sabato 8 novembre 2014

LA PRESUNTA "MORTE" DEL SINDACATO

Il dibattito sul cosiddetto Jobs Act di Renzi (che sarebbe più' corretto chiamare Job Attempt) ha riportato alla ribalta un tema che ritorna con sempre maggiore insistenza. IL Sindacato esiste ancora? E' morto? E' morente? Ha ancora ragione di esistere? E' al tramonto?

Questa riflessione in particolare nasce dalla lettura di un lungo servizio pubblicato sul Venerdi di Repubblica titolato : IL sindacato non c'è piu ? ....E' una domanda alla quale va data una risposta

 Credo sia corretto dire che il sindacato come era inteso negli anni 70, il Sindacato con la S maiuscola sia pure distribuito nella sua multiformità di nomi e di sigle che ha ottenuto la Legge 300/1970, altrimenti conosciuta come Statuto dei Lavoratori di cui il più' famoso è l'rt.18, il Sindacato che ha fatto la storia del lavoro, che ha regalato dignità a lavoratori che prima ( e stiamo parlando anche degli anni 50 del secolo scorso) venivano sfruttati come servi della gleba, che ha annoverato tra le sue file morti ammazzati in nome di una idea, che ha mobilitati masse enormi, che ha segnato un epoca sia effettivamente giunto al termine del suo cammino 

 Ed è giunto al termine del cammino sin qui compiuto in questa forma perchè sono cambiati i parametri che lo tenevano in vita, è cambiato il mondo, così' cambiato che siamo tornato indietro di secoli, in una specie di medioevo post moderno nel quale si stanno azzerando tutti i valori sino ad ora noti.

Nei vari articoli che si leggono a questo proposito, per esempio, uno dei dati che viene riproposto con insistenza è che elevati percentuali degli iscritti ai vari Sindacati sono pensionati. E questo è vero: in parte è dovuto al fatto che in questo Paese i Pensionati sono molti ma anche al fatto che prima le miopi politiche di liberalizzazione legate alla globalizzazione, e poi la crisi hanno prodotto le condizioni per le quali moltissimi di coloro i quali oggi in Italia sono occupati, lo siano in modo precario. E tutti i precari sanno quanto poco salutare, ai fini della conferma del posto di lavoro o di una eventuale riassunzione, essere iscritti ad un Sindacato, Poi ci sono quelli che per poter lavorare sono divenuti delle (false) partite IVA . In definitiva, gli iscritti sono di molto diminuiti nella parte dei lavoratori attivi, in parte perché si sono create le condizioni per le quali sempre meno persone hanno la possibilità, prima ancora che la voglia , di iscriversi ad un Sindacato.

Poi, certo, ci sono anche altre cause. La crisi di credibilità.   Alcune lotte, o fasi di lotta, alcune contrapposizioni perseguite dal Sindacato sono fallite, come la vertenza Fiat del 1980 terminata con la marcia dei 40.000 . IL Sindacato , in questo è evidentemente la parte più' debole perché un fallimento conta molto più' di tantissime vittorie. Non si possono intraprendere lotte senza scontentare qualcuno , ed il Sindacato in questo non ha fatto eccezione . 

 Successivamente, in particolare con l'avvento del Berlusconismo, è iniziata la fase acuta da parte della Politica e della imprenditoria del tentativo di fare scomparire il Sindacato, e non solo per motivi strettamente legati al mercato del lavoro o al costo del lavoro 

La sistematica delegitimazione del Sindacato, che procede da vent'anni, ha molto verosimilmente lo scopo di togliere di mezzo l'unico soggetto ancora portatore di democrazia in Italia. Infatti, in Politica già dal Porcellum è venuta a mancare una componente fondamentale della Democrazia che è il controllo. Il cittadino non può' più' punire il politico che non mantiene le promesse togliendoli il suo voto, ne decidere quale dei componenti della lista che vota siederà sugli scranni del Parlamento. Può' decidere allora di non votare la lista, ma il sistema elettorale ha creato una situazione per la quale le liste diventano due ed allora o vota per la lista che meno contrasta con le sue idee, magari turandosi il naso, oppure semplicemente non vota ma anche questo danneggia ben poco i politici perché minori sono i voti in gioco, minori sono le variabili possibili. 

 Questo sistema perverso ha raggiunto la sua apoteosi con gli ultimi Governi dei non-eletti, dei quali Renzi rappresenta la massima espressione: una banale scalata all'interno di un Partito al 25 % dei voti gli ha messo in mano il Paese. Certo, in questo ha avuto la complicità di una lista di colore opposto al suo, governata da Berlusconi e questo assume una duplice valenza: da un lato catalizza su di se il consenso di frange di entrambi gli elettorati, dall'altro fa passare il messaggio che votare contro di lui non serve praticamente a niente perché anche i suoi avversari si alleano con lui .

IL Sindacato , al di là di tutte le critiche, spesso gratuite che riceve, è democratico, anche se naturalmente molti non lo sanno. Sono infatti i lavoratori della base che votano i delegati che ricoprono le cariche minori i quali a loro volta eleggono i rappresentanti che votano i delegati alle cariche più' alte sino ai vertici del Sindacato. Molti non lo sanno perché semplicemente non si interessano di questo aspetto della loro vita di iscritti, che spesso disertano perché non ne comprendono la importanza, o perché molto italianamente preferiscono delegare piuttosto che decidere. Succede così' che assemblee nelle quali vengono votati i delegati di realtà lavorative che occupano centinaia di persone, vedono la presenza di poche decine di lavoratori.

Eppure il Sindacato può' rivelarsi , e probabilmente oggi si sta rivelando l'unico soggetto capace di coagulare attorno a se forze politiche e sociali motivate a fare sopravvivere un ruolo sociale del Lavoro, la dignità dei lavoratori , ma anche un minimo di giustizia sociale , un welfare degno di questo nome ed in senso più' ampio, una Società al servizio dell'uomo, del Cittadino, della Famiglia e non della finanza . L'Uomo al centro, come soggetto e non come componente di valore trascurabile. 

La Politica che alimenta se stessa, la Casta se vogliamo, il nucleo dei poteri forti questo lo sa molto bene e da almeno vent'anni, con l'avvento dei Berlusconi e del cosiddetto Berlusconismo, perpetuato anche dai Governi successivi, Monti, Letta e Renzi ha condotto un lavoro costante e logorante per annullarne l'influenza sulla popolazione dei Lavoratori.

Il sistema che è stato usato è stato quello di proporre l'idea che il Sindacato fosse un soggetto autonomo , distaccato ed estraneo dalla massa dei Lavoratori , simile ad un Partito Politico.

Paradossalmente, per smantellare il Sindacato la Politica ha attinto allo stessa avversione che i Cittadini hanno verso la politica stessa ed i Partiti, utilizzando diversi strumenti. 

Uno ovviamente è il potere mediatico, che per esempio con Berlusconi è arrivato al controllo pressoché totale delle televisioni del Paese. Il Secondo è stato quello di approfittare della debolezza del Sindacato dovuta alle prime crisi occupazionali per imporre una serie di Leggi che, con la pretesa di introdurre forme di flessibilità che aiutassero la ripresa delle assunzioni, hanno di fatto gettato le basi per un indebolimento ulteriore ed in progressione geometrica del potere di pressione del Sindacato stesso , nel momento in cui la veloce precarizzazione dei posti di lavoro ha avuto l'effetto di diminuire sia gli iscritti (i precari difficilmente si iscrivono ad un Sindacato) sia le possibilità di azioni di lotta perché la presenza di precari, che ovviamente non scioperano, nei posti di lavoro limitava di molto l'efficacia di eventuali azioni di protesta 

 Un ulteriore passo, conseguente all'indebolimento del Sindacato, è stato quello di iniziare a parlare di Leggi del lavoro escludendo di fatto i Sindacati , che si sono trovati messi alla porta in diverse situazioni, alimentando l'idea che i Sindacati fossero ormai qualcosa di isolato ed obsoleto. 

In alcuni casi , eclatante il caso di Marchionne alla Mirafiori, le parti datoriali si sono rivolte direttamente ai lavoratori con referendum o consultazioni dirette , ignorando il sindacato anche in aperta violazione all'art.28 della Legge 300 1970 (condotta antisindacale) cosa che solo marginalmente ha potuto essere arginata per le vie giudiziarie

 Il passo successivo (ed estremamente attuale) è stato quello di cercare di mettere pubblicamente alla berlina il Sindacato da parte del Governo o comunque della classe Politica accusandolo proprio delle cose che non ha avuto la possibilità di fare: accusandolo di avere voluto la precarizzazione, di non avere partecipato alla costruzione delle Leggi sul lavoro, ed in senso ampiamente generalizzato di avere "provocato la crisi" di avere "massacrato i lavoratori" e tutta una serie di accuse non definite , non articolate, lasciate alla immaginazione di una opinione pubblica decisamente ostile a tutto ciò che appare in qualche modo istituzionale  - E TUTTO QUESTO, in un ottica di contrapposizione totale, nella idea - questa si tutta italiana - che i lavoratori, Sindacati in testa, non siano una parte integrante del Lavoro, della Produzione, del Progresso, non siano una parte con cui trovare una collaborazione per il bene comune ma che siano un avversario da sconfiggere e soggiogare, con un cavallo da domare e poi mettere a tirare un aratro  senza capacita critica senza contributo intellettuale e creativo 

 A questo si somma l'ansia di molti Dirigenti Sindacali di fare autocritica ed ammenda "ammettendo" che il Sindacato "ha fatto molti errori"

 Va detto che sicuramente il Sindacato ha fatto alcuni errori, ma questi andrebbero accuratamente analizzati per comprendere quali sono effettivamente le "colpe" 

 Una cosa che va detta è che il Sindacato è stato colpevole nel non informare con maggiore puntualità e chiarezza i Lavoratori in merito a tutto quello che faceva, perché il lavoro del Sindacalista è duro ed ingrato, i risultati che si raggiungono e che possono essere evidenti a tutti sono sempre scarsi, e questo alimenta la diceria che "I sindacalisti non fanno mai niente" Il Sindacato ha probabilmente la colpa di avere cercato in maniera eccessiva di accontentare le esigenze del momento dei Lavoratori, e di avere invece fatto meno per produrre progetti lungimiranti. 

In questo pero' sarebbe bello poter fare comprendere a tutti quanto sia facile per una sigla sindacale perdere iscritti , e quindi peso nella discussione, ad ogni banale richiesta di questi ultimi non soddisfatta puntualmente.

 I Lavoratori che criticano il Sindacato dimenticano facilmente le assemblee alle quali non hanno partecipato, gli scioperi ai quali non hanno aderito, il sostegno ai propri rappresentanti che non hanno avuto il tempo o la voglia di dare. I volantini che non hanno avuto il tempo di leggere., dimenticando che il Sindacato è tale solo con la partecipazione di tutti i Lavoratori, e che non basta pagare una tessera: come in tutte le cose democratiche , risulta fondamentale l'esercizio del potere di CONTROLLO sui propri rappresentanti

 E d'altra parte , non si analizza a sufficienza il fatto che le accuse di scarsa attività, di scarsa lungimiranza , di insufficiente senso di Responsabilità ( che chissà perché devono avere solo i Lavoratori e mai Imprenditori e Politici) di mancanza di correttezza, per arrivare alle accuse di corruzione di alcuni esponenti sindacali o di utilizzo improprio di fondi , di contributi pubblici eccetera PROVENGONO DA UNA DELLE CLASSI POLITICHE MAGGIORMENTE CORROTTE DEL MONDO, CON UN PARLAMENTO AMPIAMENTE COMPOSTO DA PREGIUDICATI , indagati, collusi, in un Paese dove l'evasione fiscale è tra le più' alte al mondo , protetta proprio dalla Politica , e che non brilla assolutamente per correttezza e rispetto delle Istituzioni

 IL Sindacato non è certamente morto, ed una Piazza San Giovanni in Roma con un milione di persone a protestare ne è la dimostrazione più' che evidente . Certamente il Sindacato si deve rinnovare , deve adattarsi ai tempi odierni, nei quali non può' più' confrontarsi con la Politica perché E' LA POLITICA A NON ESISTERE PIU', ostaggio di corporazioni, personalismi, Partiti privati di questo o quel esponente politico . Il Sindacato si troverà inevitabilmente a dover gestire il ruolo difficile e scomodo di soggetto politico di riferimento per quella parte dei Cittadini che non si riconosce nella Casta , che non ritiene sia possibile uscire dalla Crisi saltando su questo o quel carretto del vincitore ma che crede che per venirne fuori bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare, ricostruire le Istituzioni prima ancora di riformarle , che bisogna ritrovare la dignità del Lavoro e dei Lavoratori, specie in questo mondo i precari, che bisogna ritrovare un equilibrio nel quale LE PERSONE VENGANO CONSIDERATE in quanto esseri umani e componenti della Comunità e non soltanto sulla base del potere economico e finanziario che sono e non sono in grado di muovere

martedì 30 settembre 2014

GUSTI DI FRONTIERA........UN'ALTRA GORIZIA

Gorizia, dignitosa e paziente. Gorizia di cui nella memoria del viaggiatore distratto, rimangono piu' facilmente le paciose ville in stile liberty  ed i loro giardini all'italiana del centro, attorniati da siepi di bosso ritagliate con severo puntiglio, che i palazzi cinque-secenteschi delle vie attigue al Castello. Gorizia dei polverosi monumenti ai caduti della grande guerra. Gorizia noiosa e solenne, con i giardini pubblici nei quali severi lampioni asburgici si levano ai bordi di spiazzi di ghiaino fine accuratamente rastrellato. Gorizia delle scuole superiori e delle caserme, del vescovado e del Seminario. Gorizia abitata da militari ormai in pensione, Gorizia dalle panetterie ancora con i banconi di legno dietro i quali si muovono commesse con camice e cuffietta,....... Una volta l'anno si trasforma

Non c'è altro posto nel quale si possa immaginare ambientazione migliore per la manifestazione Gusti di Frontiera, momento di incontro magico tra le culture di tutta Europa ed anche oltre. Gorizia, divisa da sempre tra le sue anime italiana e slovena, con l'incombente ricordo del suo passato asburgico, attraversata da sempre da migrazioni è un posto dove ciascuno puo' sentirsi a casa. In questi pochi giorni, Gorizia infatti si riscuote dal torpore dell'isolamento nel quale è rimasta sprofondata per i troppi anni nei quali le vicende politiche l'hanno trasformata nella Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari dI Buzzati. 

E come un anziana zia, che all'arrivo dei nipotini riesce a trovare l'energia per staccarsi dalla sedia a dondolo ed accendere il fuoco per cuocervi i biscotti, riscopre la sua anima di crocevia, di luogo di passaggio come se per un attimo si fossero riaperti  i percorsi carovanieri tra est e ovest , ed i mercanti in transito si  fermassero un momento per un mercato improvvisato che rompe le geometrie statiche di una citta addormentata, ne rompe gli schemi e gli usuali silenzi, e la trasforma in caravanserraglio, luogo di incontro e di celebrazione della gioia dell'incontro. Danze moderne e tribali, musiche moderne e tradizionali si fondono tra i densi  fumi delle cucine balcaniche , i fuochi di legna su cui arrostiscono i quarti di manzo dell'asado argentino le bancarelle di dolciumi e le ragazze ungheresi che preparano instancabili il Kurtoskalacs facendo rotolare cilindri di legno sulle braci per fare caramellare lo zucchero sparso sulle strisce di pasta arrotolate . Le bande di ottoni dell'est europeo fanno a gara con le chitarre elettriche dei gruppi rocke metal, che a loro modo evocano anch'essi nei ritmi e nei suoni un qualcosa di tribale e di atavico. Brillano le luci delle discoteche improvvisate, ma in molti  luoghi è ancora la magica luce del fuoco che restituisce i contorni di visi rubizzi e scintilla negli occhi e nei bicchieri di vino. E' il fuoco dei braceri , ove girano sugli spiedi interi maialini da latte,  che si riflette negli occhi dei cucinieri, uomini grandi come rinoceronti, dalle mani sapienti e delicate, e donne con il fazzoletto per  nascondere  i capelli sui cui visi severi spunta  un ruvido sorriso buono...... è il fuoco delle candele infilate nei bicchieri ed appoggiate sulle botti di legno che fungono da tavoli nei vicoli e nelle piccole piazze della città vecchia. .E' la fiamma delle lampade appoggiate sui tavoli che, solo per questa notte, ingombrano i vicoli per ospitare la festa di Gusti di Frontiera

Gorizia si anima nelle vie e nelle piazze, si trasforma e diventa una città onirica ed astratta . Nessun evento appare sproporzionato, concerti , giocolieri ed una folla straboccante ....il chiassoso capannone dei cibi sudamericani vibra di musica brasiliana, di ritmi cubani ...un argentino grida per richiamare i visitatori ad assaggiare il suo asado, e dichiara che da domani, quando la festa sarà finita, grande sarà il Suo dolore perchè gli mancheremo. I serbi, dal viso brutale e dai modi gentili cucinano montagne di cevapcici e pleskavice tra nembi di fumo vaporoso. I francesi dall'aria severa, con i loro fazzoletti al collo colano formaggio su ogni cosa, mentre gli spagnoli dai denti bianchissimi preparano la Paella in pentole cosi' larghe che non passerebbero da un cancello di casa. 

E un fiume in piena, quello della gente che esplora questo nuovo , fantastico effimero mondo.

Famiglie, mamme con i passeggini, compagnie di ragazzi vestiti tutti uguali per un folle addio al celibato, ragazze elegantissime mescolate a compagnie di motociclisti vestiti di pelle. Gruppi di adolescenti rumorose che sgomitano ridacchiando per infilarsi dappertutto, anziani dall'aria stupefatta e disorientata. Uomini donne e bambini di tutte le età e dalle origini piu' disparate, e tanti, tanti giovani, allegri ridenti, ragazze esili che portano bicchieri di birra piu grandi di loro, bambine riunite in cerchio che cercano di far volare una mongolfiera appena acquistata e che vola grazie ad un minuscolo fornello che il loro babbo tenta di accendere con il suo accendino.... E poi ragazze che sorridono timidamente dai chioschi che portano il messaggi pubblicitario dei casino' della Slovenia o di qualche località turistica dell'Austria, una bambina di forse dodici anni con un camice bianco  ed un berretto bianco in testa da cui esce una biondissima coda di cavallo cerca di attirare i visitatori al chiosco dove la sua famiglia attizza il braciere di una griglia...e poi ad un tratto, solo girando un angolo, il fragore cessa di colpo...ed in questo mondo fantastico...nelle sue vie piu' nascoste , un ulteriore incanto si compie. Antichi negozi e locali chiusi da tempo , ritrovano vita per una notte. Riaperte le saracinesche  arrugginite, riaperti portoni logori e polverosi, ospitano tavoli in legno sui quali si posano candele accese, bicchieri di vino , una vecchia ferramenta rivive per pochi giorni come enoteca, dai cassetti in legno in cui venivano riposte le viti ed i cardini da vendere, emergono i colli di bottiglie pregiate...e poi ancora altri portoni chiusi da tempo si aprono e si scoprono cortili nascosti 

Si riscoprono angoli dimenticati o mai conosciuti come fantasmi. 
Una strada di fantasmi,… di piccoli fantasmi furtivi che sussurravano nella notte. Fantasmi di bambini che giocavano, fantasmi di tricicli rovesciati e di trenini sparpagliati nella polvere. Fantasmi di brave donne di casa riunite a raccontarsi gli ultimi fatti del giorno. Fantasmi di saluti gridati da una casa all'altra. Fantasmi di caminetti accesi e di comignoli fumanti in una notte d'inverno. ( c.to Clifford Simak,  City)

Emerge il ricordo di una Gorizia che è stata, e che ancora in qualche modo sopravvive nei nostri ricordi. E' un viaggio nella memoria, senza tristezza, che evoca una dolce, piacevole nostalgia.

Un portone aperto, un vialetto tra i vecchi muri approda ad una vecchia osteria, con il bancone di legno, che ormai non esiste piu' ma che solo per stanotte sarà ancora qui . Oltre il bancone una scala si arrampica sino ad un cortile sospeso tra i tetti, un luogo magico, mattoni rossi e pietre bianche, una magnolia ed una palma, muretti e scalini. Pochi tavolini, ci sono anche qui le candele. Servono goulash o minestrone, vino di casa e pochi affettati. Un gruppo di cinque elementi, su un palco improvvisato sotto un ombrellone,  suona una musica dolce....., la gente respira appena, rapita, raccolta, attenta. Ci vogliono diverse canzoni per comprendere che queste dolci parole non sono straniere, è un gruppo friulano che mette in musica delle poesie. Il frastuono adesso è lontano, il vento leggero. Sopra di noi , le stelle, Ed una piccola  mongolfiera, gialla, sospinta da un minuscolo fornello acceso nella vicina piazza da un gruppo di bambine e dal loro papà, ondeggia, si innalza, sparisce...stella tra le stelle. C'è la musica, c'è il vino........  Gusti di Frontiera è anche questo. Buona notte....

martedì 23 settembre 2014

CARO RENZI, LO VUOI SAPERE DOVE ERAVAMO?

 "Dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia che ha l'Italia, l'ingiustizia tra chi il lavoro ce l'ha e chi non ce l'ha, tra chi ce l'ha a tempo indeterminato e chi è precario, e soprattutto fra chi non può pensare a costruirsi un progetto di vita?", 

Vuoi sapere dove eravamo, Uomo dei miracoli?
 Eravamo al nostro posto , a cercare di riportare l'uomo ed il lavoro al centro della discussione, mentre la politica scellerata  creava I presupposti per ridurre tutti noi a numeri, con l'unico scopo nella vita di produrre numeri per alimentare una sciagurata politica che in progressione geometrica ha velocemente messo la finanza al posto del lavoro, una finanza spesso "creativa" che ha prodotto la spaventosa voragine nella quale ci troviamo oggi.

Eravamo in prima linea a cercare di frenare le politche del lavoro , che con il pretesto della "flessibilità" hanno progressivamente aumentato in maniera spaventosa il precariato , quando sono state varate Leggi  che a fronte di una maggiore "flessibilità" del mercato del lavoro , si sono dimenticati le tutele per I Lavoratori 

Eravamo alla porta delle stanze del potere, dentro le  quali si discuteva del mercato del lavoro senza le parti sociali, moda che è stata iniziata dai governi di destra , dei quali il governo Renzi è degno successore, visto che la manfrina continua.( Avremo I sindacati contro? Ce ne faremo una ragione..) 

Eravamo e siamo allibiti ad ascoltare parolai senza coscienza e senza morale, che cercano di convincere I cittadini che la mancanza del lavoro non è colpa dei degli imprenditori che non investono, dei politicanti che rubano, della corruzione, del malaffare, delle collusioni tra mafia e politica , della incapacità della politica di creare dei progetti credibili, della illegalità, della burocrazia asfissiante , della mancanza di investimenti nella ricerca e nella innovazione , della scarsa o nulla credibilità delle Istituzioni, della mancanza di una politica e di una credibilità internazionale, del macigno del  debito pubblico piu' grande del mondo...... Ma che invece la colpa dei lavoratori, e dei loro rappresentanti. Come se fossero I Sindacati a produrre il lavoro. Come se fossero questi sindacati che le Leggi che regolano il lavoro le debbono ascoltare dall'uscio di una porta, a decidere. Come se fosserp I sindacati a distruggere progressivamente la Scuola e l'istruzione e quindi la ricerca, fonte di innovazione. Come se fossero I Sindacati a decidere il carico di burocrazia che un imprenditore deve sopportare, le tasse che deve pagare

Vuoi difendere I diritti di Marta 28 anni che non puo' avere la maternità e di Giuseppe 50 anni che non puo' avere la cassa integrazione? Ah, si? E perchè per difendere I diritti di queste persone vuoi abolire I diritti di tutti gli altri lavoratori? Forse che togliere I diritti ai lavoratori aiuterà questi signori? O non è che forse aiuterà te a meritarti I favori di Silvietto tuo caro? 

Dici che non bisogna restare aggrappati ai valori del passato? O perchè mai, forse che tu ne hai di migliori nuovi nuovi? E quali sarebbero? Dovremmo rinunciare alla dignità del lavoro, per te ormai cosi' demodè in cambio di cosa? Quali sono I valori del passato al quale sarebbe moderno rinunciare? La dignità del lavoro, il valore dell'uomo,  la speranza? In cambio di cosa? Di un paio di catene nuove? 
Caro Renzi, come gelataio eri patetico, volevi fare del sarcasmo ma ...diciamo che non ci sei riuscito e la chiudiamo qua.

Eppure riesci meglio come gelataio che come politico.Si dice che è un vero peccato che tutte le persone capaci di risolvere I mali del Paese siano troppo occupate a tagliare I capelli o a guidare I Taxi...oppure, aggiungo io , a rubare il mestieri al Gelataio. Perchè, per esempio , quella di distribuire 10 miliardi di euro a casaccio con la politica degli 80 euro, è proprio una idea da gelataio. O da tassista, da barbiere. Quello che volete. Comunque, da chi la politica la immagina dalla sua piccola bottega, non certo di uno statista preparato e serio

Ora riuscirai dove ha fallito il tuo padrone Berlusconi, a spazzare via I diritti dei lavoratori. Cosi' avremo l'Italia che hai sempre sognato. Tutti servi e pochi padroni, alla faccia della sinistra. Poi l'abolizione dell'art.18 farà la fine dei tuoi 80 euro, non muoverà un millimetro di PIL, ma intanto avrai guadagnato abbastanza voti dalla destra da rimanere in sella , sulla cima della Casta , quando qualcuno della sinistra, qualcuno che ha il cuore che veramente batte a sinistra,  si accorgerà della cazzata monumentale che ha fatto a votarti .

E cosi' si andrà avanti con questo bicameralismo veramente perfetto, centro destre da una parte ed il tuo finto centro sinistra in realtà piu' che a destra dall'altra

Un unica domanda.....nel lettone matrimoniale tra voi due ....chi sta a destra? 


La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.

FD Roosvelt

domenica 14 settembre 2014

UN PAPA IN UTILITARIA

INDIZI VISIVI



La foto, scattata da una fedele,  del Papa che passa per il Paese seduto sul sedile posteriore di una anonima utilitaria, suscita qualche riflessione. Nell’epoca della comunicazione globale, infatti, la visita di un Papa assume un significato diverso che in passato: un tempo , l’unico modo per vedere un  Papa e sentirne la voce era quello di recarsi nel luogo ove egli si trovasse,  compiendo un viaggio sino a Roma, (quando recarsi a Roma era un vero  viaggio) , oppure in un luogo ove egli  fosse  in visita. Quindi la visita del Papa serviva realmente a diffondere un certo tipo di presenza e di immagine. Ma oggi, nell’epoca della televisione e di Internet, vederlo ed ascoltarlo sia pure su uno schermo è divenuta cosa banale. , e quindi lo spostamento fisico del Pontefice in un luogo piuttosto che in un altro, assume un significato diverso e  fortemente simbolico. Ora, siamo abituati in tutti i campi a vedere i simboli porti in un certo modo, esaltati, rafforzati. E non a caso, la celebrazione di Redipuglia ha visto la preparazione di un cerimoniale adeguato. Ma a questo cerimoniale, papa Bergoglio si è in parte sottratto, e la celebrativa ed imponente “papa mobile” è stata sostituita da una vettura sulla quale normalmente si spostano le Famiglie. E ad una gita in famiglia sembra assomigliare l’immagine nella quale il  Pontefice , seduto sul sedile posteriore dell’utilitaria vicino al finestrino aperto, saluta con la mano, ed il cenno benedicente, costretto dalla ristrettezza dell’abitacolo e dal finestrino che non si puo’ abbassare completamente (sicurezza bambini) assume le sembianze del cenno sbarazzino con la mano che potrebbe appartenere appunto ad un anziano zio che sta partendo per una gita con i famigliari.
Ora, una vista pastorale a Redipuglia è certamente un fatto storico, accade circa una volta ogni vent’anni che un Papa si rechi nella nostra Regione, ed un certa ritualità è cosa forse non dovuta ma di certo attesa. Se pero’ da un lato questo atteggiamento di rinuncia ai simbolismi del potere, come le vetture lussuose, puo’ essere letto come un segno di avvicinamento alla gente comune, dall’altro fa anche pensare in senso piu’ ampio  ad un desiderio di rinunciare agli orpelli ai quali la Chiesa si è sempre in qualche modo appoggiata per “stupire” i fedeli. Ogni volta infatti che in occasioni diverse viene chiesto ad esponenti della Chiesa  quale sia il senso di tanta magnificenza nelle Chiese e nei tesori del Vaticano di fronte alle miserie del mondo, le motivazioni che emergono convergono sul bisogno di celebrazione della fede e, di base, di offrire una certa immagine della Chiesa che incuta in qualche modo anche soggezione e rispetto. Il papa in gita nella Volksvagen blu non incute soggezione, ma simpatia ed immediatezza anche se la sua vettura era al centro di un corteo e di una scorta e suggerisce il concetto importante che forse di certi orpelli ormai la Chiesa puo’ fare a meno. E’ un messaggio, per cosi’ dire, politico, che si presta a molte interpretazioni e che potrebbe suscitare non pochi mal di pancia ad un certo clero. Un atteggiamento che, se da un lato ha deluso diversi fedeli , privati della possibilità di un certo tipo di manifestazioni di giubilo, sulla lunga distanza potrebbe assumere un forte significato, capace di cambiare e molte cose nella Chiesa.




martedì 2 settembre 2014

IL RE NUDO CON.....UN GELATO IN MANO



Abbiamo visto tutti, credo, il siparietto tragicomico di Matteo Renzi, Presidente (?) del Consiglio, davanti a Palazzo Chigi, con il gelato in mano. L'idea di Renzo era di ripondere in maniera ironica ad un articolo del prestigioso settimale inglese ECONOMIST , traendo spunto dalla illustrazione di copertina che lo ritraeva , appunto, con  un gelato in mano, assieme alla cancelliera tedesca Merkele ed al Presidente francese Holland in piedi su una barca formata da un biglietto da venti euro che affonda, mentre un Draghi scamiciato tenta con un secchio di svuotare l'imbarcazione per evitare il naufragio.
Il titolo tradotto in italiano è «Quella sensazione di affondare (ancora)» e riguarda le difficoltà economiche che sta attraversando l'eurozona.  L'articolo parla appunto della crisi dell'Europa dell'Euro, indicando cause e possibili scenari, descrivendo le condizioni attuali, in deterioramento rispetto all'illusoria ripresa dei mesi appena trascorsi, e inquadra le situazioni delle tre maggiori economie, Germania Franecia ed Italia sottolineandone le criticità .

Quanto al significato del gelato, ecco , chi lo giudica il simbolo odierno della italianità in passato caratterizzata da spaghetti e mandolino, chi invece ci vede l'intenzione di definirfe Renzi come un bambino che mangia il gelato inconsapevoole della rovina incombente... Ma quale che ne sia il significato, Renzi ha voluto costruire questa scenetta, facendo venire davanti al palazzo romano  un carretto di gelati della prestigiosa ditta Grom, con un costo della operazione che sembra sfiorare i 1000 euro non si sa bene pagati da chi.  

IL seguito è noto, e la scenetta che voleva essere spassosa ed ironica e  restituire di  Renzi una immagine vincente in realtà si è rivelata stereotipata e vacua, non ha scatenato un ideale applauso ma è caduta nel vuoto. Il finale di Renzi che dopo avere inutilmente offerto il gelato a tutti si allontana cacciando in mano l'ormai scomodo cono sgocciolante in mano ad una collaboratrice , è emblematica della riprova che l'immagine di Renzi si sta rapidamente logorando.

Forse qualcuno comincia ad intuire che dietro a questo rumoroso e chiacchierone giovinotto dalle belle speranze, non c'è tutto quello che si immaginava. Matteo Renzi si è proposto come l'uomo uragano che doveva rottamare tutto e tutti , cambiare l'Italia prima in 100 giorni poi adesso sembra in mille... Ma che sino ad ora non ha creato null'altro che una grande confusione, un grande polverone che rende difficile comprendere i contorni di quello che sta succedendo e che in realtà è molto diverso da quello che alla gente piace immaginare,

Infatti, il grande rottamatore è riuscito a rottamare solo la parte piu' a sinistra del suo partito, quella che avrebbe potuto mantenere la barra un poco a sinistra e mantenere una identita al PD , mentre che ha tutt'altro che rottamato, per esempio, Berlusconi.  

Quello che ha fatto il grande innovatore non è stato altro che blindare la Casta, una Casta che correva il rischio di sbriciolarsi perchè , tra astensionisti e grillini il margine dei voti si stava pericolosamente riducendo , e si rischiava di dovere cambiare veramente le cose. Per cui, con grande abilità dialettica e manipolatoria, dichiarando di volere cambiare l'Italia, e strombazzando a quattro venti riforme di ogni tipo che cosa ha fatto? Ha distribuito 80 euro a pioggia, con un intento ed effetti non dissimili dalla manovra di Berlusconi sull'ICI, e sta galoppando a spron battuto su riforme che nulla hanno a che vedere con la ripresa economica dell'Italia, il lavoro , la disoccupazione e le cose veramente importanti. Detto tra noi, se i dieci miliardi utilizzati nella manovra degli 80 euro  fossero stati utilizzati per saldare parte del debito che lo Stato ha con le Imprese, questo si che avrebbe dato fiato e fiducia all'economia....ma non era abbastanza attraente come  spot elettorale. 

Invece eliminando il Senato, e modificando legge elettorale e Costituzione quanto basta, riusciranno, questo si,  a blindare  per bene la Casta, composta ormai di persone che non fanno nemmeno finta di appartenere a questo o quel partito, nel grande calderone di questo compromesso tra PD e PDL che fa veramente impallidire quello cosiddetto storico degli anni 70 tra DC e PCI.

Ora, in Europa, se non altro nel Regno Unito, qualcuno riesce a vedere che i vestiti nuovi dell'Imperatore non esistono , e che il Re è veramente nudo.Certo, non lo vogliono vedere tutti coloro i quali lo hanno sostenuto, aiutandolo a sbarazzarsi dei vecchi leader del Partito , in quella eterna,  affannosa ricerca tutta italiana dell'"Uomo della Provvidenza" del Deus Ex Machina che scende dalle stelle e risolve tutti i problemi, consentendoci di continuare la nostra vita senza impegno, senza senso dello Stato, di continuare insomma a delegare e lamentarsi. 

Ma credo che sia ora di accorgersi che il nostro Renzi non è parte della soluzione ma bensi parte del problema, e che il Re , con tutte le sue chiacchiere e le sue battute, è nudo. Con in mano, gocciolante e mezzo sciolto,  un patetico gelato. E noi, che siamo intorno a sostenerlo se non altro con il nostro silenzio acquiescente, ben presto in mano avremo solo...il classico cerino

lunedì 11 agosto 2014

L'ECONOMIA DEL LITORALE TRA PORTOPICCOLO ED IL RIGASSIFICATORE

Inaspettato e sorprendente,il  villaggio   inaugurato in questi giorni a Sistiana e battezzato Portopiccolo , offre una atmosfera particolare. Concepita come la materializzazione dell'immagine che si puo' avere di un ideale paesino costiero, con le case innestate con grazia le une sulle altre ed inerpicate sulla costa, il porticciolo , la piazzetta, le stradine in salite con gli ampi gradini che ricordano forse i vicoli di Napoli,. ....gli scorci che evocano dejavu' di film italiano in bianco e nero della prima metà del secolo scorso , la cura dei particolari e l'utilizzo di materiali naturali , si fa fatica a pensare ad un opera appena realizzata. Portipiccolo è appena nato e già è storia.


 I progettisti sono riusciti a donare a questo villaggio un qualcosa che risveglia l'istinto ancestrale del rifugio, del nido.....della casa. Sono riusciti a cogliere quel qualcosa di indefinito che fa la differenza tra un paese veramente vissuto ed una finzione scenica, e proprio per questo a Portopiccolo non ci si sente estranei. Sicuramente un progetto ben pensato e ben realizzato. Sorprendente, appunto , perchè per quanto se ne abbia sentito parlare, il suo impatto riesce comunque a stupire. 
Il target di persone per le quali è stato pensato è naturalmente di altissimo livello, e risulta evidente che non ci potranno essere compromessi rispetto al livello dei servizi che verranno offerti , e di conseguenza della attenzione che verrà posta nell'indirizzare la tipologia dei frequentatori.
L'elevato impegno economico richiesto per acquisire, per cosi' dire, il diritto di cittadinanza in questa piccola oasi terrena , richiede evidentemente la contropartita di un contorno adeguato, sia in termini di servizi che di riservatezza,  che permettano il formarsi di un club ristretto ed esclusivo. Già dopo il primo giorno, la passeggiata lungo la struttura in teak ove si trovano le postazioni per il bagno di sole, con angoli riservati e immacolati ombrelloni è stata inibita al passaggio di chi non usufruiva dei servizi offerti, ed è facile immaginare che presto vi saranno limitazioni all'accesso, se non altro in termini di abbigliamento. I prezzi dei servizi offerti, dalla spiaggia ai bar faranno il resto. 
Niente di male sia chiaro. Se questa struttura dovesse decollare come previsto dagli investitori che vi hanno dato vita, diverrà un punto di riferimento capace di veicolare sul litorale risorse non indifferenti, a partire dall'acquisto degli immobili di maggiore pregio esistenti nella zona , da parte delle persone facoltose che si troverebbero a gravitare attorno alla piazzetta della Portofino dell'Adriatico, per continuare con i locali capaci di offrire i prodotti tipici  che è facile immaginare potrebbero trovarsi a divenire meta della ricerca di "qualcosa di speciale"  da parte di chi si trovasse a trascorrere qui  le sue vacanze dorate . Potremmo poi pensare alla nautica, ed alle lussuose imbarcazioni che si contenderanno le bitte di Portopiccolo, ed a tutto l'indotto che un luogo di lusso potrebbe portare nella zona,. 
Portopiccolo potrebbe diventare un motore importante per l'intera area del litorale giuliano.
Tuttavia , a circa cinque chilometri in linea d'aria , è in fase di costruzione un rigassificatore di gas, un progetto imponente che prevede scavi e dragaggi per i prossimi due o tre anni, e successivamente un bel bombolone di gas con tutti i rischi ad esso connessi a , oltre ovviamente  ad un traffico di metaniere , ed al relativo inquinamento derivante da emissioni, eventuali dispersioni in mare di carburante o altri inquinanti ecc.
Naturalmente anche un rigassificatore  è potenzialmente un catalizzatore di investimenti,  ed è suscettibile di creare economia e posti di lavoro, anche se vanno considerati i posti di lavoro che verranno perduti per la inevitabile cessazione delle attività di mitilicoltura e pescicoltura, oltra ad eventuali ripercussioni sulla nautica da diporto. 
Per cui è evidente che dovrebbe essere la politica ( se possibile con la P maiuscola) a valutare  le esigenze ed i costi benefici di tutte le operazioni che intervengono a modificare le fonti di sviluppo del Territorio per mitigarne e se possibile superarne i contrasti. Perchè perseguire l'obiettivo di una sviluppo turistico della nostra Regione , peraltro un settore che "tira" danneggiando la costa appare decisamente in contraddizione . Analogo ragionamento vale per la pesca e le acquacolture varie. E si spera che di tutte queste operazioni non succeda che per scarsa capacità di valutazione delle priorità ed incapacità tutto si risolva nell'ennesimo mucchietto....di mosche in mano.





domenica 27 luglio 2014

ALFANO E IL TOTEM STORICO DELL'ART.18

"Al governo e a Renzi diciamo chiaramente che sull'articolo 18 noi non scherziamo, non è uno slogan elettorale. Vogliamo che quel totem venga abbattuto: anche per Renzi significherebbe abbattere un vecchio totem della sinistra". Sono le parole che il Ministro Alfano ha pronunciato in un suo pubblico intervento nei giorni scorsi a proposito dei patti del suo partito con il Governo. 

E' piu che certo che l'art.18 rappresenta un Totem per la sinistra Perchè per la sinistra (la "vera " sinistra ) la giustizia sociale è un credo irrinunciabile. Mentre per la destra , che sia di Alfano o Berlusconi non cambia nulla, è importante privare il popolo dei propri diritti e delle proprie tutele in modo da instaurare una dittatura di fatto basata sul ricatto sociale:

L'art.18 infatti (della Legge 300/1970 per chi non lo sapesse) recita testualmente 

"Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. - 

Questo è il primo capoverso, che in pratica lo riassume . Per onor di cronaca riporto il resto : 

Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l'invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'art. 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto.
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'art. 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore."

L'art.18 dice solo che non si puo' licenziare un lavoratore solo per un capriccio. L'art.18 difende la dignità del lavoro e pone una questione morale sulla esistenza idi un rapporto di lavoro. L'art.18 da al Lavoratore riconoscimento e dignità. L'art.18 in un Paese in cui non c'è mai stato un mercato del lavoro facile rappresenta un punto fermo che identifica il lavoratore come persone a non come oggetto.
Perchè lo si vuole a tutti i costi abolire?

Il perchè è intuibile: con la abrogazione di questa norma,chi potrebbe impedire al datore di lavoro di licenziare un lavoratore solo perchè sindacalista? O perchè chiede il pagamento degli straordinari? O perchè protesta per la mancanza di applicazione dell norme di sicurezza? La possibilità di licenziare senza motivo aprirebbe a datori di lavoro senza scrupoli la strada per un potere assoluto. L'art.18 è una diga dietro alla quale c'è l'anarchia nel mondo del lavoro e quindi la scomparsa di ogni diritto e di ogni tutela. 

E' chiaro che la destra, alla quale preme  tutelare i privilegi della classe dominante, ha tutto l'interesse ad aumentare il divario tra ricchi e poveri ed aumentare a dismisura il potere degli imprenditori nei confronti dei lavoratori. 

Ed è una tutela degli interessi di un club abbastanza ristretto che pero'  contrasta con gli interessi del Paese. Perchè dovrebbe essere evidente che in un rapporto di lavoro chiaro e trasparente, in cui vengono riconosciute le reciproche dignità ed nel quale tutti collaborano per il raggiungimento del bene dell'Azienda, che poi è bene per tutti,  il problema non sono le tutele dei Lavoratori, ma semmai  il costo del Lavoro che è esorbitante per l'enorme numero di tasse che ci gravitano sopra. Ed anche questo rappresenta soltanto una parte del problema, perchè la realtà è che le Imprese italiane, e l'intero sistema Paese risentono di una cultura sbagliata, di una visione di bassissimo profilo, che sta velocemente retrocedendo il nostro Paese verso il basso della classifica dei Paesi industrializzati. E' una cultura di profitto immediato a scapito della progettualità del futuro, di immobilismo, di autoreferenzialità, di mancanza di coraggio e di inventiva, di mancanza di investimenti e di  innovazione. Marchionne ha condotto una battaglia epica per privare i lavoratori Fiat di una parte consistente dei loro diritti, ma continua a produrre la Panda , sulla quale il costo del lavoro incide solo per il 7 % (sette percento) . Se non le vende appare chiaro che i problemi sono altri. O no? Nel nostro Paese non si investe nella formazione, non si investe nella innovazione, si continua stolidamente e bovinamente  scaricare le  colpe della crisi sui  Lavoratori  , per evitare una seria analisi dei problemi, che evidenzierebbe le colpe di  una classe dirigente e politica incompetente ed inadeguata. Che evidenzierebbe le responsabilità della Casta . Di quella Casta di cui Alfano fa parte ed i cui privilegi vuole difendere

Se vogliamo parlare seriamente di Lavoro, dobbiamo dire che il rapporto di lavoro non è un ghiribizzo del Datore di lavoro, non è un rapporto nel quale valgono solo gli interessi di una parte, ma è un rapporto che impegna entrambe le parti in causa allo stesso modo e con la stessa dignità. L'instaurazione di un rapporto di lavoro, per la parte datoriale fa parte di un progetto economico , di un piano industriale basato su calcoli, commesse , profitti , sviluppo. Ma per il lavoratore fa parte di un progetto di vita, sul quale si fonda la possibilità di acquistare una casa, di progettare una famiglia ed in ultima analisi di creare la Società e di fare girare l'economia del paese. E ' giusto dunque che un contratto di lavoro, come del resto tutti i contratti, impegnino entrambe le parti.


Quindi nel 1970 , con questa Legge, oltre a rimarcare i principi contenuti nell'art.41 della Costituzione, si sono affermati postulati che sono fondanti per il progresso e la affermazione della Società moderna. Postulati che oggi in Europa hanno preso il nome di Responsabilità Sociale di Impresa, che si riflettono nell'Accordo Europeo sullo Stress lavoro Correlato del 2004, che sono insomma i postulati di quella volontà di riportare la centralità sull'uomo e sul lavoro, in modo particolare dopo che la spaventosa crisi che sta attraversando il pianeta ha evidenziato la drammatica fragilità della economia finanziaria.


E' quindi ancora più' curioso sentire dalle labbra di vari politicanti la affermazione che la rimozione dell'art.18 sarebbe chiesta dall'Europa.

Sembra invece evidente che in realtà una certa parte del Paese, una certa parte Politica, assieme ad una consistente parte dei poteri forti della Economia del Paese, stiano cercando di approfittare della crisi, e quindi della debolezza delle classi lavoratrici, per portare un colpo mortale ai diritti dei lavoratori e quindi acquisire un potere enorme. 

Vale la pena di dire, a questo proposito, che nella quotidianità delle cause di lavoro l'art.18 appare poco, secondo le statistiche circa nel 1 % della cause di lavoro, e che in un anno porta a circa un centinaio di reintegri su una popolazione di lavoratori di decine di milioni di persone. Ma rappresenta sicuramente un deterrente, ed una affermazione di principio.

Appare chiaro che, senza l'art.18 i primi ad essere licenziati dal capriccio del datore di Lavoro sarebbero quei lavoratori che reclamano diritti, che protestano per le ingiustizie, che chiedono la applicazione delle misure di sicurezza eccetera. E che quindi si verrebbe a creare progressivamente una classe di lavoratori passivi e senza diritti .

Discutere su questo articolo insomma non è finalizzato a dare forma, a riformare al mercato del lavoro, ma può' essere finalizzato soltanto a sbilanciare in maniera assoluta ogni rapporto di lavoro a vantaggio dei datori di lavoro.

Per riformare il mercato del lavoro si potrebbe ridiscutere la definizione di giusta causa, di giustificato motivo, si potrebbero raggiungere accordi su cosa si possa intendere per valida ragione per licenziare. Ma toccare il principio che difende i lavoratori dall'ingiustizia no

Sarebbe come abrogare la Costituzione o la Carta dei Diritti dell'Uomo. Ma del resto siamo in un momento storico sociale e politico nel quale tutto sembra possibile, abrogare la Costiuzione, abolire i diritti..... Mi sembra che i componenti di questa Casta di questo scempio stiano facendo a gara per chi arriva primo. Uno scenario, fatte le dovute proporzioni, molto simile al periodo della fine dell'Impero Romano ...ma la Storia, evidentemente, non insegna nulla...