mercoledì 20 maggio 2015

BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO: AUTORIFORMA O AUTO...ROTTAMAZIONE?


Sappiamo dal riassunto delle puntate precedenti che una serie di circostanze avvenute negli ultimissimi mesi hanno prodotto una situazione tale che il Credito Cooperativo si trova improvvisamente nella necessità ed urgenza di riformare il proprio assetto e darsi una organizzazione diversa, genericamente definita come  maggiormente coordinata e governabile ,  e che questa riforma dovrà essere prodotta dallo stesso Movimento Cooperativo, tanto che è stata già battezzata "Autoriforma" 

In prima lettura, questa situazione è parsa causata da una improvvisa e non meglio comprensibile decisione del Governo, che sarebbe dovuta confluire nel medesimo  Decreto che ha obbligato le Banche Popolari a trasformarsi in SpA , e che sarebbe stata fermata appena in tempo da una  levata di scudi di economisti ed intellettuali, affiancati da associazioni e realtà del mondo cattolico cosa che avrebbe permesso alla Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo - Casse Rurali ed Artigiane (Federcasse) di contrattare la possibilità di vedere stralciata dal Decreto in oggetto una riforma calata dall'alto, in cambio della promessa di provvedere in proprio ed in breve tempo a produrre una proposta che rispondesse ai requisiti esigiti dal Governo stesso. 

Fin qui , in breve, la premessa. La conseguenza di maggiore rilievo sembra al momento essere la creazione a livello nazionale di un gruppo di lavoro, del quale peraltro si sa poco, che tenterebbe di mediare tra varie proposte di tutti i Presidenti delle Federazioni Regionali per trovare una soluzione condivisa , mentre ai Soci (unmilione e duecentomila circa in tutto il Paese) sarebbero stati inviati messaggi rassicuranti e quasi anestetizzanti, ove da un lato si invoca la ormai classica ed abituale asserzione  dirimente e deresponsabilizzante , ovvero "ce lo chiede l'Europa "  ( e quando mai...) e dall'altro il tranquillizzante " ma non vi preoccupate...ci stiamo pensando noi" . 

In alcune assemblee dei Soci, che per la approvazione dei bilanci vengono riunite in questo periodo in tutta Italia, vien proiettato un video simpatico e colorato, che ricorda le pubblicità - progresso , nel quale la rassicurante voce del Presidente di federcasse avv.Azzi induce ad una piacevole sonnolenza mentre spiega con tono paterno i motivi della necessità della riforma  ed i passi che si stanno facendo. se volete vederlo: 
 https://www.youtube.com/watch?v=5bAD3_9H4X8 

Qui pero' vale la pena di fermarsi un attimo a fare un paio di considerazioni.  In primo luogo, nel corso di un convegno avvenuto in Roma lo scorso 16 aprile, il professor Leonardo Becchetti che di questa vicende è protagonista perchè è stato lui a pubblicare sul quotidiano cattolico "l'Avvenire" l'articolo "Giù le mani da Bcc e banche popolari"  che ha prodotto interesse e mobilitazione tra gli intellettuali e gli economisti , ha comunicato che l'Europa per quanto a lui noto non a interessa a smantellare il Credito Cooperativo (il Prof. Becchetti è un economista di fama internazionale) e che tra l'altro il Presidente della BCE Draghi , in merito alla questione avrebbe emesso una nota che in poche parole suonava cosi" prima di fare una cossa del genere potevate almeno avvertirci...)
Dunque non ce lo ha chiesto l'Europa, se non in modo molto vago ed indiretto, in ordine ad una generale maggiore e migliore regolamentazione del credito, tenendo conto che in Europa le Banche equivalenti alle nostre BCC godono di grande considerazione 
Allora il Governo? certo, la questione per quanto a noi noto è stata discussa in Consiglio dei Ministri . Ma il Governo Renzi che noi conosciamo abitualmente non si ferma di fronte a nulla, non ascolta nessuno, quando prende una decisione tira diritto. Eppure in questo caso si è fermato.... e lo ha fatto subito. 

Due altre considerazioni . In una recente assemblea in una BCC , il Presidente della Federazione Regionale, persona che ha tra l'altro a suo tempo fortemente spinto per la rottura del contratto integrativo dei lavoratori BCC, nel suo intervento ha replicato con fastidio ad un intervento che parlava dei rischi che potrebbero concretizzarsi con l'Autoriforma (come ad esempio una scalata da parte si soggetti non interessati alle banche con mutualità prevalente ma piuttosto esponenti del csd "capitalismo predatorio") , li ha minimizzati ed ha poi detto due frasi, una in merito ad eventuali esuberi  : "quando le cose cambiano per chi sta sopra, cambiano anche per chi sta sotto" frase che rivela un certo fatalismo sue eventuali licenziamenti poco consono allo spirito cooperativo, e poi in merito alla governance della nuova struttura che si verrà a creare ha sbrigativamente troncato con "qualcuno dovrà pur comandare" .

Il Clima che si è creato nel corso del suo intervento  ha fatto  venire alla mente Renzi ed il modo nel quale è arrivato, in modo rocambolesco e senza essere eletto, alla guida del Paese. Un oscuro sindaco che improvvisamente si è scoperto essere seduto sulla poltrona di Presidente del Consiglio grazia alla sua abilità nel sfruttare una serie di circostanze legate principalmente al grande vuoto politico esistente in Italia, alla mancanza di figure autorevoli, a vuoti normativi, a bisticci di partito, ad un clima di esteso opportunismo, ...In sintesi  alla sostanziale mancanza di difesa che il nostro sistema nel suo complesso ha rivelato di fronte alla aggressione di un personaggio determinato, con grandi capacità comunicative -  che in un clima di diffuso qualunquismo ed in una società molto sensibile alla demagogia e portata al populismo rappresenta una minaccia  potente nei confronti della carriera politica di  chi cercherebbe di fermarlo , -  e senza vincoli nè ideologici nè di onestà intellettuale. 

E avendo come premessa  clima politico, sociale e tutto sommato culturale oggi  esistente nel Paese,  per analogia si puo' immaginare l'insorgere di un panorama simile per il mondo cooperativo, immagine che si forma non solo per traslazione ma che si percepisce nelle comunicazioni che arrivano, filtrano o anche stentano ad arrivare dai vertici delle Bcc ai Soci-Clienti e Dipendenti. 

Il quadro, inquietante,  che viene a delinearsi suggerisce l'ipotesi che possano esistere dei soggetti che, avendo intuito che il sistema del Credito Cooperativo è maturo per essere, con il pretesto di una  riforma, opportunamente modificato e scalato abbiano trovato il modo di provocare  una crisi utile per innescare il processo di smantellamento degli attuali sistemi di Governance e controllo a trasformare l'intero sistema in qualcosa di profondamente diverso. 

La necessità di una autoriforma, che pure per molti versi è in realtà necessaria, appare nata per un repentino intervento del Governo , che l'ha avviata ponendo da subito i presupposti dell'urgenza. La spinta pero' potrebbe essere partita dall'interno del Movimento, da parte di coloro i quali potrebbero essersi sentiti pronti per prendere in mano la situazione, e che per potere essere certi di manovrare a proprio piacimento avrebbero avuto necessità , appunto, di una spinta che costringesse a fare in fretta.  Una riforma che portasse nel tempo per naturale evoluzione  ad una serie di trasformazioni che traghettassero il Sistema Cooperativo verso la soluzione dei propri problemi non avrebbe creato le stesse opportunità 

Anche perchè sappiamo che all'interno del MOvimento Cooperativo esistono forti spinte per convertire il sistema cooperativo a mutualità prevalente in qualcosa di molto diverso e maggiormente simile ad una rete di distribuzione commerciale, sul modello di Poste Italiane , basti vedere il forte orientamento degli ultimi anni alla vendita di assicurazioni e di altri prodotti diffuse nelle BCC a  scapito del "fare Banca" nel modo tradizionale.

potrebbero essere tutte ipotesi fantasiose naturalmente. Ma anche no..... autoriforma o autorottamazione?






domenica 19 aprile 2015

AUTORIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO...ECCO CHE COSA SUCCEDE

Si è svolto a Roma il 16 aprile 2015 un importantissimo convegno, organizzato da Fiba e Cisl sul tema della Autoriforma del Sistema delle BCC imposto dal Governo.

Senza la pretesa di volere condensare in poche righe tre ore e mezzo di interventi e dibattiti molto ricchi e prestigiosi,  è importante tuttavia dare per sommi capi conto del tema di fondo e dei  principali argomenti  trattati.

Il tema centrale  è appunto l'obbligo imposto dal Governo alle BCC di riformare il proprio sistema, Un obbligo che è emerso improvvisamente a seguito della volontà espressa dal Governo di intervenire con un decreto che in una prima scrittura attraverso la modifica del Testo Unico Bancario in particolare l'art.30 sul voto capitario (principio di una testa un voto su cui si basa la democrazia economica) avrebbe di fatto  eliminato Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo. Il pretesto del Presidente del Consiglio Matteo Renzi è una razionalizzazione del sistema per aumentare il credito alle piccole e medie imprese. Vengono attribuite a Renzi le seguenti frasi: «Ci sono tantissime banche e pochissimo credito, soprattutto per le piccole e medie imprese». E un'altra ancora: «Ho avuto il coraggio nel ridurre il numero dei parlamentari, non sarò di meno nel ridurre il numero dei banchieri»

Nel corso del convegno questo episodio è stato ben descritto dal prof. Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata. " IL 15 o 16 gennaio arriva una telefonata che dice guarda che c'è un progetto del Governo per radere al suolo tra virgolette tutto  il sistema Popolare e Cooperativo....tutto"  quello che è seguito è stata una reazione del sistema delle Banche Popolari e di Federcasse teso a fermare questo provvedimento. Lo stesso Prof. Becchetti ha pubblicato sul quotidiano cattolico "Avvenire" un articolo dal titolo emblematico " Giù le mani da Bcc e banche popolari"  molto duro , che ha innescato una reazione molto decisa da parte di molti intellettuali e del mondo cattolico, Il prof.Becchetti è riuscito a raccogliere le firme di 162 colleghi in calce ad un appello e le adesioni di diversi movimenti di matrice cattolica. Si mobilita una parte del mondo politico ed alla fine il risultato è che il decreto viene ridimensionato e va a modificare solo le Banche Popolari e limitatamente alle Banche con attivi che superano gli 8 miliardi di euro. Tuttavia alle BCC viene imposta una riforma, definita urgente, che Federcasse riesce ad ottenere  venga stabilita come Autoriforma, ovvero una riforma prodotta dallo stesso movimento cooperativo. 

In margine al suo intervento, il Prof. Becchetti ha molto bene descritto i motivi per i quali questo provvedimenti siano ingiustificabili dal punto di vista storico ed economico ed ha citato i motivi per i quali il provvedimento risulti essere incostituzionale. 

Innannzitutto a livello internaziale le 50 principali Banche a voto capitario in Europa hanno un attivo medio di circa 120 miliardi, e cioè sono molto piu' grosse delle Popolari e delle BCC . E quindi la struttura giuridica di questo tipo di  banche non puo' essere presa a pretesto per  spiegare una pretesa scarsa erogazione del credito. A maggior credito delle proprie tesi il prof. Becchetti ha citato il Canada ove il 48 % del mercato vien gestito dalle banche del gruppo Desjardins che sono un sistema di Banche di Credito Cooperativo.

A smentita della tesi che vorrebbe questa riforma voluta dall'Europa, cita poi la Germania, con la Merkel che difende il sistema delle Banche popolari, ed anche il parere contrario espresso dalla BCE
Infine, questo diktat del Governo  è anticostituzionale ,  secondo le opinioni espresse da  quattro illustri costituzionalisti Ainis Flick Mirabella Imposimato , che hanno citato ben 7 articoli della Costituzione che vengono violati i numeri  2, 3, 18 , 41, 45, 47, 77

I Gli altri interventi che si sono succeduti nella giornata hanno sottolineato da vari aspetti, economico, politico, etico l'importanza del movimento cooperativo per lo sviluppo ed il sostegno economico del Paese, l'inconsistenza dei motivi addotti a pretesto dal Governo per richiedere con tanta fretta una riforna della quale non si comprendono i contorni

Cesare Fumagalli segretario generale di Confartigianato e Ernesto Ghidinelli di Confcommercio , quali rappresentanti di quelle piccole e medie imprese che maggiormente trovano nel Credito Cooperativo il proprio riferimento hanno focalizzato i loro interventi sulla importanza della pluralità della offerta nel mondo bancaroi

Il punto di vista etico è emerso nell'intervento di mons.Fabio Longoni, direttore dell'Ufficio Pastorale  sociale e del lavoro della Cei che ha sottolineato la funzione fondamentale del sistema cooperativo in quanto promotore della partecipazione e, riportando le parole di Papa Francesco, ha detto:" una cooperativa autentica è dove  non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale". 

Importante il concetto che egli  ha voluto sottolinerare, poi ripreso anche da altri relatori, di "economia civile" da contrapporre al capitalismo, da altri relatori definito anche capitalismo predatorio. L'Economia civile, ha detto, non è una utopia ed è importante che questo problema venga visto anche come problema etico 

Francesco Boccia del Pd, Presidente della V commissione al Senato, ha subito voluto puntualizzare che non ha votato il decreto sulle banche popolari, raccogliendo gli applausi calorosi dalla sala, e precisando che farà di tutto per "far sì che questa legge non faccia danni". "La legge ha fissato un confine tra banche popolari e banche di credito cooperativo. Io credo che questo confine sia solido – ha detto – e il credito cooperativo deve fare delle performance trasparenti e dei rapporti fluidi, un vero punto di forza. Il sistema delle bcc deve fare da alfiere dello sviluppo del modello capitalistico italiano." 

Ha concluso i lavori il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, il quale ha voluto precisare che "questo convegno non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Da questo momento dovremo ritrovarci insieme, tutte le parti in causa, per portare avanti una battaglia di responsabilità e di civiltà. Questa è la precondizione per rimettere in moto dinamiche di sviluppo, crescita, occupazione nei territori e nell'intero paese."

Alla domanda  "Il credito cooperativo serve ancora?" posta in apertura del convegno dal segretario nazionale della Fiba Cisl Alessandro Spaggiari, tutti i relatori, hanno concordato  sulla necessità di difendere e rafforzare l'azione mutualistica delle banche di credito cooperativo al servizio delle persone  e delle comunità di riferimento.

Nella sua relzione, Spaggiari ha proposto non una riforma del movimento ma una "rinascita" del movimento in chiave mutualistica e cooperatriva, concetto ripreso diverse volte nel corso del convegno. 

Molto interessante , nel dibattito che è seguito, l'intervento di Luigi Pettinati, Direttore di Cassa padana, una BCC con circa 500 dipendenti, che ha voluto sostenere l'iniziativa di questo convegno e vi ha portato 70 dei propri dipendenti. Nelle parole di Luigi Pettinati, dopo tante indicazioni di principio enunciate nel corso del convegno da parte dei relatori ,  una proposta concreta .

Ed è una proposta che parte dalla considerazione che la riforma proposta da Renzi non è altro che un esproprio del sistema cooperativo. Senza nascondere i difetti del sistema emersi nel corso degli ultimi anni , tuttavia egli ha ribadito la fondamentale solidità del sistema . Ed ha ribadito l'importanza del ruolo dei Soci, della missione mutualistica e solidale delle BCC. La proposta consiste nel non produrre una riforma, ma di riattivare gli strumenti di gestione e di controllo già esistenti nel sistema stesso come il Gruppo Cooperativo Paritetico . Se il Governo sente la necessità di avere come riferimento una SpA,  propone di scorporare da ICCREA HOLDING le funzioni commerciali da quelle amministrative e delegare ICCREA HOLDING  a ricoprire il ruolo richiesto dal Governo 

Complessivamente nella giornata è stato puntualizzato ogni aspetto della importanza del Credito Cooperativo , e la gravità delle minacce che incombono sulla sua sopravvivenza. 

Stupisce grandemente che tutto questo non sia stato oggetto di una intensa campagna informativa da parte dei Presidenti delle BCC . Che i Soci non siano stati resi partecipi . Che Federcasse non ritenga di chiudere al piu' presto il fronte del conflitto con i Lavoratori sul recesso dal Contrato di lavoro per cercare di creare delel sinergie che vadano nella direzione di difendere il movimento cooperativo.

Il rischio, tra le altre cose, è che una eventuale  riforma calata dall'alto , sebbene anticostituzionale, possa venire portata per la ratifica ai Soci nel corso di assemblee straordinarie, per cui, una volta che una sentenza della Corte Costituzionale dovesse fare decadere la Legge che ha portato alla citata riforma, questa rimarrebbe comunque valida perchè risulterebbe espressione di un atto di volontà da parte dei Soci. 

Per chi vuole ascoltare l'intera conferenza

http://www.fiba.it

per documentazioni, articoli ecc.stesso sito oppure 
http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it/

domenica 29 marzo 2015

LANDINI SAREBBE IL MALE DELLA SINISTRA?


Prendo spunto da una intervista di Francesco Piccolo su Landini perchè sta destando interesse in rete  e perchè è abbastanza riassuntiva di quelli che sono i giudizi che vengono dati sulla iniziativa di Maurizio Landini denominata "Coalizione Sociale" specie dalla cosiddetta "sinistra " del PD . Alcuni passaggi:


 "Per me le idee di Landini sono un ritorno all'indietro, un atto reazionario e in definitiva il male della sinistra"...."Oggi Landini è in strada, Renzi a Palazzo Chigi: due sinistre armate l'una contro l'altra. - È uno scontro che si apre ogni volta che la sinistra si fa concreta, diventa di governo, e deve mettere in atto le cose. Di fronte a questo appuntamento, in cui ci si espone alla fragilità del non farcela, c'è sempre nella sinistra un risveglio di purezza. Contrapporre alla fragilità della concretezza la purezza degli ideali è una strada seducente, irresistibile. Stavolta tocca a Landini incarnarla. L'anno scorso è toccato a Tsipras. Prima era stato Bertinotti. Il fatto è che c'è una sinistra che ogni volta che si è di fronte alla realtà insorge e dice: "Vedete? Appena ci mettiamo a far cose concrete perdiamo verità, coerenza, forza. Torniamo alle origini!".

Questo è il motivo trainante di tutte le critiche che sono state mosse a Landini: essere il male della sinistra perchè si oppone ad una sinistra al Governo che sta "facendo" ovvero starebbe  producendo cose concrete, fatti , cercando di predicare un ideale di sinistra astratta ed ideologica

In realtà Landini ha capito, come e meglio di tanti altri, che la Sinistra non esiste piu' nei partiti , meno che mai nel PD , meno che mai nel Governo, e non è rappresentata nelle formazioni esistenti, perchè i Partiti che si dichiarano di sinistra sono diventati dei contenitori vuoti o scarsamente rappresentativi. 

Ha capito anche che in Italia vi è bisogno di dare corpo e voce a tutto quella parte della Società che non si sente piu' rappresentata da nessuno e che si riconosce negli ideali della giustizia sociale, del lavoro come valore e non come merce e quindi della dignità del lavoro. 

Ha capito che in Italia c'è un grande bisogno di sinistra, anche se questo termine appare riduttivo perchè la sua Coalizione Sociale intende aggregare per idee e non per sigle, proprio nel momento in cui un governo con una etichetta di sinistra ha "rottamato " tutto quello che ancora di sinistra resisteva nel PD e si propone come riferimento per la sinistra facendo cose che sono tutt'altro che di sinistra: demolizione dello Statuto dei Lavoratori, esclusione dei sindacati dalle consultazioni per la costruzione delle nuove Leggi sul lavoro stesso, distruzione della Scuola pubblica in favore di quella privata, eccetera. 

E' sbagliato dire che ci sono due sinistre armate una contro l'altra. Landini è di sinistra, Renzi no. Renzi è una persona che ha preso il potere scalando dall'interno un Partito in crisi esistenziale, è stato furbo, maneggione, ha saputo sfruttare le occasioni . Il fatto poi che il PD avesse una etichetta di sinistra ha creato l'equivoco. 

Tuttavia è stato molto emblematico il fatto che mentre Renzi ed i suoi stavano rinchiusi nelle oscure stanze della Leopolda a giocare  a Risico e Monopoli con il destino dell'Italia, l'orgoglio della sinistra esplodeva in piazza al corteo della CGIL, un milione di presenze, corteo nel quale, nessuno me lo toglie dalla testa , c'era la voglia di trovare un polo di aggregazione per la sinistra che non fosse l'ormai destrorso PD. 

Ed ecco che l'idea ha trovato la sua concretizzazione nella iniziativa di Landini. Che non è il male della sinistra come si vuol fare credere  ma molto probabilmente, semplicemente è la sinistra, l'unica sinistra possibile o almeno credibile.

Non bisogna nemmeno sopravvalutare Landini. In questo momento è la novità, e sembra che stia costruendo la nuova, grande sinistra italiana. Ma non è così. Landini è sovrastimato. Decisamente sovrastimato.

Ecco una frase che, detta da Piccolo  appare come una ipotesi legittima per quanto comunque tutta da verificare, ma detta da altri esponenti politici dellla sinistra PD riflettono una sensazione di paura, all'idea che stia veramente per partire un progetto capace di produrre gli anticorpi alla deriva autoritaria di Renzi e dei suoi accoliti, e che la gente prenda coscienza che il PD ormai di sinistra non ha piu' nulla. 
"Questo governo(Renzi)  – rispetto alla sinistra dei giusti che non si mettono mai in gioco – mette le mani nei fatti. In questo senso sì: è il governo del diventare adulti."


La frase si commenta da se: il governo Renzi governo dei fatti? Certo, dal punto di vista pratico qualcosa è stato fatto:: l'aumento e la moltiplicazione delle tasse, in particolare quelle sulla casa


"Poi col tempo ho capito che, in quanto intellettuale, è meglio non andare alle manifestazioni. Uno dei difetti enormi degli intellettuali della sinistra italiana è stato quello di farsi portabandiera delle idee. Mentre invece se fossero gli osservatori dei portabandiera delle idee, capirebbero un po' di più."

Questo invito a stare alla finestra a criticare invece di agire è il contrario del pensiero di Landini. Credo vi sia ben poco da dire a proposito

In definitiva , l'iniziativa di Landiniè quanto di piu' rivoluzionario ci sia oggi nel panorama italiano. Rivoluzionario perchè propone lo smantellamento delle bandiere e delle sigle per aggregarsi intorno ad una coalizione.
Per riunirsi attorno ad una idea , abbandonando i vecchi vestiti , le sigle, le appartenenze partitiche per contrastare questo concetto di Governo (non in Governo in se) che ci riporta ai tempi precedenti alla Rivoluzione Industriale 
E non abbiamo molto altro per contrastare questa nuova dittatura


domenica 1 febbraio 2015

CHI HA PAURA DEI BANCARI?

Che cosa sta succedendo nelle Banche italiane? Perchè ci sono agitazioni e scioperi? Il giorno 30 gennaio 2015 si sono fermate le Banche e  decine di  migliaia di dipendenti sono scesi  nelle Piazze a manifestare, con manifestazioni importanti nelle principali Città italiane. La prima volta da tempo immemorabile ...Perchè? 

La trasmissione UNO MATTINA del 29 gennaio ha ospitato i segretari dei maggiori Sindacati Italiani dei Bancari per consentire loro di spiegare le proprie ragioni, ma sotto campeggiava in sovrimpressione una scritta "I SINDACATI: L'ABI VUOLE RIDURRE GLI STIPENDI". Una immagine ambigua  perché il messaggio che probabilmente è passato è che a prescindere da  quello che veniva detto nel corso della trasmissione la dimensione del problema poteva sbrigativamente essere riassunto nella paura dei Bancari di vedere decurtato il proprio stipendio. Ed essendo i bancari una categoria considerata privilegiata,  soprattutto  a causa del luogo comune che li vuole retribuiti in  maniera esagerata, si poteva quindi capire  che i bancari hanno solo paura di perdere i propri privilegi.  Va da se che in un Paese allo stremo, nel quale oggi ogni privilegio sa di bestemmia , questo messaggio appare sufficiente a rendere molto difficile un qualsiasi moto di solidarietà da parte della pubblica opinione.

E' difficile pensare che tutto questo sia stato casuale. Può' apparire paranoico dire che questo sia stato preordinato a causa di un qualche ordine di scuderia teso ad appoggiare l'ABI contro i lavoratori , ma bisogna dire che la rottura del contratto dei bancari è molto di più' di quanto appare, ed è molto di più' di una normale vertenza sindacale per il rinnovo del contratto di lavoro.

Questa situazione infatti contiene molte "prime volte": la prima  volta che vengono organizzate manifestazione di questo tipo dai bancari, per esempio, ma anche la prima volta che viene dichiarata la "disapplicazione" unilaterale dei contratti dopo una certa data. Ovvero il fatto inedito che dopo una certa data , non succederà come in passato che in attesa di un nuovo contratto continua a valere quello vecchio, ma succederà invece che i bancari lavoreranno SENZA un contratto. Questo in termini pratici cosa significa?

Significa che i bancari lavoreranno sulla base delle previsioni minime di Legge quanto a stipendi, ferie, permessi e soprattutto licenziamenti., sui quali interverrebbe la Legge Fornero. Qual'è lo scopo? Lo scopo dichiarato da ABI è una presunta  necessità di contenere i costi del Personale conseguente ad una crisi del sistema , ma questa è una tesi del tutto insostenibile, anche perché ben difficilmente verranno toccati i milionari compensi dei top manager, e soprattutto perché la crisi delle Banche Italiane ha radici ben più' profonde, che riguardano la gestione delle Banche stesse, la organizzazione del lavoro, la qualità del credito e in ultima analisi il modo in cui hanno lavorato i Manager e non certo gli impiegati. 

Lo scopo reale è invece quello di produrre un cambiamento radicale nei rapporti con il Personale Bancario, perché la volontà è quella di mutare in modo perentorio  il modo di fare Banca. Già da diverso tempo infatti il mestiere proprio del Bancario , ovvero la intermediazione del credito che consiste nel raccogliere il risparmino delle Famiglie per finanziare Famiglie ed Imprese, è in rapido declino.  

Alcune Banche non eseguono più' in modo diretto la gestione di diverse tipologie di finanziamento, in particolare il Credito al consumo (il prestito per comprare la macchina tanto per capirsi) che viene affidato a Società che offrono prodotti preconfezionati e che decidono la affidabilità del Cliente non su una valutazione personalizzata ma sulla base di dati analizzati su base statistica. Sono sempre meno interessate a gestire in maniera personalizzata il Credito alle imprese,  anche non evidenziando la possibilità di crediti agevolati. 

Allo stesso modo sono sempre meno interessate ad una gestione personalizzata dei risparmi del Cliente, specie il piccolo risparmiatore. IL core-business delle Banche , abbandonato il ruolo di consulenti e partner d'impresa, troppo costoso ed impegnativo,  sta diventando lo sfruttamento della rete commerciale per vendere prodotti di ogni genere e tipo . Sappiamo per esempio che tra i maggiori venditori di cellulari e tablet in Italia si collocano grossi gruppi bancari. , Unicredit vende anche biciclette e televisori ed il tutto semplicemente perché offre il prodotto già con il finanziamento approvato. Ma non si tratta solo di questo. Le Banche oggi vendono principalmente prodotti assicurativi e prodotti finanziari (investimenti) e di conseguenza  l'obiettivo è quello di dismettere l'insieme dei dipendenti ben pagati e professionalmente preparati per "fare banca" nel modo tradizionale per acquisire un corpo dipendente poco pagato e senza tutele, dedicato solo a vendere, vendere di tutto senza andare troppo per il sottile sulle reali esigenze della Clientela. 

Dal tablet  all'assicurazione sulla vita, dall'aspirapolvere al cellulare alla assicurazione per la vettura , dalle carte di credito revolving alle obbligazioni, il bancario del futuro dipenderà dalle provvigioni sulle vendite per avere uno stipendio decente e questo avrà tutta una serie di conseguenze: oltre al fatto di creare un nuovo proletariato , si viene a disperdere un patrimonio di competenze ed a distruggere tutta una serie di strumenti che sono fondamentali per lo sviluppo di un Paese. La Banca che analizza i bilanci delle Imprese, che suggerisce piani finanziari, che aiuta il piccolo artigiano, che finanzia il mutuo per la prima casa ad una Famiglia con poche risorse diverrà presto un ricordo. Il finanziamento BCE alle Banche ha fatto comprendere agli Amministratori Delegati che una Banca può' fare utili anche senza fare Banca , solo gestendo il proprio Portafoglio e che quindi tutto il patrimonio di professionalità acquisito negli anni può' essere rottamato. Le Banche "bottega artigiana" possono essere dismesse in favore delle Banche Supermarket, automatizzate, impersonali nella quali il personale ha il solo scopo di vendere più' prodotti possibile . 

IL Cliente vedrà scomparire i consulenti e ben presto troverà solo piazzisti , l'imprenditore che ha bisogno di finanziamenti in situazioni particolari o, di ristrutturazioni del debito avrà molta difficoltà a trovare adeguata consulenza. Aumenterà moltissimo per i Clienti il rischio di trovarsi con prodotti finanziari inadatti al proprio profilo se non tossici , con assicurazioni inadeguate se non inutili, dal momento che una persona che deve sapere vendere dall'aspirapolvere alla pensione integrativa non può' certo essere un esperto in tutto mentre per converso una persona che lavora a provvigione non può' andare troppo per il sottile, senza contare che una Impresa (Banca) che non punta sul Personale curerà ben poco la formazione dello stesso. Per i Bancari del futuro, poco formati e sostanzialmente obbligati a spingere le vendite sarà alto il rischio di incorrere in infrazioni alle complicate Leggi esistenti, con la possibilità anche di perdere il Lavoro. 

La rottura del Contratto dei Bancari da parte dell'ABI è una dichiarazione di guerra al modo nel quale siamo abituati a considerare la Banca dal punto di vista economico, finanziario, politico e sociale. E' l'inizio della fine di uno degli strumenti più' importanti per l'economia del Paese. E' la svendita della  identità storica di un certo modo di fare impresa, al prezzo di trenta denari. E l'esaltazione del dilettantismo, della improvvisazione del qualunquismo nel quale va a naufragare una grande tradizione . Ed è l'assalto senza più' regole ad un mucchio di soldi che ancora rimangono nelle tasche degli Italiani, ed al quale non potranno più' fare da scudo quelle persone che con la loro competenza  professionalità guidavano le scelte  più' difficili , presto sostituiti da "vucumprà" in colletto bianco . Se vi piace.....

Buona fortuna a tutti

domenica 4 gennaio 2015

IL LINCIAGGIO MEDIATICO DEI VIGILI URBANI DI ROMA, UN CASO ITALIANO....

Gli italiani, si dice, sono sempre pronti a correre in soccorso ai vincitori.  Una considerazione poco benevola, che pero' riflette la  sensazione abbastanza diffusa di un popolo ben poco fiero, un popolo arrangione, arruffone, "Francia o Spagna...basta che se magna" . Un popolo che ha poca coesione, poco o nulla senso dello Stato. Un popolo di individualisti, facile preda della demagogia e del populismo, che infatti sembrano essere i motivi trainanti della politica degli ultimi vent 'anni .

Populismo  e individualismo, mancanza di senso di responsabilità che  portano inevitabilmente allo sviluppo di una eterna politica del "capro espiatorio", che serve a sgravare la coscienza del popolo da una parte e fornire alibi ai politicanti dall'altra, in modo che il sistema possa trascinarsi sempre piu' in basso senza che apparentemente si possa darne la colpa a nessuno.

In questo contesto si inserisce il dibattito odierno, sorto intorno al caso dei vigili urbani di Roma, che sarebbero riusciti a stabilire un record in tema di assenteismo la notte di Capodanno . IL comunicato parla di un 83 % di vigili in malattia o in permesso per donazione di sangue. Ed il popolo unito insorge: invoca il licenziamento dei vigili, la radiazione dall'albo per i medici compiacenti, la forca, il linciaggio, il patibolo.

Per questo motivo , il popolo unito accoglierà con favore sanzioni , reprimende, licenziamenti nei confronti di questi "fannulloni" , senza indagare sulle ragioni che possono avere prodotto questo fatto

Pero' in una intervista udita alla radio, l'intervento di uno dei vigili che è andato a lavorare ma che non se l'è sentita di condannare i colleghi,  ha detto che "sicuramente c'è stato un problema" ma che la situazione dei Vigili di Roma è tale che "se una volta un vigile sarebbe andato a lavorare anche  con la febbre, oggi se appena ha un po di febbre se ne resta a casa" . Questo chiaramente non risolve la questione ma incuriosisce: quale è la situazione dei vigili di Roma?

E si cominciano a scoprire alcune cose: che forse non erano tutti ammalati gli assenti, che alcuni erano in ferie programmate, che alcuni erano in malattia già da giorni. Che esiste un contenzioso sempre piu' pesante tra i Vigili ed il Comune per questione legate a varie cose , tra le quali le mancanze di agenti in organico , che a Roma arriverebbero a  2500 unità , cosa che costringe i Vigili a fare spesso dello straordinario non per eventi straordinari ma per riuscire a coprire l'ordinario.
 Stefano Giannini , segretario romano del Sulpl, uno dei sindacati della Polizia Locale, spiega a Linkiesta: «Oltre a un piano ferie già stabilito a maggio, il Comando voleva affidarsi a 700 colleghi che ogni anno aderiscono allo straordinario coprendo la notte di Capodanno con doppi e tripli turni, una sorta di doping contabile. Ma questa volta il personale non ha voluto farlo».

Ecco che cominciano a saltare fuori gli altarini. Si vanno a demonizzare i Vigili ma sembra che l'Amministrazione contasse su una specie di volontariato per supplire deficienze organizzative  . Tra l'altro, sembra che il contratto nazionale non preveda per i Vigili Urbani nemmeno il servizio notturno.

Il caso, quindi , presentato come uno scandalo, con il presidente Renzi che si indigna  ed il sindaco Marino che tuona , potrebbe essere ricondotto all'ennesimo caso in cui i lavoratori stufi di essere usati , smettono d'un tratto di tenere il sacco alla Amministrazione e la mettono di fronte alla sua incapacità di gestire il Servizio.

A tirare troppo la corda, si rischia di spezzarla e sempre piu' di frequente i lavoratori , costretti a lavorare in condizioni difficili per deficienze  organizzative e carenze di organico, saltano il fosso , passando dalla parte in cui ci si trova quando si comincia a lavorare, che è quella  in cui ci si pone il problema di che cosa si puo' fare per la propria Azienda, per l'Amministrazione, per gli altri a quella nella quale il punto di riferimento cambia radicalmente e si comincia a pensare a che cosa è meglio per se stesso ed in quale modo la situazione puo' essere gestita al meglio per ottenere dei vantaggi o per evitare troppi svantaggi.

Il Vigile urbano, il lavoratore che va a lavorare anche con la febbre appartiene alla prima categoria. il lavoratore che prenota la donazione di sangue il giorno di Capodanno appartiene alla seconda, ma molto spesso sono la stessa persona in momenti differenti della propria vita.

Una cattiva gestione del personale, lo sfruttamento di tutte le opportunità fornite dalla contrattazione  per costringere il lavoratore a doppi turni, a straordinari, a compiti non espressamente previsti dal contratto porta alla perdita del senso di appartenenza . Il ricatto piu' o meno espresso, l'utilizzo spinto del senso di responsabilità del dipendente per indurlo a fornire servizi in deroga a quanto previsto dal contratto di lavoro o addirittura della Legge, porta a legittimare comportamenti altrettanto scorretti di risposta  

E cosi' , quello che viene prospettato come uno scandalo di lavoratori infedeli, fannulloni e truffatori, potrebbe in realtà rivelarsi soltanto come l'estrema conseguenza di uno stato di cose insopportabile. Certo, sembra un caso molto strano che questo accada proprio con il governo Renzi


Sarà la Magistratura a fare chiarezza in merito , per cui è prematuro trarre conclusioni . Tuttavia , invece di un comodo linciaggio sarebbe il caso di fare una piu' scomoda e impegnativa riflessione  sulle Ragioni degli Altri , ed invece di correre in soccorso dei vincitori, come Renzi, sarebbe forse il caso di cercare di capire le ragioni della parte piu' debole. Come i Vigili di Roma per esempio. Che sono probabilmente vicini a noi molto piu' di quanto ci piace credere...  

martedì 30 dicembre 2014

Babbo Natale, ed i tanti vestiti nuovi del Reuccio Renzi

Sotto l'albero di Natale Matteo Renzi , novello Babbo Natale non poteva mancare di mettere un bel regalo per quegli Italiani che si compiace di rappresentare ; ovveri gli Imprenditori. 

Del resto, non poteva non ricambiare la  cortesia della schiera di commensali che hanno pagato mille euro  solo per il piacere della sua compagnia a cena.  

E cosi' sotto l'albero di natale gli imprenditori hanno trovato i primi effetti del cosiddetto Jobs Act , ovvero la sostanziale demolizione dei diritti dei Lavoratori, 

Anche i lavoratori , naturalmente, hanno avuto qualcosa sotto l'albero...e cioè  il bel "pacco"  che a loro spettava. Era del tutto prevedibile, del resto viste le premesse: da una parte le cene con gli imprenditori, dall'altra parte i Sindacati tenuti in piedi nell'anticamera mentre nelle stanze del potere si decideva il destino dei Lavoratori .

Naturalmente, a seguire, tra qualche tempo Renzi ripeterà l'ennesimo manipolazione dei fatti, chiedendo sarcastico ai Sindacati dov'erano mentre lui prendeva decisioni cosi' difficili. Storie di ordinaria follia alle quali ormai l'Italia ci ha abituato. Ovviamente , dall'alto del suo ponte di comando, Renzi assicura che questo produrrà immediatamente un sacco di nuovi posti di lavoro, dal momento che gli imprenditori "non avranno piu' scuse per non assumere" e scommette anzi che entro gennaio si vedranno già gli effetti ... e nell'eco delle sue parole sembra suonare uno slogan del tipo "altrimenti non mi chiamo piu' Fonzie!!" Tanto già in altre occasioni aveva scommesso le proprie dimissioni se non fosse riuscito a fare questo o quello solo per poi posticiparne i termini: una riforma al mese...poi ...va bè, appena si puo'. Cento giorni per cambiare l'Italia...poi mille...e che sarà uno zero in piu? 

La domanda è: a chi tornerà utile? Davvero il Job Acts porterà nuova occupazione? Naturalmente no.

Gli imprenditori non rilanceranno l'economia solo perchè Renzi ha tolto le tutele ai lavoratori, dal momento che  i problemi sono ben altri, e con tutte le forme di precariato che esistono non era certo l'art.18 un freno per assumere. Ma sicuramente si toglieranno qualche sassolino dalle scarpe, faranno fuori le persone scomode, come in sindacalisti o i lavoratori che chiedono il rispetto delle regole o della sicurezza. E probabilmente riusciranno a monetizzare questi vantaggi. Molto probabilmente assumeranno in modo diverso quelli che avrebbero assunto comunque, per approfittare degli sgravi fiscali , o che a questo scopo avevano ritardato di assumere o avevano appena licenziato. Su questo era intervenuto l'ex sindacalista della Fiom e deputato di Sel Giorgio Airaudo , che in un a intervista all'Espresso ha fatto notare  un fenomeno che si starebbe realizzando in alcune aziende: «Se il premier avesse ascoltato realmente i sindacati, questi avrebbero potuto spiegargli quello che hanno spiegato a me, e cioè che nei nostri uffici stanno arrivando molte segnalazioni, soprattutto dai settori più fragili, dal commercio e dall'edile, di casi in cui i contratti di collaborazione non si stanno rinnovando in attesa degli sgravi fiscali previsti per il nuovo contratto, generando un periodo finestra che molto pericoloso, e poi che, compiendo un chiaro illecito, alcuni imprenditori stanno spingendo i dipendenti al licenziamento, con l'argomentazione della crisi, promettendo ai lavoratori che verranno riassunti con il nuovo contratto che per l'azienda è meno oneroso, sì, ma che riduce anche le tutele».Insomma, molto italianamente , con ogmi probabilità a beneficiare di questa novità saranno i soliti noti mentre i lavoraori continueranno essere penalizzati sempre piu'.(ma a Renzi ascoltare i Sindacati e capire queste cose non importava... I lavoratori non hanno mille euro per una cena) 
. «Abbiamo fatto un lavoro straordinario»,ha dichiarato  Renzi: «Soltanto l'ideologia o la malafede può ignorare il passo in avanti».
La visione è ovviamente opposta a quella di Airaudo: «Registriamo che non c'è nulla sul famoso disboscamento dei contratti precari, posticipato, e che si comincia ancora una volta dal precarizzare l'unico contratto che non era precario, quello a tempo indeterminato, monetizzando il licenziamento». «Le tutele crescenti non esistono, a crescere è solo l'indennizzo», è ancora il commento di Airaudo, che aggiunge: «È anche aberrante il fatto che si preveda una fiscalità vantaggiosa per spingere il lavoratore a non ricorrere. Siamo allo stato che chiede di non ricercare giustizia in cambio di pochi euro in tasca». L'indennizzo sarà infatti esentasse.

Http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/12/24/news/regalo-di-natale-arriva-jobs-act-di-matteo-renzi-1.193314


E' un panorama desolante, bene descritto anche in un articolo di Roberto Marchesi su Il Fatto 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/05/jobs-act-regalo-natale-renzi-lavoratori/1251841/

di cui riportiamo un passaggio 
Da anni ci hanno riempito la testa con le "riforme" senza mai spiegarci in dettaglio quali. Il Job Act è solo l'inizio. Adesso cominciamo a vedere i dettagli.
1. Nessuna sicurezza del posto di lavoro. Licenziamenti a gogo come in America, salvo quelli discriminatori (peccato pero' che tocchi al lavoratore provarlo e quasi sempre non ci riesce, nemmeno con l'ausilio di capaci ed esperti avvocati).
2. Grande sfruttamento del lavoro sia in termini di ore che di paga (l'azienda va su, il lavoratore va giù).
3. Pensione? Con le tutele crescenti è garantita … (a quelli che in futuro riusciranno ad ottenere il contratto a tempo indeterminato, cioè quasi nessuno).
4. Permessi e ferie? Prossimamente come in America. (Anche quando sono un tuo diritto, se le chiedi e ti dicono che "… al momento non e' possibile", ti conviene rinunciare!)
5. Sindacati a tutela dei diritti? Vedi sopra. Se ci sono ancora sindacati in Europa e' perche' finora sono serviti ancora a siglare i contratti. Quando i contratti verranno sostituiti da norme e leggi (come il Job Act, che ha infilato un siluro in pancia allo Statuto dei Lavoratori, ma ne arriveranno altri) anche i contratti e i sindacati non serviranno più.

Pian piano la verità viene a galla, ma noi ce ne accorgiamo sempre tardi, sarà per questo che Renzi ha sempre fretta.

Ecco, infatti. Uno dei segreti di Renzi è questo suo cambiare d'abito molto spesso e molto in fretta ( di sinistra, ma rappresento gli imprenditori, rispetto i sindacati ma fuori dalla porta.Nessuno tocchi l'art.18, l'art.18 è un totem ideologico da demolire , faremo tutto in cento giorni anzi in dieci anzi in mille) che ha lo scopo di creare confusione , confusione legislativa, morale sociale , ideologica non importa. E' riuscito a creare un polverone come quello di Beep-Beep e Wile E. Coyote, nel quale non si capisce niente ed intanto, mentre gli avversari si disorientano,  lui va avanti. Verso dove? Beh, evidentemente non verso un Paese migliore in senso assoluto, pero' certo un Paese migliore per lui che ha acquisito in Italia un potere senza precedenti e con questo gioco di concessioni, piccoli e grandi ricatti , patti del Nazareno da sottoscrivere, ridiscutere, annullare no non è mai stato messo in discussione...però...alleanze con tutti e con nessuno è riuscito a creare una corte dei miracoli di seguaci che continuano a cercare di vedere i vestiti nuovi dell'imperatore. Imperatore  Il quale, ogni volta che tutti stanno per accorgersi che in realtà il re è nudo, cambia camaleonticamente abito, getta sabbia negli occhi, si svincola , ricade come un gatto di nuovo sulle quattro zampe, cambia opinione, cambia amici , cambia punto di vista, anzi, il suo punto di vista è sempre stato un altro, cioè questo, cioè quello... 

C'è chi non riesce a vedere e chi invece non vuole vedere perchè fa parte della Casta che Renzi con la sua politica sta blindando, eliminando i Sindacati, abolendo la Politica , ed eliminando le opposizioni perchè tutte assorbite nel carrozzone del suo Partito della Nazione (o Partito Nazionale?)  in fase di formazione . Al posto del PD, insomma, un PN al quale tra poco basterà aggiungere una F , come ha già detto qualcuno . E cosi' , guardando i vestiti sempre nuovi del nostro Renzi potremo, come un tempo dire...Italiani...saluto al RE!!! 

domenica 30 novembre 2014

RENZI E LA ROTTAMAZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA

RENZI E LA ROTTAMAZIONE DELLA SINISTRA



"Un principio familiare a chi fa propaganda è che le dottrine da instillare nel pubblico non dovrebbero essere enunciate perché questo le esporrebbe alla riflessione, all'indagine e, molto probabilmente , al ridicolo. La procedura corretta è valorizzarle dandole costantemente per scontate , in maniera tale che diventino vere e proprie condizioni del discorso" Noam Chomsky




Questa frase mi sembra emblematica per definire il metodo con il quale si è voluto iniziare il processo di  destrutturazione e dissoluzione  della sinistra 

Contesto storico 

Sembra che dal momento della caduta del muro di Berlino , e dalla successiva  dissoluzione della Unione Sovietica , si sia insinuato il principio che, scomparsa l'URSS, che del comunismo appariva per l'appunto il simbolo,  automaticamente venisse a scomparire il Comunismo stesso e quindi per estensione la Sinistra nel suo complesso, nella forzata immagine che il Comunismo così' come era stato interpretato nell'URSS fosse l'unico modo di '"essere" di  sinistra

Nella civiltà della comunicazione, e quindi della sua possibile manipolazione, la parola che definisce un principio puo' essere fatta identificare con il principio stesso , e quindi con una propaganda efficace spesso puo' essere sufficiente giocare sulle parole per pilotare la percezione dello stesso  principio.

Il sillogismo che si è creato in questo caso, quindi,  è partito da un fatto oggettivo, e cioè il crollo di un regime , che dell'ideologia comunista era il simbolo,   per arrivare  a dichiarare morto il comunismo stesso , quindi per estensione la ideologia che lo aveva generato.

In estrema sintesi, la scomparsa di un simbolo della  contrapposizione di due ideologie veniva identificata con la scomparsa delle ideologie stesse. 

E questo purtroppo sembra essere stato accettato da molti, e per molte persone di sinistra è divenuto motivo di confusione e di perdita di identità -

Tuttavia, la  effettiva scomparsa di una ideologia presuppone che siano venuti meno i motivi che l'hanno originata, ovvero che siano scomparsi tutti coloro che ne condividevano i valori. Ma se noi definiamo l'ideologia come il " il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale." allora vale la pena di riflettere su cosa rimanga oggi di quello che storicamente ha generato la sinistra e quindi su cosa significhi essere di sinistra oggi .

L'idea di sinistra nasce  dalle teorie marxiste, che hanno avuto la evoluzione che sappiamo , ma che traevano la loro origine da un bisogno di contrastare la oppressione di regimi tirannici, di dare un nome al disagio di un popolo schiavo, di contrastare una cultura che attribuiva le differenze di classe al volere divino o a necessità storiche, a tradizioni ataviche, ad un destino ineluttabile

La filosofia di Marx nasceva in un momento nel quale il pensiero stesso di poter  cambiare la condizione del popolo, dei servi della gleba, era percepito probabilmente come osceno e blasfemo. In fin dei conti, i sovrani venivano definiti tali per volontà divina, ed a cascata tale era il motivo dell'ordine delle cose , quindi  per poter pensare di sovvertire questo ordine c'era la necessità di dare all'idea rivoluzionaria un vestito morale , una giustificazione etica .-

È chiaro che questa idea , una volta accettata, è divenuta un qualcosa di incontrollabile che ha rotto tutti gli equilibri con esiti devastanti ed imprevedibili. Ha provocato la caduta di regimi, simbolismi e schemi di comportamento, ed  ha avuto una evoluzione imprevedibile 

La applicazione delle idee di Marx ,cosi' come prima ancora  gli  eventi rivoluzionari che avevano visto il popolo proletario ribellarsi alla oppressione di oligarchie e plutocrazie, se vogliamo già dalla rivoluzione francese  ed in generale tutti i movimenti che cercavano di perseguire un ideale di maggiore equità e giustizia sociale, erano partiti con l'idea di creare un mondo nuovo e nuovi schemi di comportamento. . Schemi che pero'  avevano dimostrato nella pratica tutti i limiti di un pensiero che faceva fatica ad evolvere e che quindi finiva per ricadere negli schemi oppressivi dei regimi che voleva abbattere, basti pensare al Terrore durante la rivoluzione francese, o alla drammatica evoluzione delle Rivoluzione di Ottobre in Russia nel 1917 che ha finito per degenerare nella dittatura di Stalin. Episodi storici che a mio avviso non debbono sdoganare l'idea che il pensiero di sinistra sia sbagliato, ma semplicemente che non abbia ancora trovato la via giusta di crescere.

Innanzitutto, quindi bisognerebbe comprendere quale sia la essenza del pensiero di sinistra. Come già detto, le idee che noi definiamo di sinistra e che hanno determinato l'evoluzione storica del comunismo come noi lo conosciamo, sono nate dalla esigenza di contrapporsi a regimi oppressivi e di restituire dignità, prospettive e speranze alla area più' vasta della popolazione, il popolo o proletariato .  

Lo hanno fatto in modo violento, perché non si conosceva altro modo, ma l'intento di partenza nasceva da una richiesta di giustizia sociale. Ecco quindi che l'idea del pensiero di base rimane, rimane una idea di giustizia sociale che si contrappone ad una idea di destra classista e padronale. 

Rimane una idea di eguaglianza , che si contrappone alla idea di destra di un paternalismo padronale che regola i rapporti sociali sulla base di concessioni e non di diritti. Ora, la caduta dei simboli principali delle ideologie di sinistra ha generato ne l popolo della  sinistra una crisi di identità. 

Crisi di identità che nasce pero' principalmente  dal fatto che nel corso del novecento si sono persi di vista i valori che hanno generato il pensiero di sinistra perché essi sono stati sostituiti dai simboli. E perduti i simboli non si è stati in grado di recuperare le fila di quelle che sono i bisogni di base ai quali il pensiero di sinistra doveva dare una risposta. Il fatto che l'URSS si sia occidentalizzata, che se ne sia modificato il regime , che sia  caduto il muro non significa che sia terminata l'oppressione , che non esistano più le masse sfruttate da pochi, che non esistano più' gli asservimenti, le persone senza diritti a fronte di poche persone dotate di immensi privilegi . E' evidente che la globalizzazione, la possibilità di delocalizzare le produzioni in Paesi dove non ci sono tutele per i lavoratori, la possibilità di importare senza vincoli e di conseguenza l'impoverimento del mercato del lavoro anche  nei Paesi  maggiormente progrediti , in assenza  di politiche di protezione, sta velocemente impoverendo la classe media che sta scomparendo, sta enormemente aumentando la massa dei poveri , sta creando di nuovo come agli inizi del secolo enormi masse di persone senza ricchezza e senza diritti , mentre per converso aumenta l'arroganza delle persone di potere anche in regimi considerati "democratici" 
Questa crisi di identità del popolo della sinistra, derivante dalla scarsa capacità di analisi e dalla perdita di memoria storica, ha a sua volta creato un vuoto culturale e politico che ovviamente altri si sono preoccupati di riempire. 

Contesto italiano attuale 

Da noi in Italia questo vuoto temporaneo ha molto probabilmente   favorito l'ascesa ed il grande successo del Berlusconismo, fenomeno che  affonda certamente  le sue radici  la cultura e nella storia della destra ma che sarebbe sbagliato identificare con la destra italiana perché di essa ha soltanto estrapolato ad arte alcuni concetti, utili a creare seguito e consenso che pero'  non possono essere considerati valori  in senso assoluto, specie nel modo distorto nel quale sono stati poi utilizzati. . 

Tuttavia, per quanto della destra debba essere considerato un  fenomeno parallelo, il Berlusconismo ha avuto buon gioco nell'introdurre nel dibattito politico e culturale italiano una equazione assiomatica , che individua in  chi vi è contro un soggetto che è contro la destra, quindi di sinistra, quindi comunista, laddove il termine comunista viene inteso nel senso più' becero, il comunista dipinto dalla propaganda clericale dell'immediato dopoguerra, il diavolo che mangia i bambini, il sodale di Stalin, il fanatico accecato dall'odio contro il capitalismo che predica l'esproprio proletario, la morte dei borghesi eccetera. Il cattivo, insomma. Non a caso la propaganda berlusconiana ha prodotto storture aberranti e mistificazioni che sono arrivate sino alla definizione di "partito dell'amore" (!)del PDL da contrapporre al "partito dell'odio" che genericamente include tutta la sinistra

Concetti forti , di grande impatto emotivo che, come tutto il messaggio mediatico del Berlusconismo in realtà crea i presupposti  per una nuova ideologia, alternativa alle ideologie considerate defunte, e che in parte conta proprio sulla nostalgia di chi di queste ideologie si è sentito orfano. Una ideologia  incentrata su un culto quasi religioso della personalità del Capo (meno male che Silvio c'è, Forza Italia, i Circoli della Libertà , il Polo della Libertà eccetera) su cerimoniali pagani quali il giuramento a Silvio dei nuovi eletti, su simbolismi che richiamano in maniera artefatta a principii  assoluti, quali la libertà, la Patria, il bene del paese, la volontà degli Italiani, concetto che è stato con una notevole forzatura esteso dal ristretto gruppo delle persone che hanno votato il partito risultato vincitore delle elezioni a tutti gli Italiani , estendendo in questo modo a tutti gli Italiani la paternità della elezione di Berlusconi

Questa ideologia alternativa da una parte,  e la  martellante ghettizzazione ideologica del concetto di "gente di sinistra" dall'altra hanno contribuito a produrre disorientamento e confusione tra coloro i quali sentivano dentro di se dei valori e desideravano trovare un luogo nel quale condividerli.

Luogo che non si è concretizzato , o si è concretizzato solo in parte nel PD , divenuto  un contenitore anonimo di idee molto diverse tra loro , creatura artificiale nata dalla esigenza di creare un soggetto unico che potesse essere protagonista del cosiddetto bipolarismo, ambito che pero' è divenuto per molto tempo  territorio di dominio del  PdL.  

Oggi

La caduta del governo Berlusconi , ed i successivi esperimenti "tecnici" Monti e Letta, hanno contribuito a diluire l'attenzione nei confronti della  appartenenza ideologica, dell'etica politica, declinate in favore della esigenza di riprendere una guida del Paese. Ed è precisamente in questo punto che è emerso Renzi

Renzi

Renzi il quale ha cominciato ad utilizzare tutti gli strumenti neonati della politica, il senso di urgenza (da cui la politica del "fare" ) la propensione  a non guardare troppo per il sottile l'etica privilegiando l'urgenza, l'assuefazione del popolo all'idea di un uomo solo al comando, e soprattutto  la novità di un linguaggio veloce nel quale l'arroganza viene contrabbandata  come capacità di decidere, la prepotenza come volitività , e nel quale chiunque non lo omaggia e non la pensa come lui viene liquidato come "vecchio" che si oppone al "nuovo" ( che lui dovrebbe rappresentare,) che avanza., si  è proposto come nuovo protagonista storico di questo cambiamento 

Ma in quale direzione va questo cambiamento ? Renzi ha cavalcato il disorientamento del popolo della sinistra per introdurre concetti "nuovi" con il pretesto di indicare una nuova via ad una "nuova sinistra" . Ha incominciato a sradicare concetti e principi basilari con il pretesto di "innovare" . Ha cercato di fare passare concetti totalmente antitetici con il pretesto del "Nuovo " che avanza . Uno per tutti il fatto che la sinistra non dover preoccuparsi solo dei lavoratori ma anche degli imprenditori , citiamo una frase emblematica "Chi fa l'imprenditore, fa l'eroe perché crea posti di lavoro. Chi crea posti di lavoro confrontandosi con mercati dove si paga l'energia il 30% in meno, con meno tasse e burocrazia, chi fa l'imprenditore è un eroe. E' essere di destra? Io credo che sei di sinistra se c'è un posto di lavoro in più, non uno in meno, una speranza in più, e se ci sarà da cambiare cambieremo, la sinistra che non cambia si chiama destra."  E poi ancora più' indicativa la frase " "Noi oggi abbiamo detto con serenità che gli imprenditori sono dei lavoratori e non dei padroni e che la sinistra si candida a rappresentarli".( settembre 2014) 

Renzi ha cercato di introdurre il concetto che" è di sinistra " rappresentare gli imprenditori assieme ai lavoratori , concetto totalmente assurdo perché sono due parti sociali con esigenze fortemente divergenti, tra le quali la politica dovrebbe mediare, non possono esser parti omogeneizzate in un unico contesto, perché è chiaro che nel tema del lavoro, cioè il loro terreno di incontro/scontro , gli imprenditori la parte forte ed i lavoratori la parte più' debole, in una ipotetica unione è chiaro che si formerebbe una piramide ai cui apici si troverebbero gli imprenditori ed alla base i lavoratori senza più' possibilità di vero confronto. Del resto, non a caso la Legge 300/1970, denominata Statuto dei Lavoratori prevede espressamente che in talune situazioni Lavoratori e Datori di Lavoro non possano trovarsi nella medesima associazione (il fenomeno del Sindacato Bianco) proprio perché questo creerebbe un conflitto di interessi, destinato a risolversi nell'esclusivo interesse dei Datori di Lavoro.  Renzi ha cercato di introdurre il concetto che " è di sinistra " abolire l'art.18 della legge 300/1970, minando alla base lo Statuto dei Lavoratori perché è "vecchio" , come se i diritti dei lavoratori fossero passati di moda. Renzi cha cercato altresi' di insinuare che " è di sinistra " finanziarsi con cene alle quali partecipano imprenditori facoltosi, in grado di pagare 1000 euro a testa, che " è di sinistra " corteggiare la destra ed allearsi con Berlusconi, insultare gli avversari invece di argomentare il proprio pensiero, insultare i Sindacati e fare le leggi sul lavoro senza consultarli, imporre nuove tasse sulle case dei meno abbienti tralasciando di tassare i grandi patrimoni , fare del PD il suo partito personale eliminando (rottamando) tutti i fautori del "vecchio " pensiero di sinistra

In poche parole, Renzi sta cercando di fare passare il concetto che la sinistra , così' come storicamente nata e cresciuta, non esiste più' , .perché era composta solamente  da quella gente che l'ha sostenuta sino a qui, e che quindi è invecchiata con lei ed ora puo' andare in pensione, e che la nuova sinistra è un qualcosa di poco diverso dalla destra, qualcosa di analogo , che alla destra non  si oppone per diversità ideologica, per i principi, per le idee, per i concetti di giustizia sociale , di diritti dei meno abbienti,  ma che si confronta su temi analoghi , quasi fossero due differenti squadre di calcio.

Renzi ha preso il potere non facendo campagna elettorale ma scalando il PD dall'interno, ed una volta preso il potere ha velocemente incominciato a smontare il PD ed a modificarlo per farne il proprio partito personale . Per mantenere un equilibrio che gli permettesse di convincere il bacino degli elettori del PD, o almeno un parte e contemporaneamente corteggiare la destra, ha incominciato ad operare come un uomo della destra, creando una grande confusione mediatica per distrarre l'attenzione dei propri elettori dal fatto che le scelte da lui operate sono estremamente discutibili se viste da sinistra, e classificando come "vecchi" tutti coloro i quali giudicano le sue scelte incompatibili con un partito di sinistra e le considerano invece come appartenenti ad una scuola di pensiero di segno diametralmente opposto

In poche parole, Renzi dopo avere preso il potere ha cominciato a riprogrammare il PD a proprio uso e consumo  e per poterlo fare ha cominciato a rottamare la sinistra. 

Le persone che hanno ben chiari i principi della sinistra, o che comunque si trovano a disagio nel condividere questo modo di intendere la sinistra hanno smesso di votarlo, ma non avendo un punto di riferimento alternativo, hanno anche smesso semplicemente di votare tout court  e  questo si inserisce in un contesto di generale disaffezione al voto, per cui sebbene egli abbia perso milioni di elettori, le percentuali di coloro che lo votano rimangono stabili se non in aumento.

Percio' egli rimane solidamente in sella anche se appare sempre più' chiaro che egli rappresenta ben poco il popolo italiano, mentre rappresenta e difende molto bene quella fascia sociale di persona, trasversale a tutti i partiti , che detengono la maggior parte della ricchezza e del potere in Italia e che è comunemente nota con il nome di "casta" 

La sinistra italiana si trova così'  orfana del principale partito che la rappresentava, e non a caso si rileva una certo risveglio di interessi nei confronti dei sindacati storicamente legati alla sinistra, come la CGIL , che divengono ormai gli unici soggetti attorno ai quali puo' riconoscersi il popolo della sinistra.

Tuttavia questo punto di riferimento  non puo' essere sufficiente a canalizzare il disagio dell'intero partito del non voto derivante dalla sinistra delusa. Innanzitutto perché il Sindacato non è un Partito, con tutto quello che ne consegue, poi perché   il popolo non è solo composto da quelli che sono  o sono stati classe operaia che in qualche modo nel sindacato si riconoscono, ma sono soprattutto i componenti della nuova classe debole e disagiata, composta da precari e disoccupati, false partite iva , ed i giovani senza speranza che nemmeno cercano lavoro. 

Questo ovviamente non significa che, defunta o meglio pensionata la classe operaia,  la ideologia della sinistra sia finita, come pretenderebbe Renzi, che cerca di individuare negli imprenditori i nuovi soggetti deboli (sic) , definendo "eroi" gli artigiani ed altre baggianate del genere. 

Significa solo che la sinistra è rimasta orfana di un Partito che la rappresenti e che abbia il coraggio di individuare nella massa di disoccupati e sottoccupati , nei nuovi poveri , in quel 30,8% non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate,  tra quanti arrivano comunque alla fine mese quel  51,8%, riuscendovi  soltanto utilizzando i propri risparmi. In quella massa insomma  di milioni di persone in continuo aumento che stanno venendo emarginati dalla Società del turbo capitalismo e da un sistema che abolisce il lavoro in favore della finanza, spesso creativa  il terreno nel quale creare il germoglio di una nuova speranza

Perché è chiaro che se questa maggioranza silenziosa avesse un obiettivo, la sua massa di manovra sarebbe tale da riuscire a mandare a casa tutta la Casta, o almeno di ridurla a più' miti consigli

E' altrettanto chiaro che pensare di riuscire a coalizzare tutto il Partito del Non Voto è una pia illusione . Pero' è anche vero che un Partito che riuscisse nell'intento di ricreare un soggetto politico verso il quale le persone di sinistra si potessero riconoscere, potrebbe diventare un elemento forte, in grado di condizionare la scena politica

Purtroppo non manca nel nostro pessimistico panorama chi ha tentato, ed è in parte riuscito a catalizzare l'attenzione dei delusi verso un soggetto politico che doveva fornire una vera alternativa, solo  per poi naufragare nella propria inconsistenza, nella propria incapacità di andare oltre la protesta per costruire qualcosa di solido e stiamo naturalmente parlando di Grillo e del suo M5S 

Per cui , esaurita anche questa possibilità, l'unica via che rimane , l'unica speranza è quella che dal PD escano, se ancora esistono, quei soggetti portatori di valori veri, quei soggetti che si sono immolati per la creazione di questa specie di Frankestain politico , e che con pazienza ed umiltà ricostituiscano un percorso abbandonato troppo in fretta per ripartire, in questo nuovo medioevo post tecnologico, con un cammino che restituisca speranza e dignità alle persone.  Che si disconoscano dal pericoloso percorso che sta portando il PD a divenire il Partito Unico, il Partito nazionale al quale manca solo la F finale per rievocare un tragico passato e lo svuotino della forza che attualmente sta sostenendo un pericoloso Uomo solo al comando, e che tra l'altro sta  riducendo il ruolo di tutti gli uomini che compongono il PD a semplici comparse al cospetto del Re....uccio.

Se questo non succederà, allora vuol dire che la Sinistra in Italia  è proprio senza alcuna speranza, accompagnata della rottamazione da Matteo Renzi, 

RIP