necessità della riforma  ed i passi che si stanno facendo. se volete vederlo: 
 https://www.youtube.com/watch?v=5bAD3_9H4X8 

Qui pero' vale la pena di fermarsi un attimo a fare un paio di considerazioni.  In primo luogo, nel corso di un convegno avvenuto in Roma lo scorso 16 aprile, il professor Leonardo Becchetti che di questa vicende è protagonista perchè è stato lui a pubblicare sul quotidiano cattolico "l'Avvenire" l'articolo "Giù le mani da Bcc e banche popolari"  che ha prodotto interesse e mobilitazione tra gli intellettuali e gli economisti , ha comunicato che l'Europa per quanto a lui noto non a interessa a smantellare il Credito Cooperativo (il Prof. Becchetti è un economista di fama internazionale) e che tra l'altro il Presidente della BCE Draghi , in merito alla questione avrebbe emesso una nota che in poche parole suonava cosi" prima di fare una cossa del genere potevate almeno avvertirci...)
Dunque non ce lo ha chiesto l'Europa, se non in modo molto vago ed indiretto, in ordine ad una generale maggiore e migliore regolamentazione del credito, tenendo conto che in Europa le Banche equivalenti alle nostre BCC godono di grande considerazione 
Allora il Governo? certo, la questione per quanto a noi noto è stata discussa in Consiglio dei Ministri . Ma il Governo Renzi che noi conosciamo abitualmente non si ferma di fronte a nulla, non ascolta nessuno, quando prende una decisione tira diritto. Eppure in questo caso si è fermato.... e lo ha fatto subito. 

Due altre considerazioni . In una recente assemblea in una BCC , il Presidente della Federazione Regionale, persona che ha tra l'altro a suo tempo fortemente spinto per la rottura del contratto integrativo dei lavoratori BCC, nel suo intervento ha replicato con fastidio ad un intervento che parlava dei rischi che potrebbero concretizzarsi con l'Autoriforma (come ad esempio una scalata da parte si soggetti non interessati alle banche con mutualità prevalente ma piuttosto esponenti del csd "capitalismo predatorio") , li ha minimizzati ed ha poi detto due frasi, una in merito ad eventuali esuberi  : "quando le cose cambiano per chi sta sopra, cambiano anche per chi sta sotto" frase che rivela un certo fatalismo sue eventuali licenziamenti poco consono allo spirito cooperativo, e poi in merito alla governance della nuova struttura che si verrà a creare ha sbrigativamente troncato con "qualcuno dovrà pur comandare" .

Il Clima che si è creato nel corso del suo intervento  ha fatto  venire alla mente Renzi ed il modo nel quale è arrivato, in modo rocambolesco e senza essere eletto, alla guida del Paese. Un oscuro sindaco che improvvisamente si è scoperto essere seduto sulla poltrona di Presidente del Consiglio grazia alla sua abilità nel sfruttare una serie di circostanze legate principalmente al grande vuoto politico esistente in Italia, alla mancanza di figure autorevoli, a vuoti normativi, a bisticci di partito, ad un clima di esteso opportunismo, ...In sintesi  alla sostanziale mancanza di difesa che il nostro sistema nel suo complesso ha rivelato di fronte alla aggressione di un personaggio determinato, con grandi capacità comunicative -  che in un clima di diffuso qualunquismo ed in una società molto sensibile alla demagogia e portata al populismo rappresenta una minaccia  potente nei confronti della carriera politica di  chi cercherebbe di fermarlo , -  e senza vincoli nè ideologici nè di onestà intellettuale. 

E avendo come premessa  clima politico, sociale e tutto sommato culturale oggi  esistente nel Paese,  per analogia si puo' immaginare l'insorgere di un panorama simile per il mondo cooperativo, immagine che si forma non solo per traslazione ma che si percepisce nelle comunicazioni che arrivano, filtrano o anche stentano ad arrivare dai vertici delle Bcc ai Soci-Clienti e Dipendenti. 

Il quadro, inquietante,  che viene a delinearsi suggerisce l'ipotesi che possano esistere dei soggetti che, avendo intuito che il sistema del Credito Cooperativo è maturo per essere, con il pretesto di una  riforma, opportunamente modificato e scalato abbiano trovato il modo di provocare  una crisi utile per innescare il processo di smantellamento degli attuali sistemi di Governance e controllo a trasformare l'intero sistema in qualcosa di profondamente diverso. 

La necessità di una autoriforma, che pure per molti versi è in realtà necessaria, appare nata per un repentino intervento del Governo , che l'ha avviata ponendo da subito i presupposti dell'urgenza. La spinta pero' potrebbe essere partita dall'interno del Movimento, da parte di coloro i quali potrebbero essersi sentiti pronti per prendere in mano la situazione, e che per potere essere certi di manovrare a proprio piacimento avrebbero avuto necessità , appunto, di una spinta che costringesse a fare in fretta.  Una riforma che portasse nel tempo per naturale evoluzione  ad una serie di trasformazioni che traghettassero il Sistema Cooperativo verso la soluzione dei propri problemi non avrebbe creato le stesse opportunità 

Anche perchè sappiamo che all'interno del MOvimento Cooperativo esistono forti spinte per convertire il sistema cooperativo a mutualità prevalente in qualcosa di molto diverso e maggiormente simile ad una rete di distribuzione commerciale, sul modello di Poste Italiane , basti vedere il forte orientamento degli ultimi anni alla vendita di assicurazioni e di altri prodotti diffuse nelle BCC a  scapito del "fare Banca" nel modo tradizionale.

potrebbero essere tutte ipotesi fantasiose naturalmente. Ma anche no..... autoriforma o autorottamazione?