martedì 5 aprile 2016

DIALOGO CON UN FIGLIO QUASI ASTRONAUTA


L'immagine è tremolante, con colori improbabili. Talvolta composta da pochi pixel e ci vuole tutta la fantasia di due genitori in trepida attesa per riconoscere in quelle macchie che si muovono a scatti il volto di un figlio così' lontano da sembrare su un altro mondo. La voce poi a tratti assume risonanze metalliche, trema, si sente a scatti, si perde mentre improvvisamente l'immagine si blocca . Poi pochi secondi di fluidità e si ritorna daccapo. Ma ci accontentiamo . Tutte quelle persone che, quando si parla di figli lontani che cercano un futuro dall'altra parte del mondo ad un certo punto della conversazione esclamano , con tono consolatorio, "per fortuna che c'è Skype" molto spesso hanno in mente quelle conversazioni da fantascienza che si vedono nella pubblicità televisiva, chiare trasparenti, fluide. Non sanno come può' diventare comunicare quando tuo figlio si trova al centro dell'outback australiano, in un dormitorio dove arriva dalla abitazione principale del proprietario un debole segnale wifi da condividere con gli altri lavoranti . E' disteso, mio figlio , con il telefonino davanti agli occhi, a raccogliere e ritrasmettere l'immagine di un volto stanco e sereno ad un tempo . C'è poca luce, gli altri stanno dormendo, non bisogna disturbarli. E' questa l'ora delle conversazioni a casa, quando la dura giornata di lavoro australiano è terminata, finita la cena condivisa con gli altri ci si ritira nella propria branda perché domani ci si alza alle sei...e si apre il telefonino per vedere se c'è abbastanza segnale per una chiacchierata prima di dormire. Qui da noi è il primo pomeriggio di un sabato o di una domenica: conciliare gli orari non è semplice, quando noi dormiamo lui lavora, quando lui si alza io appena mi vado a coricare, quando lui potrebbe essere contattato durante la settimana io sono al lavoro, e poi il segnale wifi da lui non sempre c'è. ...cosi' quasi sempre si parla una volta la settimana . E' una conversazione quasi tutta a senso unico, da noi la vita è sempre uguale ma lui racconta....di chilometri percorsi ogni giorni in questa fattoria immensa , così' grande che il punto più' lontano dista cento chilometri e più di sterrato, di sabbia, di terreni accidentati. Racconta di mucche, di carcasse abbandonate nel terreno quasi desertico. Di canguri e di emu. Di rane e serpenti con cui condividere la doccia all'esterno del dormitorio, la sera. Di una recinzione da stendere per chilometri. Di ruote da cambiare ad enormi caterpillar, ruote grandi più' di un uomo. Di spazi immensi senza anima viva e di personaggi che arrivano in visita alla fattoria che qui si chiama Station, Eudamullah Station un nome che evoca un incrocio tra qualcosa di esotico ed il nulla, quasi fosse un avamposto sperduto nello spazio, e qui i viaggiatori arrivano con potenti fuoristrada o talvolta in elicottero. Trecento chilometri dalla città più vicina, dei quali i primi novanta su strada sterrata. Nulla può' essere considerato strano in questo mondo estremo tranne forse quello che da noi sarebbe considerato normale. Restiamo in silenzio mentre il suo viso si anima nella voglia di raccontare, anche quando le palpebre calano per la stanchezza , e questo viso incorniciato dal buio illuminato a sprazzi, questa voce metallica che va e viene fanno venire in mente i filmati delle precarie conversazioni tra i primi astronauti in orbita, ritrasmesse dalle tv in bianco e nero,. Un mondo alieno sul quale si apre una finestra effimera, che non riesca ad inquadrare i panorami immensi, i ciel senza nuvole, i colori stupefacenti dei tramonti e le stelle della notte non turbate da alcuna altra luce, in una notte così' nera che noi qui possiamo soltanto immaginare e nella quale si riesca ad intravedere il baluginare della Via Lattea .... guardiamo in questa finestra come spiando un mondo attraverso il buco della serratura ... e riusciamo vedere solo una cornice nella quale si muove l'ombra del narratore. Poi la conversazione rallenta, una mano sale a sfregare gli occhi stanchi, è ora di lasciarlo andare al suo sonno, e l'orologio ci dice che è già passata un ora ma a noi sembrano passato pochi minuti. Ci aspetta un altra settimana prima di aprire ancora questa finestrella dietro la quale, a quattordicimila chilometri di distanza (gli ultimi novanta tutto sterrato) c'è mio figlio che cerca di costruire il proprio futuro , ed intanto vive una grande incredibile avventura.
Buona notte

sabato 13 febbraio 2016

UNO, NESSUNO......E CENTOMILA

 In un articolo molto interessante e,  per certi versi,  toccante Curzio Maltese su un recente Venerdi di Repubblica ha compiuto una analisi dei motivi economici ed emotivi che spingono ogni anno centomila nostri giovani a fuggire dall'Italia per cercare fortuna nel mondo. Sarebbe banale definirla una fuga di cervelli perchè non fuggono soltanto brillanti laureati, ma anche diplomati , ed in generale i giovani che non si rassegnano ad un futuro precario , senza garanzie, senza giustizia. Ne cito un passo "  Se ne vanno anzitutto da un Paese ingiusto, il meno meritocratico d'Europa, dove le anti-virtù del familismo, del clientelismo e del servilismo contano assai più per trovare un lavoro di quanto pesino talento, onestà e capacità. Disgustati da un sistema dove un imbecille qualsiasi può ricoprire posti da favola soltanto perché fa parte di un clan o di un cerchio magico, mentre un genio della ricerca deve tirare a campare con un mensile miserabile. Se ne vanno da un Paese che ha perso troppi treni e bruciato il proprio futuro inseguendo pifferai da quattro soldi e ricette semplicistiche. Invece di pensare a un nuovo modello di sviluppo."
Ogni anno centomila giovani, possono sembrare pochi? Siamo un paese nel quale ormai nascono solo circa 500/600 mila bambini in un anno, e per comprendere le proporzioni  potremmo che dire che un quinti di essi , appena raggiunge la maggiore età, lascia il Paese, e con loro se ne vanno le forze di un Paese ormai sfinito dalla corruzione, , dal clientelismo, dalla mancanza di prospettive. Cito ancora " Se ne vanno perché siamo un Paese ucciso dalla burocrazia e dalle tasse, che servono sempre di più a pagare gli interessi di un debito pubblico comunque fuori controllo, a mantenere apparati clientelari e per progettare grandi opere inutili o mai completate, ma non sono mai servite a ricostruire un welfare moderno, per esempio a varare una politica della casa per i giovani come nel resto d'Europa."
Una analisi lucida e spietata che rende l'idea di un Paese decadente, ormai in caduta libera .... E chi legge queste righe vive in modo astratto l'angoscia di un mondo in disfacimento. E' la stessa sensazione che prova chi vede il film dei fratelli Coen "Non è un Paese per vecchi" , con l'implacabile assassino  interpretato da Javier Bardem che non lascia alcuna speranza a chi, semplicemente, lo ha visto in faccia. Nella nostra vita italiana l'implacabile è rappresentato da un sistema che si avvita su se stesso in una spirale senza uscita e non risparmia nessuno.
Non risparmia la sua meglio gioventu, che se ne va...ma non risparmia nemmeno chi rimane a vedere i propri figli andare via.
Perchè dietro questo fiume di giovani che parte in cerca di un futuro per se e per i propri figli si sono madri e padri, (senza dimenticare amici ed innamorati)  che rimangono soli con un vuoto che non si puo' colmare. Posto che un figlio è sempre un figlio,  i giovani che partono sono persone che hanno  ancor piu' riempito la vita di chi stava loro attorno perchè sono persone vive ed intense che non si lasciano vivere ma che vogliono prendere in mano il proprio destino. Dietro ad una valigia che viene imbarcata verso la speranza c'è un posto a tavole che rimane vuoto, dietro i saluti impacciati alla stazione o all'aereoporto c'è il ritorno verso una casa in cui una stanza è rimasta vuota. Ed è una casa cui bisogna ritornare, è una vita che bisogna continuare a vivere. Certamente i figli se ne vanno, lasciano il nido e questo sta nell'ordine delle cose , Ma il sogno dei genitori (ormai cosi' ingenuo..)  è quello di vederlo andare verso una nuova famiglia che si forma ed un giorno, magari, di far saltare dei nipotini sulle proprie ginocchia. Avere un figlio in un altro Paese, in un altro continente significa sapere che egli vivrà una vita che per i genitori sarà sempre piu' difficile comprendere ed impossibile condividere  Poi ci sono i commenti consolatori di coloro i cui figlioli sono rimasti e nei quali si riflette la difficoltà di comprendere questa profonda malinconia , anche perchè chi vive questa cosa in modo astratto riesce ad individuare solo le motivazioni positive, le nuove possibilità, il coraggio di chi parte, le nuove prospettive, il fatto che il figlio in qualche modo sia sistemato..... Un figlio che parte verso un altro Paese per non tornare è una mutilazione che solo chi la prova puo' comprendere, ma è una mutilazione che si ha quasi vergogna di esibire perchè  ha il sapore dell'egoismo di chi vorrebbe i figli sempre con se .
Questo è un Paese che nel gettare a mare la sua meglio gioventu', toglie molto anche alle Famiglie che restano. Questo è un Paese che allontana i figli, e getta i Genitori nello sconforto di appartenere alla generazione che ha reso possibile tutto questo. Ogni figlio è unico, ed in qualche modo è un mondo. Per coloro i quali lo amano certo,  ma dovrebbe esserlo anche per il suo Paese che su questo giovane ha comunque investito e per il quale  un domani potrebbe diventare veramente qualcuno. Ma un Paese nel quale le competenze non sono ormai piu'  un valore,  nel quale l'iniziativa personale è guardata con sospetto perchè rappresenta un qualcosa di nuovo che potrebbe turbare l'ordine immutabile ed ingessato che salvaguarda l'equilibrio delle architetture dei piccoli e grandi poteri , nel quale solo chi è integrato in certi meccanismi  e possiede certe aderenze puo' essere "sistemato" egli è solo uno qualunque, uno....e quindi nessuno. Eppure sono centomila.....









domenica 6 settembre 2015

Fiori

Nel corso delle mie ultime vacanze, ho  visitato il mercato dei fiori di Amsterdam . Si svolge lungo la sponda di uno dei canali che intersecano la Città, una fila ordinata di chioschi di identica profondità ma di diversa larghezza.  alcuni molto grandi,  l'uno di fianco all'altro, disposti con il retro verso l'acqua,. Chi visita il mercato percorre un pezzo di strada interdetta alle automobili ( ma non alle biciclette che sfrecciano impazienti come in tutte le strade di Amsterdam), stretta da una parte dal tripudio di fiori e dall'altro dalle facciate dei palazzi e degli hotel. . 


I visitatori sono una mescolanza di turisti mossi da curiosità, appassionati , semplici acquirenti, un fiume continuo nel quale si mescolano sguardi attenti, annoiati, curiosi, indifferenti. Ci sono i turisti a caccia di sensazioni che fotografano gli espositori ove sono allineati i kit per la coltivazione casalinga della marijuana, persone incuriosite da attrezzi e piccoli oggetti di giardinaggio  diversi da quelli che si trovano nei loro paesi di origine ... e poi naturalmente  ci sono le donne che contemplano i fiori . In un posto come questo il rapporto che le donne hanno con i fiori si coglie negli sguardi e nei gesti nei momenti nei quali la loro attenzione è interamente rapita dalle forme e dai colori, e si distoglie da mariti compagni amici o figli. Non mi riferisco allo stereotipo del mazzo di fiori recisi accostati ad una donna giovane ed attraente, in cui insiste una simbologia tesa a sovrapporre la freschezza del fiore a quella della figura femminile in modo fisico, così' da suggerire in senso piuttosto materiale che la donna sia  essa stessa un fiore da cogliere

Ho colto invece  un mondo intero nello sguardo di una anziana signora, i cui occhi azzurri esaminavano con una concentrazione che sembrava escludere tutto il mondo circostante  la piantina in vaso che teneva in mano. La fronte corrugata, le dita nodose che scostavano e sembravano saggiarne le foglie, con un  gesto ruvido denso di consumata esperienza , come se cercasse di capire l'essenza di quella piantina . Nella mia ignoranza un ciuffo di foglie che sembrava assolutamente comune, privo di interesse . Ma che evidentemente la signora sapeva che sarebbe diventato qualcosa di diverso, per lei importante . 

Uno studio attento teso ad evitare non un cattivo investimento economico, costava di certo pochi euro, ma certamente ad evitare una delusione, per cosi' dire, quasi affettiva 

Ed ho pensato alle donne di tutte le età che portano a casa piante e fiori,  e le coltivano nei loro giardini, che qualche volta sono  fazzoletti di terra ricavati in qualche modo a lato di un garage , talvolta sono solo vasi pieni di terra su balconi, o grossi barattoli di latta su un ballatoio di una casa di ringhiera, ma che sempre rappresentano il luogo dove avviene un piccolo miracolo segreto.  

Anche incastonati in una cornice da poco, confinati in un angolo defilato, conservano la loro magia e sembrano rappresentare una finestra su un mondo . Ho in mente ricordi di nonne e zie anziane , che vivevano in case che sovente avrebbero avuto bisogno di una rimessa a nuovo, ma la cui preoccupazione principale riguardava i gerani, gli iris , le ortensie , o il ficus tenuto nella veranda. 

Gli sguardi delle donne di tutte le età mentre parlano con in propri fiori,  attenti, indecifrabili  come lo sguardo in un gatto che guarda il fuoco del camino.. .e che non assomigliano a nient'altro.

martedì 14 luglio 2015

LAMENTO DI UNA SINISTRA APOLIDE

Di politica e di religione con gli amici non si dovrebbe mai parlare... Cosi si dice perlomeno in un Paese nel quale non si discute per confrontarsi e per imparare il punto di vista dell'altro ma solo per avere ragione... È la nostra natura. Pero' avviene che questa vogliadi confrontarsi abbia la meglio ...e allora succede che si diceute tra se, dando voce ai propri amici dentro la propria testa, in una discussione silenziosa che puo' scorrere senza degenerare, e nella quale possiamo prendere dai nostri intelocutori solo il meglio, evitando gli eccessi e le probabili liti.
Sono una persona di sinistra, in senso ideale e, purtroppo devo dire, in senso astratto. Astratto perchè il mio sentire , per cosi di dire , di sinistra, il mio essere una persona che ha una certa visione ideale del mondo, non trova una patria, non trova un luogo che puo' chiamare casa nel senso politico, ideologico, del termine. 
Come se non bastasse, molti dei miei amici appartengono al cosiddetto centro moderato o sono dichiaratamente di destra, con qualche sconfinamento nella destra piu' estrema. 
Come molti idealisti di sinistra, ho molto avversato i vari governi Berlusconi, ho sperato in una rinascita di quella sinistra che dopo il crollo del muru di Berlino e la conseguente perdita di punti di riferimento affidati alla ideologia piu' stantia appariva smarrita e disgegata. Anch'io ho seguito con un brivido di speranza il volo effimero dei 5 stelle di Grillo, e forse per un attimo sperato che dal calo di consensi della destra apparisse un soggetto di sinistra in grado di fare partire la speranza. Ed anche io, come tutti quelli per i quali l'idea di sinistra coincide con una visione di giustizia sociale, di uguaglianza, di tutela delle fasce piu' deboli, di equità, di welfare , anch'io mi sono sentito in gravissimo imbarazzao da quando la sinistra si è trovata ad essere identificata con Matteo Renzi ed il suo Partito della Nazione, ancora per poco PD
Dopo  avere dileggiato per anni l'ammirazione dei miei amici per Berlusconi, ora mi trovo identificato con un personaggio che è molto peggio di Berlusconi, se non altro perchè incarna quella che avrebbe dovuto essere una speranza di salvezza e di riscatto. Ed invece.
In principio la parola che mi veniva in mente per definire Renzi e la sua repentina ascesa al potere, con alleati improbabili, metodi discutubili, manipolazioni della informazioni e della comunicazione al limite dell'assurdo era fascista. Renzi ha un atteggiamento fascista. Poi nella mia mente , il mio ideale amico di destra  con una pazienza che nella realtà non avrebbe (nella realtà avrebbe le vene del collo come bastoni e non sarebbe cosi' moderato) con una strizzata d'occhio mi chiederebbe, ma perchè andare a scomodare Mussolini ed il fascismo per paragonarvi Renzi? Non mi sembra che la sinistra , da Stalin a Mao Tze Tung, da Beria a Kim Jong-Un , a Tito si sia fatta mancare niente in questo campo. Hai solo l'imbarazzo della scelta Vero, touchè. Il fatto è che in qualche modo rimango aggrappato ad una visione di una sinistra ideale buona e giusta. Che vuole il bene del popolo, che difende la scuola, il lavoro , la sanità , i poveri i pensionati. Ha ha ha! Certo che il vostro Renzi vi difende proprio bene. Beh magari questo non lo direbbe, perchè la demolizione delle tutele dei lavoratoi tramite il Jobs Act è un capolavoro che sicuramente è stato molto ammirato dalla destra , che aveva tentato con lo statuto dei Lavori al posto dello statuto dei lavoratori già diversi anni fa . Pero' lo penserebbe, I lavoratori senza diritti di certo piacciono molto ai datori di lavoro, che nel loro complesso non si possono certo definire di sinistra, anche se Renzi nel suo delirio di potere ha dichiarato che la sinistra deve difendere i lavoratori autonomi ed anche se Renzi si fa le cene di finanziamento con commensali disposti a sborsare 1000 euro per il piacere della sua compagnia, che sicuramente non sono operai della Dalmine.  Insomma mi viene da dire che Renzi non rappresenta la sinistra, che la sinistra è in realtà ben altro..Quale altro? Abbiamo qualche esempio? Da Tito a Stalini, di una sinistra che fa quello che pensi tu? No, direi di no ma penso che la sinistra che penso io non si è mai potuta realizzare, e che tutti i governi comunisti sono stati degli errori di cattiva interpretazione del pensiero di sinistra....Ah. È cosi? Come dire che Mussolini e Hitler sono stati cattivi intepreti del pensiero di destra? Accidenti.... Renzi ci ha totalmente privato di argomenti di discussione. Non mi resta che prendere il mio fagotto ed andarmene, idelamente parlando, a cercare una nuova patria. Rimanendo nel mio cuore di sinistra, di una sinistra che non c'è, che non ha patroa ed è, percio, in questo mondo, una sinistra apolide. .....

sabato 4 luglio 2015

CITTA' COMUNE? NO GRAZIE!!!!

Senza voler offendere nessuno, mi sento di esprimere pubblicamente la mia contrarietà al progetto Città Comune che ha avviato una raccolta di firme per proporre un Referendum per l'unificazione dei Comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano in un unica, appunto , città comune. 

Lo faccio perché mi sento contrariato dai proclami della suddetta associazione secondo i quali sono solo i Sindaci ad essere contrari mentre i Cittadini sarebbero tutti favorevoli. Ebbene ci sono anche Cittadini perplessi e Cittadini, come me , decisamente contrari. 

Io sono convinto che questa sia una operazione deputata a creare poltrone o poltronissime ed a spostare equilibri politici, mentre sui vantaggi per i Cittadini ho qualche perplessità. Soprattutto, ma non solo, perché sono convinto che questa Città non prenderà solo il nome, ma anche il modello di gestione dal Comune di Monfalcone, che è il più' grosso. 

E questo non mi sembra positivo nè per Ronchi ne per Staranzano. Vorrei infatti osservare per esempio che la Comunità di Staranzano è molto vivace, molto attenta alle manifestazioni popolari e culturali (dalla festa della Razza alla compagnia del Carro, alla disponibilità del Comune ad organizzare ed ospitare eventi culturali) ed al Territorio, molto più' di Monfalcone per esempio , e questo in un futuro calderone di sicuro si perderebbe. 

Sui vantaggi economici: l'abbattimento dei costi della politica, se sono vere le cifre ipotizzate da CiTtà Comune , avrebbero pero' per contraltare una diminuzione della democrazia (provate ad immaginare se eliminassimo tutti i parlamentari e dessimo per esempio tutto il potere a Renzi...non sarebbe un risparmio notevole in termini di costi?) . Sul miglioramento della macchina comunale ho forti dubbi perché si dovrebbe intervenire su tutta una serie di meccanismi consolidati, i cosiddetti "asset intangibili" per cui la razionalizzazione dei servizi avverrebbe probabilmente solo in teoria, mentre non comprendo come si possa arrivare a 3,2 milioni di risparmio senza licenziare nessuno. 

Per lo stesso motivo dubito molto della reale possibilità di alienazione dei beni immobili. Da quanto tempo è in vendita casa Mazzoli? E il famoso mercato coperto? Poi certo ci sarebbero incentivi per lo sblocco del patto di stabilità ma questo riduce sempre l'argomentazione al denaro: una comunità non è solo fatta di denaro e di numeri. Ha una sua personalità che con questa omogeneizzazione forzata verrebbe probabilmente eliminata.Chi promuove questa campagna infatti parla principalmente si soldi e di numeri. Ed è tutta da verificare la ventilata riduzione della pressione fiscale., nel momento nel quale i Comuni riuniti dovessero risparmiare eventualmente qualcosa

Per quanto riguarda il tanto sbandierato aumento della autorevolezza e della forza del Comune per intervenire nei confronti con lo Stato, A2a e soprattutto Fincantieri, che andrebbe richiamata ad una maggiore responsabilità sociale d'impresa, mi sembra che fin qui più' che la forza sia mancata la capacità e la volontà politica di affrontare i problemi, e su questo ci sarebbe molto da dire. 

Non è che aumentando il calibro del fucile si ammazzano piu fagiani se quello che realmente manca è il coraggio di premere il grilletto. Allo stesso modo per quanto riguarda la ventilata capacità di intervento su qualità urbana, cultura eccetera anche qui, sono mancate moltissime cose dalla volontà politica alla capacita di pianificazione, alla gestione delle priorità ....una classe politica e dirigente in gamba non vi inventa per referendum. 

Ci potrebbero essere dei vantaggi e delle economie di scala anche senza fusione se i tre Comuni già si accordassero per consorziarsi ove possibile. Per esempio su una polizia urbana condivisa ma mi sembra che la effettiva volontà politica e la capacità di accordo non ci siano. In ultima analisi io vedo tutto questo come una operazione, della quale non comprendo bene i contorni ma che prevedibilmente produrrà variazione di equilibri politici e di poltrone , che viene ammannita con molte argomentazioni e con grande visibilità mediatica. 

Se effettivamente fosse un bisogno della gente la spinta dal basso sarebbe molto maggiore, mentre invece mi sembra che la spinta proviene solo da un ben determinato nucleo di soggetti. Io non firmerò' per il referendum perché sono consapevole che già il raggiungimento del numero necessario di firme è premessa per un possibile risultato finale, specie se anche nel caso in questione come in altri Comuni italiani il referendum dovesse essere predisposto senza quorum, cosa che lo tradurrebbe in una mera formalità perché con ogni probabilità sarebbe sufficiente che si recassero alle urne i soli firmatari-favorevoli per decidere il destino di tutti. Per cui credo che la partita si stia giocando qui e adesso....e qui e adesso io dico NO GRAZIE!!!

mercoledì 20 maggio 2015

BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO: AUTORIFORMA O AUTO...ROTTAMAZIONE?


Sappiamo dal riassunto delle puntate precedenti che una serie di circostanze avvenute negli ultimissimi mesi hanno prodotto una situazione tale che il Credito Cooperativo si trova improvvisamente nella necessità ed urgenza di riformare il proprio assetto e darsi una organizzazione diversa, genericamente definita come  maggiormente coordinata e governabile ,  e che questa riforma dovrà essere prodotta dallo stesso Movimento Cooperativo, tanto che è stata già battezzata "Autoriforma" 

In prima lettura, questa situazione è parsa causata da una improvvisa e non meglio comprensibile decisione del Governo, che sarebbe dovuta confluire nel medesimo  Decreto che ha obbligato le Banche Popolari a trasformarsi in SpA , e che sarebbe stata fermata appena in tempo da una  levata di scudi di economisti ed intellettuali, affiancati da associazioni e realtà del mondo cattolico cosa che avrebbe permesso alla Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo - Casse Rurali ed Artigiane (Federcasse) di contrattare la possibilità di vedere stralciata dal Decreto in oggetto una riforma calata dall'alto, in cambio della promessa di provvedere in proprio ed in breve tempo a produrre una proposta che rispondesse ai requisiti esigiti dal Governo stesso. 

Fin qui , in breve, la premessa. La conseguenza di maggiore rilievo sembra al momento essere la creazione a livello nazionale di un gruppo di lavoro, del quale peraltro si sa poco, che tenterebbe di mediare tra varie proposte di tutti i Presidenti delle Federazioni Regionali per trovare una soluzione condivisa , mentre ai Soci (unmilione e duecentomila circa in tutto il Paese) sarebbero stati inviati messaggi rassicuranti e quasi anestetizzanti, ove da un lato si invoca la ormai classica ed abituale asserzione  dirimente e deresponsabilizzante , ovvero "ce lo chiede l'Europa "  ( e quando mai...) e dall'altro il tranquillizzante " ma non vi preoccupate...ci stiamo pensando noi" . 

In alcune assemblee dei Soci, che per la approvazione dei bilanci vengono riunite in questo periodo in tutta Italia, vien proiettato un video simpatico e colorato, che ricorda le pubblicità - progresso , nel quale la rassicurante voce del Presidente di federcasse avv.Azzi induce ad una piacevole sonnolenza mentre spiega con tono paterno i motivi della necessità della riforma  ed i passi che si stanno facendo. se volete vederlo: 
 https://www.youtube.com/watch?v=5bAD3_9H4X8 

Qui pero' vale la pena di fermarsi un attimo a fare un paio di considerazioni.  In primo luogo, nel corso di un convegno avvenuto in Roma lo scorso 16 aprile, il professor Leonardo Becchetti che di questa vicende è protagonista perchè è stato lui a pubblicare sul quotidiano cattolico "l'Avvenire" l'articolo "Giù le mani da Bcc e banche popolari"  che ha prodotto interesse e mobilitazione tra gli intellettuali e gli economisti , ha comunicato che l'Europa per quanto a lui noto non a interessa a smantellare il Credito Cooperativo (il Prof. Becchetti è un economista di fama internazionale) e che tra l'altro il Presidente della BCE Draghi , in merito alla questione avrebbe emesso una nota che in poche parole suonava cosi" prima di fare una cossa del genere potevate almeno avvertirci...)
Dunque non ce lo ha chiesto l'Europa, se non in modo molto vago ed indiretto, in ordine ad una generale maggiore e migliore regolamentazione del credito, tenendo conto che in Europa le Banche equivalenti alle nostre BCC godono di grande considerazione 
Allora il Governo? certo, la questione per quanto a noi noto è stata discussa in Consiglio dei Ministri . Ma il Governo Renzi che noi conosciamo abitualmente non si ferma di fronte a nulla, non ascolta nessuno, quando prende una decisione tira diritto. Eppure in questo caso si è fermato.... e lo ha fatto subito. 

Due altre considerazioni . In una recente assemblea in una BCC , il Presidente della Federazione Regionale, persona che ha tra l'altro a suo tempo fortemente spinto per la rottura del contratto integrativo dei lavoratori BCC, nel suo intervento ha replicato con fastidio ad un intervento che parlava dei rischi che potrebbero concretizzarsi con l'Autoriforma (come ad esempio una scalata da parte si soggetti non interessati alle banche con mutualità prevalente ma piuttosto esponenti del csd "capitalismo predatorio") , li ha minimizzati ed ha poi detto due frasi, una in merito ad eventuali esuberi  : "quando le cose cambiano per chi sta sopra, cambiano anche per chi sta sotto" frase che rivela un certo fatalismo sue eventuali licenziamenti poco consono allo spirito cooperativo, e poi in merito alla governance della nuova struttura che si verrà a creare ha sbrigativamente troncato con "qualcuno dovrà pur comandare" .

Il Clima che si è creato nel corso del suo intervento  ha fatto  venire alla mente Renzi ed il modo nel quale è arrivato, in modo rocambolesco e senza essere eletto, alla guida del Paese. Un oscuro sindaco che improvvisamente si è scoperto essere seduto sulla poltrona di Presidente del Consiglio grazia alla sua abilità nel sfruttare una serie di circostanze legate principalmente al grande vuoto politico esistente in Italia, alla mancanza di figure autorevoli, a vuoti normativi, a bisticci di partito, ad un clima di esteso opportunismo, ...In sintesi  alla sostanziale mancanza di difesa che il nostro sistema nel suo complesso ha rivelato di fronte alla aggressione di un personaggio determinato, con grandi capacità comunicative -  che in un clima di diffuso qualunquismo ed in una società molto sensibile alla demagogia e portata al populismo rappresenta una minaccia  potente nei confronti della carriera politica di  chi cercherebbe di fermarlo , -  e senza vincoli nè ideologici nè di onestà intellettuale. 

E avendo come premessa  clima politico, sociale e tutto sommato culturale oggi  esistente nel Paese,  per analogia si puo' immaginare l'insorgere di un panorama simile per il mondo cooperativo, immagine che si forma non solo per traslazione ma che si percepisce nelle comunicazioni che arrivano, filtrano o anche stentano ad arrivare dai vertici delle Bcc ai Soci-Clienti e Dipendenti. 

Il quadro, inquietante,  che viene a delinearsi suggerisce l'ipotesi che possano esistere dei soggetti che, avendo intuito che il sistema del Credito Cooperativo è maturo per essere, con il pretesto di una  riforma, opportunamente modificato e scalato abbiano trovato il modo di provocare  una crisi utile per innescare il processo di smantellamento degli attuali sistemi di Governance e controllo a trasformare l'intero sistema in qualcosa di profondamente diverso. 

La necessità di una autoriforma, che pure per molti versi è in realtà necessaria, appare nata per un repentino intervento del Governo , che l'ha avviata ponendo da subito i presupposti dell'urgenza. La spinta pero' potrebbe essere partita dall'interno del Movimento, da parte di coloro i quali potrebbero essersi sentiti pronti per prendere in mano la situazione, e che per potere essere certi di manovrare a proprio piacimento avrebbero avuto necessità , appunto, di una spinta che costringesse a fare in fretta.  Una riforma che portasse nel tempo per naturale evoluzione  ad una serie di trasformazioni che traghettassero il Sistema Cooperativo verso la soluzione dei propri problemi non avrebbe creato le stesse opportunità 

Anche perchè sappiamo che all'interno del MOvimento Cooperativo esistono forti spinte per convertire il sistema cooperativo a mutualità prevalente in qualcosa di molto diverso e maggiormente simile ad una rete di distribuzione commerciale, sul modello di Poste Italiane , basti vedere il forte orientamento degli ultimi anni alla vendita di assicurazioni e di altri prodotti diffuse nelle BCC a  scapito del "fare Banca" nel modo tradizionale.

potrebbero essere tutte ipotesi fantasiose naturalmente. Ma anche no..... autoriforma o autorottamazione?






domenica 19 aprile 2015

AUTORIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO...ECCO CHE COSA SUCCEDE

Si è svolto a Roma il 16 aprile 2015 un importantissimo convegno, organizzato da Fiba e Cisl sul tema della Autoriforma del Sistema delle BCC imposto dal Governo.

Senza la pretesa di volere condensare in poche righe tre ore e mezzo di interventi e dibattiti molto ricchi e prestigiosi,  è importante tuttavia dare per sommi capi conto del tema di fondo e dei  principali argomenti  trattati.

Il tema centrale  è appunto l'obbligo imposto dal Governo alle BCC di riformare il proprio sistema, Un obbligo che è emerso improvvisamente a seguito della volontà espressa dal Governo di intervenire con un decreto che in una prima scrittura attraverso la modifica del Testo Unico Bancario in particolare l'art.30 sul voto capitario (principio di una testa un voto su cui si basa la democrazia economica) avrebbe di fatto  eliminato Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo. Il pretesto del Presidente del Consiglio Matteo Renzi è una razionalizzazione del sistema per aumentare il credito alle piccole e medie imprese. Vengono attribuite a Renzi le seguenti frasi: «Ci sono tantissime banche e pochissimo credito, soprattutto per le piccole e medie imprese». E un'altra ancora: «Ho avuto il coraggio nel ridurre il numero dei parlamentari, non sarò di meno nel ridurre il numero dei banchieri»

Nel corso del convegno questo episodio è stato ben descritto dal prof. Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata. " IL 15 o 16 gennaio arriva una telefonata che dice guarda che c'è un progetto del Governo per radere al suolo tra virgolette tutto  il sistema Popolare e Cooperativo....tutto"  quello che è seguito è stata una reazione del sistema delle Banche Popolari e di Federcasse teso a fermare questo provvedimento. Lo stesso Prof. Becchetti ha pubblicato sul quotidiano cattolico "Avvenire" un articolo dal titolo emblematico " Giù le mani da Bcc e banche popolari"  molto duro , che ha innescato una reazione molto decisa da parte di molti intellettuali e del mondo cattolico, Il prof.Becchetti è riuscito a raccogliere le firme di 162 colleghi in calce ad un appello e le adesioni di diversi movimenti di matrice cattolica. Si mobilita una parte del mondo politico ed alla fine il risultato è che il decreto viene ridimensionato e va a modificare solo le Banche Popolari e limitatamente alle Banche con attivi che superano gli 8 miliardi di euro. Tuttavia alle BCC viene imposta una riforma, definita urgente, che Federcasse riesce ad ottenere  venga stabilita come Autoriforma, ovvero una riforma prodotta dallo stesso movimento cooperativo. 

In margine al suo intervento, il Prof. Becchetti ha molto bene descritto i motivi per i quali questo provvedimenti siano ingiustificabili dal punto di vista storico ed economico ed ha citato i motivi per i quali il provvedimento risulti essere incostituzionale. 

Innannzitutto a livello internaziale le 50 principali Banche a voto capitario in Europa hanno un attivo medio di circa 120 miliardi, e cioè sono molto piu' grosse delle Popolari e delle BCC . E quindi la struttura giuridica di questo tipo di  banche non puo' essere presa a pretesto per  spiegare una pretesa scarsa erogazione del credito. A maggior credito delle proprie tesi il prof. Becchetti ha citato il Canada ove il 48 % del mercato vien gestito dalle banche del gruppo Desjardins che sono un sistema di Banche di Credito Cooperativo.

A smentita della tesi che vorrebbe questa riforma voluta dall'Europa, cita poi la Germania, con la Merkel che difende il sistema delle Banche popolari, ed anche il parere contrario espresso dalla BCE
Infine, questo diktat del Governo  è anticostituzionale ,  secondo le opinioni espresse da  quattro illustri costituzionalisti Ainis Flick Mirabella Imposimato , che hanno citato ben 7 articoli della Costituzione che vengono violati i numeri  2, 3, 18 , 41, 45, 47, 77

I Gli altri interventi che si sono succeduti nella giornata hanno sottolineato da vari aspetti, economico, politico, etico l'importanza del movimento cooperativo per lo sviluppo ed il sostegno economico del Paese, l'inconsistenza dei motivi addotti a pretesto dal Governo per richiedere con tanta fretta una riforna della quale non si comprendono i contorni

Cesare Fumagalli segretario generale di Confartigianato e Ernesto Ghidinelli di Confcommercio , quali rappresentanti di quelle piccole e medie imprese che maggiormente trovano nel Credito Cooperativo il proprio riferimento hanno focalizzato i loro interventi sulla importanza della pluralità della offerta nel mondo bancaroi

Il punto di vista etico è emerso nell'intervento di mons.Fabio Longoni, direttore dell'Ufficio Pastorale  sociale e del lavoro della Cei che ha sottolineato la funzione fondamentale del sistema cooperativo in quanto promotore della partecipazione e, riportando le parole di Papa Francesco, ha detto:" una cooperativa autentica è dove  non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale". 

Importante il concetto che egli  ha voluto sottolinerare, poi ripreso anche da altri relatori, di "economia civile" da contrapporre al capitalismo, da altri relatori definito anche capitalismo predatorio. L'Economia civile, ha detto, non è una utopia ed è importante che questo problema venga visto anche come problema etico 

Francesco Boccia del Pd, Presidente della V commissione al Senato, ha subito voluto puntualizzare che non ha votato il decreto sulle banche popolari, raccogliendo gli applausi calorosi dalla sala, e precisando che farà di tutto per "far sì che questa legge non faccia danni". "La legge ha fissato un confine tra banche popolari e banche di credito cooperativo. Io credo che questo confine sia solido – ha detto – e il credito cooperativo deve fare delle performance trasparenti e dei rapporti fluidi, un vero punto di forza. Il sistema delle bcc deve fare da alfiere dello sviluppo del modello capitalistico italiano." 

Ha concluso i lavori il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, il quale ha voluto precisare che "questo convegno non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Da questo momento dovremo ritrovarci insieme, tutte le parti in causa, per portare avanti una battaglia di responsabilità e di civiltà. Questa è la precondizione per rimettere in moto dinamiche di sviluppo, crescita, occupazione nei territori e nell'intero paese."

Alla domanda  "Il credito cooperativo serve ancora?" posta in apertura del convegno dal segretario nazionale della Fiba Cisl Alessandro Spaggiari, tutti i relatori, hanno concordato  sulla necessità di difendere e rafforzare l'azione mutualistica delle banche di credito cooperativo al servizio delle persone  e delle comunità di riferimento.

Nella sua relzione, Spaggiari ha proposto non una riforma del movimento ma una "rinascita" del movimento in chiave mutualistica e cooperatriva, concetto ripreso diverse volte nel corso del convegno. 

Molto interessante , nel dibattito che è seguito, l'intervento di Luigi Pettinati, Direttore di Cassa padana, una BCC con circa 500 dipendenti, che ha voluto sostenere l'iniziativa di questo convegno e vi ha portato 70 dei propri dipendenti. Nelle parole di Luigi Pettinati, dopo tante indicazioni di principio enunciate nel corso del convegno da parte dei relatori ,  una proposta concreta .

Ed è una proposta che parte dalla considerazione che la riforma proposta da Renzi non è altro che un esproprio del sistema cooperativo. Senza nascondere i difetti del sistema emersi nel corso degli ultimi anni , tuttavia egli ha ribadito la fondamentale solidità del sistema . Ed ha ribadito l'importanza del ruolo dei Soci, della missione mutualistica e solidale delle BCC. La proposta consiste nel non produrre una riforma, ma di riattivare gli strumenti di gestione e di controllo già esistenti nel sistema stesso come il Gruppo Cooperativo Paritetico . Se il Governo sente la necessità di avere come riferimento una SpA,  propone di scorporare da ICCREA HOLDING le funzioni commerciali da quelle amministrative e delegare ICCREA HOLDING  a ricoprire il ruolo richiesto dal Governo 

Complessivamente nella giornata è stato puntualizzato ogni aspetto della importanza del Credito Cooperativo , e la gravità delle minacce che incombono sulla sua sopravvivenza. 

Stupisce grandemente che tutto questo non sia stato oggetto di una intensa campagna informativa da parte dei Presidenti delle BCC . Che i Soci non siano stati resi partecipi . Che Federcasse non ritenga di chiudere al piu' presto il fronte del conflitto con i Lavoratori sul recesso dal Contrato di lavoro per cercare di creare delel sinergie che vadano nella direzione di difendere il movimento cooperativo.

Il rischio, tra le altre cose, è che una eventuale  riforma calata dall'alto , sebbene anticostituzionale, possa venire portata per la ratifica ai Soci nel corso di assemblee straordinarie, per cui, una volta che una sentenza della Corte Costituzionale dovesse fare decadere la Legge che ha portato alla citata riforma, questa rimarrebbe comunque valida perchè risulterebbe espressione di un atto di volontà da parte dei Soci. 

Per chi vuole ascoltare l'intera conferenza

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