Risulta come minimo straordinaia la comunicazione del Presidente del Consiglio Monti secondo la quale il Governo, nel decidere il mantenimento della linea "dura" contro i manifestanti NO TAV e nel proclamare la convinzione del Governo stesso della importanza di continuare nella cantierizzazione della linea TAV in Val di Susa ha basato le sue decisioni sulla valutazione di un documento ove venivano analizzati nel dettaglio i costi ed i benefici dell'opera. E' una cosa straordinaria perchè questo documento, sino ad ora, non l'ha mai visto nessuno. Non è dato sapere se l'abbia vista nemmeno lo stesso Monti , dal momento che , nei suoi annunci televisivi , ha elencato solamente alcuni presunti vantaggi, ovvero la maggiore velocità di trasporto delle persone da una città all'altra, senza indicare in che modo questa velocità rappresenterebbe un vantaggio economico, e sopratutto nei numeri se questo vantaggio presunto fosse in grado di coprire gli enormi costi della TAV in questione. Da questo tipo di comunicazione infatti possiamo legittimamente comprendere che non si parla di analisi costi/benefici ma che vengono come al solito presentati alcuni presunti benefici e che quindi viene sbandierato come dato tecnico quello che invece è soltanto un assioma politico: la TAV come postulato .
E' del tutto evidente che se questo documento esistesse e fosse realmente attendibile, sarebbe stato un arma formidabile per contrastare e forse annientare i movimenti NO TAV . Chi si occupa seriamente di TAV infatti , e chi scrive se ne occupa da dieci anni, sa benissimo che le motivazioni NO TAV sono razionali , basano su fondamenti tecnico scintifici molto validi, su analisi del traffico, prospettive di sviluppo , che tra i sostenitori del movimento NO TAV vi sono illustri economisti, ingegneri dei trasporti , geologi eccetera mentre la politica sostiene la TAV sulla base di affermazioni ideologiche in cui si abusa dei termini di "strategico" ( cio' funzionale ad una strategia.... Che pero' non è dato conoscere) irrinunciabile, sino al fatidico "L'Europa lo vuole" che assomiglia tanto a quel "Dio lo vuole" che si volle alla base delle Crociate ( delle quali ricordiamo stragi e massacri ma sulla cui valenza religiosa è lecito discutere)
Parlare quindi soltanto di benefici magnificando la velocità senza analizzare i costi, è chiaramente capzioso e fuorviante. Vorrei chiedere al Presidente Monti cosa ne penserebbe di un contadino, che per raggiungere un suo fondo distante tre chilometri dalla sua abitazione, pensasse di costruirsi una autostrada a sei corsie tra il fondo e la sua abitazione e si comperasse una Ferrari per correrci sopra. Sicuramente ci sarebbe il vantaggio che il contadino potrebbe andare al lavoro in pochi secondi. Ma credo che per recuperare i costi non basterebbe un era geologica
Appare quindi come un clamoroso passo falso questa affermazione del Governo su una attenta analisi dei costi e benefici dell'operazione TAV , ed uno schierarsi acritico con i Governi precedenti.
Parallelamente a questo atteggiamento è insorta una vera e propria offensiva mediatica, nella quale giornali e televisione fanno a gara per dipingere i NO Tav come esaltati, terroristi, ignoranti, NIMBY. Vengon intervistati illustri professori chi dichiarano l'importanza della TAV senza mai portare numeri e cifre a sostegno delle proprie tesi, neanche Mario Virano commissario per la TAV in Val Susa intervistato a lla trasmissione "In Mezz'ora" di Lucia Annunziata, tante parole ma neanche un numero, a parte la cifra di 2,7 miliardi i euro annunciata per una fase del progetto che pero' non è stata ben specificata. Consideriamo che la galleria sarà lunga 57 chilometri e che per una galleria di 30 chilometri tra Ronchi dei Legionari e Trieste in roccia carsica a livello di pianura e quindi meno costosa della montagna, sono stati preventivati 4,5 milardi di Euro, ed appare chiaro che la cifra enunciata da Virano è un chiaro tentativo di deviare l'attenzione dai veri costi citando artificiosamente solo una piccola parte del lavoro complessivo. Mentre i NO TAV intervistati nelle trasmissioni vengono continuamente zittiti anche dai conduttori, anche nelle emittenti meno sospette come di recente anche nella trasmissione Piazza Pulita su La7.
L'ultima invenzione della propaganda, ora, è quella di proporre interviste a sedicenti "SI TAV" movimento improvvisamente scoperto- La tecnica è banale quanto efficace: si intervista un NO TAV, preferibilmente pacifico, e poi di seguite tre persone che sostengono la TAV: ed il gioco è fatto: per lo spettatore ignaro il messaggio appare chiaro, i NO TAV sono una minoranza di esagitati.
Numericamente parlando, effettivamente i NO TAV non sono probabilmente i piu' numerosi. E molte persone intervistate nel corso di trasmissioni radiofoniche e televisive si dicono possibiliste per questo o quel motivo. Si dice anche che protestare contro la TAV è anti democratico perchè organismi democraticamente eletti hanno preso questa decisione. Ma il punto fondamentale che si cerca di eludere in ogni modo è il seguente; quante delle persone che sono possibiliste verso la TAV conoscono effettivamente e fondo il problema? Quante persone hanno la possibilità di esprimersi in vera democrazia perchè sono stati messi nella condizione di conoscere tutti i termini del problema?
La risposta è sconfortante. Chi vuole la TAV appartiene a due categorie: una delle due è quella dell persone che conoscono superficialmemnte il problema, e sono molte a causa delle diffusa controinformazione , e che vengono convinte dall'idea della veolcità, della possibilità di viaggiare, dal vagheggiato trasferimento del trasporto dalla gomma alla rotaia senza un idea precisa del bilancio costi/benefici non solo in termini monetari ma anche in termini ambiantali: sono gli ILLUSI, coloro i quali si fanno cioè illudere dalla propaganda di regime e non sentono il bisogno di approfondire e di capire. Poi ci sono coloro i quali sono ben informati sulla TAV ma sono comunque favorevoli perchè sono o sperano di entrare nel business. E questi sono i COLLUSI
Ritengo che tra i politici di mestiere , qualli che decidono il nostro destino, non abbiano il diritto di appartenere alla categoria degli ILLUSI perchè non è possibile tollerare l'ignoranza su una questione che ha visto la mobilitazione di un intero popolo, sino a portare famiglie, donne, bambini a farsi bastonare dalla polizia per difendere la propria terra . L'ignoranza non è ammessa. Credo percio' che tutti i politicanti che appoggiano queste decisioni appartangeno alla categoria dei COLLUSI
Il calcolo politico dei COLLUSI si basa sul fatto che la corretta informazione fa molta fatica a diffondersi, perchè la maggior parte dei mass media diffonde la informazione di regime, e quella poca che gira, nella maggior parte su Internet viene ad arta inquinata da fantomatici ed improvvisati SI TAV, ed altri soggetti che creano una ridondanza di informazione nella quale è difficile distinguere il falso dal vero . In questo modo possono permanere nel business con un rischio molto ridotto di doverne in qualche modo un giorno renderne conto agli elettori
Tuttavia è evidente che della categoria dei COLLUSI fa parte anche il Presidente Monti con tutto il suo governo, Cosa che lascia beno poca speranza per il futuro di questo Paese.
Ecco allora che si comprende bene la valenza politica del movimento NO TAV. Non che si debba considerare il movimento NO TAV in maniera diversa da quello che è, un movimento spontaneo di persone che difendono il proprio futuro senza particolari connotazioni politiche . Ma il movimento si trova oggi, quasi incidentalmente, a rappresentare un vero e proprio movimento di Resistenza, contro un regime non democratico , che persegue fini che non sono nell'interesse del popolo italiano mediante la diffusione di menzogne propagandate ad arte.
Un movimento nel quale si incontrano moltissime persone che si riconoscono nei valori di libertà, democrazia, che aborrono le mistifcazioni della politica, che inseguono il sogno di una Società piu' giusta.
Quando sentiamo parlare di black block, di frange estremiste eccetera pernsiamo che anche i partigiani della nostra Resistenza venivano all'epoca definiti "banditi". Certo , il paragone sembra ardito, ma lo è sino ad un certo punto.
La pericolosità per il regime che è insita in questo movimento, che si cerca di minimizzare e screditare in ogni modo, è che suggerisce l'idea che i Cittadini, contribuenti, elettori possano non essere per forza una massa di pecore da tosare e macellare a piacimento, ma che siano un massa di individui pensanti, che possono decidere di scegliere liberamente .E decidere di non credere alle balle del regime e di riappropriarsi del proprio futuro
La repressione mediatica del movimento, senza esclusione di colpi, (esemplare il tentativo di Mario Virano oggi alla trasmissione "in mezz'ora" di tracciare un improbabile quadro politico del movimento) tenta di contenere la forza di un movimento dotato di grande energia e di grande determinazione che sembra dotato di molte vite, ed è la forza dei puri di cuore.
Sia nostra la forza di fermare questi politicanti cinici e bari. Nessun voto, mai piu', a chi è colluso con la TAV , che non è una ferrovia ma una grande, immensa , degradante menzogna
domenica 4 marzo 2012
giovedì 1 marzo 2012
LA REPRESSIONE IN VAL SUSA: PROVE TECNICHE DI REGIME
L'episodio che ha visto un manifestante NO TAV contrapporsi in maniera provocatoria ad un carabiniere è stato largamente sfruttato dalla propagande di regime, dai telegiornali, dalla stampa, per cercare di creare un aura di eroismo attorno le forze dell'ordine che stanno reprimendo la protesta NO TAV in Val di Susa .un modo di fare che credevamo confinato al passato, I servizi dei telegiornali, in particolare il TG 2, con le sue sviolinate tra Val di Susa e parallelismi con Pasolini assomigliava molto ai filmati dell'Istituto Luce ai tempi di Mussolini
Questo è ciò' che appare naturalmente nelle trasmissioni ufficiali. Chi ha voglia di cercare la verità può' navigare su Youtube dove facilmente troverà quello che la televisione di regime non trasmetterà mai: poliziotti che caricano manifestanti inermi, con famiglie e con bambini, sparo di lacrimogeni illegali e cancerogeni, addirittura un lancio di sassi ed oggetti da parte dei poliziotti dall'alto di un ponte verso manifestanti impossibilitati a reagire la scorsa estate
E' evidente che le lobbies economiche e politiche che vogliono proseguire nell'accantieramento della TAV e delle opere accessorie, cominciano a sentire che tutto lo strapotere del regime e delle forze dell'ordine non è sufficiente a garantire l'impunità di fronte alla violenza che si sta compiendo versa l'intera Valsusa e quindi cercano di fabbricare in qualche modo un artificiale consenso
Ogni violenza della quale si rendono protagonisti i manifestanti NOTAV , blocchi stradali , ferroviari , qualche scapaccione viene enfatizzata all'estremo, mentre vengono taciute le violenze della polizia, ma anche e soprattutto vengono taciute le violenze , le prevaricazioni della politica. Le violenze che sono state compiute contro le popolazioni della Val di Susa sono molte ed articolate. Innanzitutto la menzogna, continua, articolata, insinuante, capziosa con la quale si cerca di giustificare la operazione TAV , con dati e dichiarazioni false, che sarebbero facilmente peraltro sgonfiabili con il ragionamento ma che vengono propagandate con insistenza , in assenza di un reale contraddittorio e sono diffuse in modo populista e demagogico potendo contare su un poderoso sistema di comunicazione . Eppure, a chi conosce l'argomento in maniera approfondita è palese che non è il NO alla TAV ad essere ideologico e pregiudiziale, ma il SI
IL NO alla TAV può' contare su pareri autorevoli di scienziati, ingegneri del traffico, geologi , esperti di trasporti.
Il SI si basa su dichiarazioni ideologiche di politicanti di carriera: con grande uso della parola "strategico" ( ma non si spiega mai quale sia questa "strategia" , indispensabile (forse agli affaristi che con essa si arricchiranno) .
Cavallo di battaglia dei politicanti che vogliono la TAV sono ; progresso ( ma distruggere una valle per iniziare un opera inutile che non verrà mai terminata perchè i soldi non ci sono non si puo' certo chiamare progresso) anche se non spiega dove ci dovrebbe portare questo progresso, strategico (già commentato) e poi la frase mitica " se non lo facciamo noi lo faranno gli altri Paesi europei a Nord delle Alpi " cosa estremamente ausipicabile ma che non succederà mai perchè nessuno è fesso e corrotto come noi e disposto a farsi distruggere il territorio e l'economia per questa follia.E poi diciamocelo chiaramente. Sono dieci anni e piu' che l'Italia temporeggia su questa operazione, e l'Europa continua a concedere proporghe. Se fosse un affare possiamo veramente pensare che Austria e Germania non si sarebbero imposte da tempo per scipparci il business?
Quindi , il popolo della Val Susa sono anni che subisce la violenza della menzogna, i soprusi di carotaggi e ispezioni abusive, occupazione abusiva ed illegale di terreni, valutazioni di impatto ambiantale artefatte, provocazioni, pressioni economiche e psicologiche ove si arriva persino ad avere persone infiltrate che proclamandosi valsusini invocano la TAV in maniera non dissimile nella quale dopo la fine della seconda guerra mondiale infiltrati titini invocavano a Trieste e Gorizia l'avvento della Jugoslavia
Traditi dall'Italia , traditi dalla politica ivi compreso quel carrozzone politico di centro destra con targa di sinistra che è ormai diventato il PD , ridotti dai mass media a Nimby, ad esaltati , a minoranza di esagitati hanno saputo portare avanti una campagna di protesta pacifica e non violenta degna del mahatma Gandhi, che ha radunato folle enormi anche nel freddo , nella pioggia e nel disagio.
Poi , nella migliore tradizione della vigliaccheria e della disonestà intellettuale a cui ci ha abituato la politica italiana, non appena la esasperazione di questa gente che si vede scippata la casa e la terra da parte di politicanti corrotti ha toccato momenti di "violenza" ( ovvero un manifestante che chiama "pecorella" un carabiniere, manco l'avesse ammazzato) tutti sono pronti a salire in cattedra per "condannare" dissociarsi, deplorare
E' un modo di operare disonesto, che sempre piu' prende piede in Italia sia nella politica che in tutte le manifestazioni della Societò, nel mondo del lavoro : la parte piu' forte approfitta della propri aforza per provocare il piu' debole, poi appena questi reagisce, lo si condanna per la violenza. Un metodo efficace ma non certamente democratico
Per questo la questione della TAV in Valsusa trascende quella che è una protesta di una popolazione contro una ferrovia, ma diviene il banco di prova sul quale si testa la reale esistenza di democrazia nel nostro Paese. Ed i risultati non sono incoraggianti
A tutti quei benpensanti i quali condannano frettolosamente i valsusini come violenti ed ignoranti che non capiscono la grandezza di un progetto , invocando la Legge e l'ordine , magari l'intervento dell'Esercito , bisognerebbe ricordare che ci sono molti modi per provocare una situazione sulla quale è importante ed urgente intervenire par tacitare le voci della protesta, ove anche scompaiano la voce della ragione e la voce della coscienza
Consiglio a questo proposito "Noam Chomsky - la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media"
http://www.disinformazione.it/strategie_manipolazione_media.htm
La democrazia non esiste laddove non vi è corretta informazione, laddove chi sceglie non sceglie in liberta' perchè non è messo nelle condizioni di conoscere bene tutte le scelte, laddove la conoscenza è manipolata e distribuita in maniera mirata
Ed è questo che sta succedendo in Valsusa, questo che si sta evidenziando in questa sporca faccenda
Prima di giudicare, sarebbe bene informarsi in maniera indipendente, attraverso internet, esattamente come succede in tutti i Paesi ove esiste un regime. Le rivoluzioni della primavera araba sono nate proprio cosi',
Se riusciremo a capire in che modo sta finendo il nostro Paese....prima che sia troppo tardi
Questo è ciò' che appare naturalmente nelle trasmissioni ufficiali. Chi ha voglia di cercare la verità può' navigare su Youtube dove facilmente troverà quello che la televisione di regime non trasmetterà mai: poliziotti che caricano manifestanti inermi, con famiglie e con bambini, sparo di lacrimogeni illegali e cancerogeni, addirittura un lancio di sassi ed oggetti da parte dei poliziotti dall'alto di un ponte verso manifestanti impossibilitati a reagire la scorsa estate
E' evidente che le lobbies economiche e politiche che vogliono proseguire nell'accantieramento della TAV e delle opere accessorie, cominciano a sentire che tutto lo strapotere del regime e delle forze dell'ordine non è sufficiente a garantire l'impunità di fronte alla violenza che si sta compiendo versa l'intera Valsusa e quindi cercano di fabbricare in qualche modo un artificiale consenso
Ogni violenza della quale si rendono protagonisti i manifestanti NOTAV , blocchi stradali , ferroviari , qualche scapaccione viene enfatizzata all'estremo, mentre vengono taciute le violenze della polizia, ma anche e soprattutto vengono taciute le violenze , le prevaricazioni della politica. Le violenze che sono state compiute contro le popolazioni della Val di Susa sono molte ed articolate. Innanzitutto la menzogna, continua, articolata, insinuante, capziosa con la quale si cerca di giustificare la operazione TAV , con dati e dichiarazioni false, che sarebbero facilmente peraltro sgonfiabili con il ragionamento ma che vengono propagandate con insistenza , in assenza di un reale contraddittorio e sono diffuse in modo populista e demagogico potendo contare su un poderoso sistema di comunicazione . Eppure, a chi conosce l'argomento in maniera approfondita è palese che non è il NO alla TAV ad essere ideologico e pregiudiziale, ma il SI
IL NO alla TAV può' contare su pareri autorevoli di scienziati, ingegneri del traffico, geologi , esperti di trasporti.
Il SI si basa su dichiarazioni ideologiche di politicanti di carriera: con grande uso della parola "strategico" ( ma non si spiega mai quale sia questa "strategia" , indispensabile (forse agli affaristi che con essa si arricchiranno) .
Cavallo di battaglia dei politicanti che vogliono la TAV sono ; progresso ( ma distruggere una valle per iniziare un opera inutile che non verrà mai terminata perchè i soldi non ci sono non si puo' certo chiamare progresso) anche se non spiega dove ci dovrebbe portare questo progresso, strategico (già commentato) e poi la frase mitica " se non lo facciamo noi lo faranno gli altri Paesi europei a Nord delle Alpi " cosa estremamente ausipicabile ma che non succederà mai perchè nessuno è fesso e corrotto come noi e disposto a farsi distruggere il territorio e l'economia per questa follia.E poi diciamocelo chiaramente. Sono dieci anni e piu' che l'Italia temporeggia su questa operazione, e l'Europa continua a concedere proporghe. Se fosse un affare possiamo veramente pensare che Austria e Germania non si sarebbero imposte da tempo per scipparci il business?
Quindi , il popolo della Val Susa sono anni che subisce la violenza della menzogna, i soprusi di carotaggi e ispezioni abusive, occupazione abusiva ed illegale di terreni, valutazioni di impatto ambiantale artefatte, provocazioni, pressioni economiche e psicologiche ove si arriva persino ad avere persone infiltrate che proclamandosi valsusini invocano la TAV in maniera non dissimile nella quale dopo la fine della seconda guerra mondiale infiltrati titini invocavano a Trieste e Gorizia l'avvento della Jugoslavia
Traditi dall'Italia , traditi dalla politica ivi compreso quel carrozzone politico di centro destra con targa di sinistra che è ormai diventato il PD , ridotti dai mass media a Nimby, ad esaltati , a minoranza di esagitati hanno saputo portare avanti una campagna di protesta pacifica e non violenta degna del mahatma Gandhi, che ha radunato folle enormi anche nel freddo , nella pioggia e nel disagio.
Poi , nella migliore tradizione della vigliaccheria e della disonestà intellettuale a cui ci ha abituato la politica italiana, non appena la esasperazione di questa gente che si vede scippata la casa e la terra da parte di politicanti corrotti ha toccato momenti di "violenza" ( ovvero un manifestante che chiama "pecorella" un carabiniere, manco l'avesse ammazzato) tutti sono pronti a salire in cattedra per "condannare" dissociarsi, deplorare
E' un modo di operare disonesto, che sempre piu' prende piede in Italia sia nella politica che in tutte le manifestazioni della Societò, nel mondo del lavoro : la parte piu' forte approfitta della propri aforza per provocare il piu' debole, poi appena questi reagisce, lo si condanna per la violenza. Un metodo efficace ma non certamente democratico
Per questo la questione della TAV in Valsusa trascende quella che è una protesta di una popolazione contro una ferrovia, ma diviene il banco di prova sul quale si testa la reale esistenza di democrazia nel nostro Paese. Ed i risultati non sono incoraggianti
A tutti quei benpensanti i quali condannano frettolosamente i valsusini come violenti ed ignoranti che non capiscono la grandezza di un progetto , invocando la Legge e l'ordine , magari l'intervento dell'Esercito , bisognerebbe ricordare che ci sono molti modi per provocare una situazione sulla quale è importante ed urgente intervenire par tacitare le voci della protesta, ove anche scompaiano la voce della ragione e la voce della coscienza
Consiglio a questo proposito "Noam Chomsky - la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media"
http://www.disinformazione.it/strategie_manipolazione_media.htm
La democrazia non esiste laddove non vi è corretta informazione, laddove chi sceglie non sceglie in liberta' perchè non è messo nelle condizioni di conoscere bene tutte le scelte, laddove la conoscenza è manipolata e distribuita in maniera mirata
Ed è questo che sta succedendo in Valsusa, questo che si sta evidenziando in questa sporca faccenda
Prima di giudicare, sarebbe bene informarsi in maniera indipendente, attraverso internet, esattamente come succede in tutti i Paesi ove esiste un regime. Le rivoluzioni della primavera araba sono nate proprio cosi',
Se riusciremo a capire in che modo sta finendo il nostro Paese....prima che sia troppo tardi
sabato 25 febbraio 2012
ARTICOLO 18, DISONESTA' INTELLETTUALE ED OPPORTUNISMO POLITICO
LEGGE 300/70 - ART. 18. - Reintegrazione nel posto di lavoro.
"Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. - omissis -
Questa è l'essenza del famoso articolo 18, intorno al quale sembra essersi fermata la discussione che riguarda il rinnovamento del mercato del lavoro in Italia, quasi che questo fosse un muro di Berlino, solo saltando oltre il quale si possa trovare la libertà.
E' difficile immaginare un motivo veramente valido, oggettivamente giustificabile per il quale la possibilità di ripresa di un Paese, la possibilità di ampliare il lavoro giovanile, la stessa vita economica di un Paese, dovrebbe dipendere dal fatto che si debba permettere ai datori di lavoro di licenziare i Lavoratori senza giusta causa o senza giustificato motivo. Perché insomma, sia vitale per il nostro Paese che i Datori di Lavoro debbano poter licenziare i propri dipendenti a proprio capriccio, senza una ragione, e che quindi i Lavoratori non debbano avere più' alcun diritto.
E' fondamentale comprendere infatti quanto siano strumentali tutte le discussioni intorno alle ipotesi di "modificare l'art.18": in un articolo così' semplice c'è ben poco da modificare: o si tutela il diritto fondamentale del Lavoratore ad essere licenziato solo in presenza di una ragione oggettivamente valida, oppure non lo si fa. L'articolo di questa Legge, infatti, non si addentra tra quelle che possono essere considerate ragioni valide per il licenziamento di un lavoratore , non analizza i fattori di giusta causa nè quelli di giustificato motivo. Semplicemente pone un punto fermo: non si può' licenziare un lavoratore a proprio capriccio, il rapporto di lavoro non è un ghiribizzo del Datore di lavoro, non è un rapporto nel quale valgono solo gli interessi di una parte, ma è un rapporto che impegna entrambe le parti in causa allo stesso modo e con la stessa dignità. L'instaurazione di un rapporto di lavoro, per la parte datoriale fa parte di un progetto economico , di un piano industriale basato su calcoli, commesse , profitti , sviluppo. Ma per il lavoratore fa parte di un progetto di vita, sul quale si fonda la possibilità di acquistare una casa, di progettare una famiglia ed in ultima analisi di creare la Società e di fare girare l'economia del paese. E ' giusto dunque che un contratto di lavoro, come del resto tutti i contratti, impegnino entrambe le parti.
Quindi nel 1970 , con questa Legge, oltre a rimarcare i principi contenuti nell'art.41 della Costituzione, si sono affermati postulati che sono fondanti per il progresso e la affermazione della Società moderna. Postulati che oggi in Europa hanno preso il nome di Responsabilità Sociale di Impresa, che si riflettono nell'Accordo Europeo sullo Stress lavoro Correlato del 2004, che sono insomma i postulati di quella volontà di riportare la centralità sull'uomo e sul lavoro, in modo particolare dopo che la spaventosa crisi che sta attraversando il pianeta ha evidenziato la drammatica fragilità della economia finanziaria.
E' quindi ancora più' curioso sentire dalle labbra dei vari politicanti la affermazione che la rimozione dell'art.18 sarebbe chiesta dall'Europa.
Sembra invece evidente che in realtà una certa parte del Paese, una certa parte Politica, assieme ad una consistente parte dei poteri forti della Economia del Paese, stiano cercando di approfittare della crisi, e quindi della debolezza delle classi lavoratrici, per portare un colpo mortale ai diritti dei lavoratori e quindi acquisire un potere enorme.
Vale la pena di dire, a questo proposito, che nella quotidianità delle cause di lavoro l'art.18 appare poco, secondo le statistiche circa nel 1 % della cause di lavoro, e che in un anno porta a circa un centinaio di reintegri su una popolazione di lavoratori di decine di milioni di persone. Ma rappresenta sicuramente un deterrente, ed una affermazione di principio.
Appare chiaro che, senza l'art.18 i primi ad essere licenziati dal capriccio del datore di Lavoro sarebbero quei lavoratori che reclamano diritti, che protestano per le ingiustizie, che chiedono la applicazione delle misure di sicurezza eccetera. E che quindi si verrebbe a creare progressivamente una classe di lavoratori passivi e senza diritti .
Discutere su questo articolo insomma non è finalizzato a dare forma, a riformare al mercato del lavoro, ma può' essere finalizzato soltanto a sbilanciare in maniera assoluta ogni rapporto di lavoro a vantaggio dei datori di lavoro.
Per riformare il mercato del lavoro si potrebbe ridiscutere la definizione di giusta causa, di giustificato motivo, si potrebbero raggiungere accordi su cosa si possa intendere per valida ragione per licenziare. Ma toccare il principio che difende i lavoratori dall'ingiustizia no
Sarebbe come abrogare la Costituzione o la Carta dei Diritti dell'Uomo
Questo è , o dovrebbe essere, evidente , a tutti gli attori di questa commedia, politici per primi
E' quindi evidente che quando i Politici fingono di ragionare intorno all'art.18, parlando di tabu', di vecchi retaggi eccetera, inventandosi possibilisti su "modifiche" di questo articolo in realtà stanno facendo un esercizio di disonestà intellettuale.
Perché fingendo di discutere , di ragionare su questo articolo, tentano (e con buon successo purtroppo, a quanto pare) di instillare nel pubblico degli elettori l'idea che la questione dell'art.18 abbia una infinità di sfumature che debbono essere interpretate, e che le soluzioni a questa questione possano essere diverse. Che si possano insomma apportare a questo articolo delle modifiche senza stravolgerne la natura. Sono evidentemente insinuazioni capziose e devianti, con le quali i politicanti preparano il terreno a cedere l'art.18 in cambio della possibilità di rimanere sulla scena politica.
E questa è la parte che prende il nome di opportunismo politico. Il Governo Monti è un evento nuovo ed assolutamente inedito per quanto riguarda la zoppicante vita politica italiana. Ed è una straordinaria opportunità per i politicanti di lungo corso di studiare la situazione e reinserirsi con la migliori opportunità nella vita politica
Per la prima volta nella vita politica italiana, l'eterno conflitto dei partiti è stato stoppato, e si è inserito un elemento nuovo, un Jolly che ha fermato le bocce, prendendo decisioni assolutamente impopolari che avrebbero distrutto qualsiasi formazione politica e permettendo alle formazioni politiche di stare alla finestra e ritagliarsi un nuovo profilo e con esso un futuro, in attesa che Monti ci riconsegni un Paese purificato con il fuoco e quindi più' facilmente gestibile. Tuttavia, in questo gioco a bocce ferme molte cose si muovono, tutti cercano di riposizionarsi al meglio per quanto il gioco ripartirà, e si agitano tanto i partiti che i poteri forti
In questo momento storico unico e irripetibile, una certa politica assieme ai poteri forti dell'economia hanno una occasione straordinaria per spostare pesantemente il corso della storia sindacali, abolendo l'art.18 e quindi minando tutto l'impalcato del diritto sindacale. Mettersi contro questa manovra può' portare l'incauto politico fuori dai giochi, perché l'idea che sta passando è che bisogna abolire le tutele per aumentare le assunzioni e molti elettori ci credono, senza contare che in questa fluidità inedita incombono possibilità di alleanze inedite perché quelle esistenti sembrano molto traballanti, in particolari gli equilibri tra PDL, Lega e FLI, ed anche il politico PD può' trovare conveniente strizzare l'occhio a soggetti i sino a ieri impensabili
Giochi politici e giochi di potere sulla pelle dei lavoratori, dei giovani che non trovano lavoro, dei lavoratori che il lavoro hanno paura di perderlo
M a nessuno di coloro che si dice possibilista sulla abolizione ( o "modifica") dell'art.18 nell'interesse dei lavoratoi è in buona fede. E nessuno di chi è possibilista sulla abolizione dell'art.18 è amico dei lavoratori passati, presenti e futuri.
Ricordiamolo , se e quando ritorneremo alle urne elettorali .
"Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. - omissis -
Questa è l'essenza del famoso articolo 18, intorno al quale sembra essersi fermata la discussione che riguarda il rinnovamento del mercato del lavoro in Italia, quasi che questo fosse un muro di Berlino, solo saltando oltre il quale si possa trovare la libertà.
E' difficile immaginare un motivo veramente valido, oggettivamente giustificabile per il quale la possibilità di ripresa di un Paese, la possibilità di ampliare il lavoro giovanile, la stessa vita economica di un Paese, dovrebbe dipendere dal fatto che si debba permettere ai datori di lavoro di licenziare i Lavoratori senza giusta causa o senza giustificato motivo. Perché insomma, sia vitale per il nostro Paese che i Datori di Lavoro debbano poter licenziare i propri dipendenti a proprio capriccio, senza una ragione, e che quindi i Lavoratori non debbano avere più' alcun diritto.
E' fondamentale comprendere infatti quanto siano strumentali tutte le discussioni intorno alle ipotesi di "modificare l'art.18": in un articolo così' semplice c'è ben poco da modificare: o si tutela il diritto fondamentale del Lavoratore ad essere licenziato solo in presenza di una ragione oggettivamente valida, oppure non lo si fa. L'articolo di questa Legge, infatti, non si addentra tra quelle che possono essere considerate ragioni valide per il licenziamento di un lavoratore , non analizza i fattori di giusta causa nè quelli di giustificato motivo. Semplicemente pone un punto fermo: non si può' licenziare un lavoratore a proprio capriccio, il rapporto di lavoro non è un ghiribizzo del Datore di lavoro, non è un rapporto nel quale valgono solo gli interessi di una parte, ma è un rapporto che impegna entrambe le parti in causa allo stesso modo e con la stessa dignità. L'instaurazione di un rapporto di lavoro, per la parte datoriale fa parte di un progetto economico , di un piano industriale basato su calcoli, commesse , profitti , sviluppo. Ma per il lavoratore fa parte di un progetto di vita, sul quale si fonda la possibilità di acquistare una casa, di progettare una famiglia ed in ultima analisi di creare la Società e di fare girare l'economia del paese. E ' giusto dunque che un contratto di lavoro, come del resto tutti i contratti, impegnino entrambe le parti.
Quindi nel 1970 , con questa Legge, oltre a rimarcare i principi contenuti nell'art.41 della Costituzione, si sono affermati postulati che sono fondanti per il progresso e la affermazione della Società moderna. Postulati che oggi in Europa hanno preso il nome di Responsabilità Sociale di Impresa, che si riflettono nell'Accordo Europeo sullo Stress lavoro Correlato del 2004, che sono insomma i postulati di quella volontà di riportare la centralità sull'uomo e sul lavoro, in modo particolare dopo che la spaventosa crisi che sta attraversando il pianeta ha evidenziato la drammatica fragilità della economia finanziaria.
E' quindi ancora più' curioso sentire dalle labbra dei vari politicanti la affermazione che la rimozione dell'art.18 sarebbe chiesta dall'Europa.
Sembra invece evidente che in realtà una certa parte del Paese, una certa parte Politica, assieme ad una consistente parte dei poteri forti della Economia del Paese, stiano cercando di approfittare della crisi, e quindi della debolezza delle classi lavoratrici, per portare un colpo mortale ai diritti dei lavoratori e quindi acquisire un potere enorme.
Vale la pena di dire, a questo proposito, che nella quotidianità delle cause di lavoro l'art.18 appare poco, secondo le statistiche circa nel 1 % della cause di lavoro, e che in un anno porta a circa un centinaio di reintegri su una popolazione di lavoratori di decine di milioni di persone. Ma rappresenta sicuramente un deterrente, ed una affermazione di principio.
Appare chiaro che, senza l'art.18 i primi ad essere licenziati dal capriccio del datore di Lavoro sarebbero quei lavoratori che reclamano diritti, che protestano per le ingiustizie, che chiedono la applicazione delle misure di sicurezza eccetera. E che quindi si verrebbe a creare progressivamente una classe di lavoratori passivi e senza diritti .
Discutere su questo articolo insomma non è finalizzato a dare forma, a riformare al mercato del lavoro, ma può' essere finalizzato soltanto a sbilanciare in maniera assoluta ogni rapporto di lavoro a vantaggio dei datori di lavoro.
Per riformare il mercato del lavoro si potrebbe ridiscutere la definizione di giusta causa, di giustificato motivo, si potrebbero raggiungere accordi su cosa si possa intendere per valida ragione per licenziare. Ma toccare il principio che difende i lavoratori dall'ingiustizia no
Sarebbe come abrogare la Costituzione o la Carta dei Diritti dell'Uomo
Questo è , o dovrebbe essere, evidente , a tutti gli attori di questa commedia, politici per primi
E' quindi evidente che quando i Politici fingono di ragionare intorno all'art.18, parlando di tabu', di vecchi retaggi eccetera, inventandosi possibilisti su "modifiche" di questo articolo in realtà stanno facendo un esercizio di disonestà intellettuale.
Perché fingendo di discutere , di ragionare su questo articolo, tentano (e con buon successo purtroppo, a quanto pare) di instillare nel pubblico degli elettori l'idea che la questione dell'art.18 abbia una infinità di sfumature che debbono essere interpretate, e che le soluzioni a questa questione possano essere diverse. Che si possano insomma apportare a questo articolo delle modifiche senza stravolgerne la natura. Sono evidentemente insinuazioni capziose e devianti, con le quali i politicanti preparano il terreno a cedere l'art.18 in cambio della possibilità di rimanere sulla scena politica.
E questa è la parte che prende il nome di opportunismo politico. Il Governo Monti è un evento nuovo ed assolutamente inedito per quanto riguarda la zoppicante vita politica italiana. Ed è una straordinaria opportunità per i politicanti di lungo corso di studiare la situazione e reinserirsi con la migliori opportunità nella vita politica
Per la prima volta nella vita politica italiana, l'eterno conflitto dei partiti è stato stoppato, e si è inserito un elemento nuovo, un Jolly che ha fermato le bocce, prendendo decisioni assolutamente impopolari che avrebbero distrutto qualsiasi formazione politica e permettendo alle formazioni politiche di stare alla finestra e ritagliarsi un nuovo profilo e con esso un futuro, in attesa che Monti ci riconsegni un Paese purificato con il fuoco e quindi più' facilmente gestibile. Tuttavia, in questo gioco a bocce ferme molte cose si muovono, tutti cercano di riposizionarsi al meglio per quanto il gioco ripartirà, e si agitano tanto i partiti che i poteri forti
In questo momento storico unico e irripetibile, una certa politica assieme ai poteri forti dell'economia hanno una occasione straordinaria per spostare pesantemente il corso della storia sindacali, abolendo l'art.18 e quindi minando tutto l'impalcato del diritto sindacale. Mettersi contro questa manovra può' portare l'incauto politico fuori dai giochi, perché l'idea che sta passando è che bisogna abolire le tutele per aumentare le assunzioni e molti elettori ci credono, senza contare che in questa fluidità inedita incombono possibilità di alleanze inedite perché quelle esistenti sembrano molto traballanti, in particolari gli equilibri tra PDL, Lega e FLI, ed anche il politico PD può' trovare conveniente strizzare l'occhio a soggetti i sino a ieri impensabili
Giochi politici e giochi di potere sulla pelle dei lavoratori, dei giovani che non trovano lavoro, dei lavoratori che il lavoro hanno paura di perderlo
M a nessuno di coloro che si dice possibilista sulla abolizione ( o "modifica") dell'art.18 nell'interesse dei lavoratoi è in buona fede. E nessuno di chi è possibilista sulla abolizione dell'art.18 è amico dei lavoratori passati, presenti e futuri.
Ricordiamolo , se e quando ritorneremo alle urne elettorali .
lunedì 13 febbraio 2012
L'IRONIA FUORI LUOGO DEI MINISTRI PROFESSORI
L’ultima goccia è la frase del Ministro Cancellieri sul fatto che gli Italiani cercano il posto fisso "vicino a mamma e papà" , che segue a ruota il vice ministro Michel Martone, su chi è «sfigato se a 28 anni non è ancora laureato»: e la monotonia del posto fisso del Presidente del Consiglio Monti. Queste frasi , che a mio avviso equivalgono alla famosa frase attribuita a Maria Antonietta " Se i contadini non hanno pane, che mangino brioche" non vanno prese singolarmente come "scivoloni" personali di ciascuno dei personaggi che le ha pronunciate, ma vanno invece contestualizzate in un quadro ben preciso . Questi ministri - professori, che si nutrono di teoria e che guadagnano in un mese almento quanto un operaio medio guadagna in un anno, dimostrano con queste frasi di essere lontani dalla realtà Italiana almeno quanto Plutone, e dimostrano pertanto che i loro interventi non sono calati nella realtà ma si basano su teorici modelli matematici o statistici che forse sono economicamente validi ma non tengono conto dei reali bisogni degli esseri umani. In Italia i giovani non cercano un posto di lavoro vicino a mamma perchè sono mammoni, ma perchè vivono ancora con mamma in quanto senza posto fisso non possono accendere un mutuo per comperare una nuova casa, con lo stipendio di un precario non possono pagare un affitto e non hanno altra soluzione che rimanere a vivere dove possono. Molti universitari si laureano tardi anche perchè devono lavorare per mantenersi, o anche perchè non hanno i mezzi per vivere vicino alle università e devono sottoporsi ad estenuanti pendolarismo, fermo restando che sovente le strutture universitarie sono poco idonee, e la burocrazia e le perdite di tempo pazzesche. Il posto fisso sarà anche una noia ma in Italia il mercato del lavoro è quello che è, non solo per quanto riguarda la disponibilità di posto ma anche per la giungla di contratti atipici, la furberia di molti datori di lavoro, la incosistenza delle tutele che fa si che una volta che un lavoratore trova un posto decente se lo tenga stretto. Questi ministri che con tanta spocchia pretendono di insegnarci a vivere, in realtà non sanno niente della vita. O forse se ne fregano, perchè a loro non interessa la qualità della vita degli italiani ma soltanto di applicare delle formule matematiche. Piu che offensive certe frasi sono un vero insulto, uno sputo in faccia a chi cerca in Italia di farsi strada o di sopravvivere. Come sono totalmente fuori luogo le frasi che paragonano alcune situazioni italiani a quelle di altri Paesi europei. Perchè un paragone, per essere onesto, deve considerare situazioni omogenee: se in Italia esistono norme che in altri Paesi non esistono, primo tra tutti l’art.18 Legge 300 , evidentemente questo succede perchè in Italia esistono situazioni, esiste una Storia che in altri Paesi non esiste, e quindi paragonare situazioni senza contestualizzarle correttamente è capzioso ed indice di una disonetà intellettuale che rende questo Governo non dissimile da quello che lo ha preceduto. Ed a proposito dell’art.18, tanto inviso a questo Governo come lo era a Berlusconi: tutti quelli che ne parlano lo hanno letto? In questo articolo si definiscono tutele verso i lavoratori licenziati senza giusta causa o giustificato motivo. Quindi chi vuole eliminare questo articolo vuole che i lavoratori si possano licenziare senza giusta causa o senza giustificato motivo. A nulla valgono le menzogne di chi, Minstro o industriale, cerca di giustificare questa proposta con la necessità di licenziare in caso di crisi aziendale, perchè questo è già possibile e rientra nei giustificati motivi. No, chi vuola abolire l’art.18 vuole solo cavalcare la crisi in modo politico per distruggere i diritti dei lavoratori. Ed allora è corretto interrogarsi se questo Governo, con il suo aplomb inglese, il suo sobrio comportamento, sià in realtà tanto diverso dal precedente bunga-bunga...........
lunedì 23 gennaio 2012
CHI HA PAURA DELL'ART 18 ? .... SOLO L'ITALIA PEGGIORE
LEGGE 300/70 - ART. 18. - Reintegrazione nel posto di lavoro.
"Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l'invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'art. 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto.
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'art. 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore."
Tutto qui. Mi piacerebbe sapere quante dell persone che si riempiono la bocca, pontificano, giudicano l'opportunita' o meno di abrogare il famoso articolo 18, l'hanno in realtà mai letto. A chi parla della abrogazione dell'art.18 come funzionale alla occupazione, io rispondo serenemente, che questo si chiami Sacconi o Berlusconi, Marcegaglia o Monti , che faccia il politico o il sindacalista, il teorico o il giornalista che o è un perfetto ignorante o è in cattiva fede. In entrambi i casi dovrebbe cambiare mestiere per il bene di tutti.
L'articolo 18 parla esplicitamente di provvedimenti che vanno presi nei casi di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Se il licenziamento è adeguatamente motivato , non ha senso parlar di articolo 18.
E' chiaro quindi che una discussione seria sul rinnovamento del mercato del lavoro dovrebbe discutere se mai sul concetto di giusta causa o giustificato motivo, dovrebbe discutere sulle cause che possono giustificare il licenziamento di un lavoratore. Cause che già oggi comprendono , nonostante le cretinate dette da molti giornalisti per piaggeria al regime, motivazioni legate alla crisi , alla mancanza di lavoro eccetera. E che comunque non sono contenute nell'art.18
L'abrogazione dell'art.18 viene contrabbandata come opportunità per aumentare la occupazione giovanile: perchè? Perchè privare i lavoratori di ogni minima tutela dovrebbe aumentare le assunzioni? Specie al giorno d'oggi nel quale la massimizzazione del profitto spinge tutti i datori di lavoro a stringere sul personale anche quando questo non è giustificato dalla reali necessità produttive?
La abrogazione dell'art.18 in realtà sarebbe funzionale alla distruzione totale dei diritti dei lavoratori, propedeutica ad un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori dipendenti, che permetterebbe ovviamente maggiorni margini di profitto ai datori di lavoro. Servirebbe ad avvicinare le condizioni di lavoro dei lavoratori italiani a quella dei lavoratori cinesi
Il perchè è intuibile: con la abrogazione di questa norma, il datore di lavoro potrebbe licenziare a suo piacimento e diverremmo tutti precari. Ovviamente i primi ad essere licenziati sarebbero i sindacalisti ed in genere tutti i lavoratori che pretendono il rispetto dei propri diritti, il pagamento degli straordinari , il rispetto delle norme di sicurezza. A chi obbietta che questo quadro appare catastrofico, vorrei porgere l'invito a considerare se le condizioni di lavoro in generale negli ultimi otto - dieci anni (anche a seguito dell'avvento della Legge Biagi) sono migliorate o peggiorate. E non sarebbe necessario licenziarne molti, perchè appena cadute le prime teste , tutti gli altri si adeguerebbero in fretta.
Potrebbe essere la fine del diritto sindacale. A chi, come sempre in maniera strumentale e demagocica, porta l'esempio degli altri paesi Europei, vorrei fare presente che quali che siano le Leggi negli altri Paesi Europei, il rispetto dei diritti dei lavoratori è dato anche dalla cultura di quel specifico paese, e talvolta in alcuni Paesi le Leggi per certe tutele neanche servono.
Per tacere di chi porta ad esempio gli Stati Uniti, dove il valore della vita umana è rimasto quello dei tempi del far west. .
L'Europa è il luogo dal quale sono arrivate le Leggi sulla sicurezza nei posti di lavori, le Leggi sulla prevenzione dello Stress lavoro correlato, le Leggi sulla responsabilità Sociale di Impresa, tutte norme che in Italia si fa tanto fatica ad applicare o non si applicano affatto, a forza di rinvii o creando norme fasulle, che non prevedono sanzioni in caso di inadempimento. L'Italia è il Paese ove il buon senso non esiste, ove il diritto alla vita deve essere normato per legge e già cosi' si fa fatica a vederlo rispettato
Non a caso l'Italia è il Paese con il maggior numero di morti sul lavoro d'Europa, oltre mille ogni anno. A chi è addetto ai lavori, appare chiaro senza ombra di dubbio che la sicurezza sul lavoro passa obbligatoriamenteattravero il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Allora chi vuole la abrogazione dell'art.18? E' chiaro che , lungi dall'essere una operazione di modernizzazione , essa rappresenterebbe un ritorno al passato nel peggiore senso del termine,. E che quindi la abrogazione di questo articolo di Legge puo' essere voluta solo da "padroni delle ferriere" in pectore, da persone il cui unico scopo è il lucro delle proprie imprese sulla pelle dei lavoratori, appoggiati a politici corrotti o incapaci.
L'Italia peggiore.
Appunto..
"Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l'invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'art. 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto.
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'art. 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore."
Tutto qui. Mi piacerebbe sapere quante dell persone che si riempiono la bocca, pontificano, giudicano l'opportunita' o meno di abrogare il famoso articolo 18, l'hanno in realtà mai letto. A chi parla della abrogazione dell'art.18 come funzionale alla occupazione, io rispondo serenemente, che questo si chiami Sacconi o Berlusconi, Marcegaglia o Monti , che faccia il politico o il sindacalista, il teorico o il giornalista che o è un perfetto ignorante o è in cattiva fede. In entrambi i casi dovrebbe cambiare mestiere per il bene di tutti.
L'articolo 18 parla esplicitamente di provvedimenti che vanno presi nei casi di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Se il licenziamento è adeguatamente motivato , non ha senso parlar di articolo 18.
E' chiaro quindi che una discussione seria sul rinnovamento del mercato del lavoro dovrebbe discutere se mai sul concetto di giusta causa o giustificato motivo, dovrebbe discutere sulle cause che possono giustificare il licenziamento di un lavoratore. Cause che già oggi comprendono , nonostante le cretinate dette da molti giornalisti per piaggeria al regime, motivazioni legate alla crisi , alla mancanza di lavoro eccetera. E che comunque non sono contenute nell'art.18
L'abrogazione dell'art.18 viene contrabbandata come opportunità per aumentare la occupazione giovanile: perchè? Perchè privare i lavoratori di ogni minima tutela dovrebbe aumentare le assunzioni? Specie al giorno d'oggi nel quale la massimizzazione del profitto spinge tutti i datori di lavoro a stringere sul personale anche quando questo non è giustificato dalla reali necessità produttive?
La abrogazione dell'art.18 in realtà sarebbe funzionale alla distruzione totale dei diritti dei lavoratori, propedeutica ad un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori dipendenti, che permetterebbe ovviamente maggiorni margini di profitto ai datori di lavoro. Servirebbe ad avvicinare le condizioni di lavoro dei lavoratori italiani a quella dei lavoratori cinesi
Il perchè è intuibile: con la abrogazione di questa norma, il datore di lavoro potrebbe licenziare a suo piacimento e diverremmo tutti precari. Ovviamente i primi ad essere licenziati sarebbero i sindacalisti ed in genere tutti i lavoratori che pretendono il rispetto dei propri diritti, il pagamento degli straordinari , il rispetto delle norme di sicurezza. A chi obbietta che questo quadro appare catastrofico, vorrei porgere l'invito a considerare se le condizioni di lavoro in generale negli ultimi otto - dieci anni (anche a seguito dell'avvento della Legge Biagi) sono migliorate o peggiorate. E non sarebbe necessario licenziarne molti, perchè appena cadute le prime teste , tutti gli altri si adeguerebbero in fretta.
Potrebbe essere la fine del diritto sindacale. A chi, come sempre in maniera strumentale e demagocica, porta l'esempio degli altri paesi Europei, vorrei fare presente che quali che siano le Leggi negli altri Paesi Europei, il rispetto dei diritti dei lavoratori è dato anche dalla cultura di quel specifico paese, e talvolta in alcuni Paesi le Leggi per certe tutele neanche servono.
Per tacere di chi porta ad esempio gli Stati Uniti, dove il valore della vita umana è rimasto quello dei tempi del far west. .
L'Europa è il luogo dal quale sono arrivate le Leggi sulla sicurezza nei posti di lavori, le Leggi sulla prevenzione dello Stress lavoro correlato, le Leggi sulla responsabilità Sociale di Impresa, tutte norme che in Italia si fa tanto fatica ad applicare o non si applicano affatto, a forza di rinvii o creando norme fasulle, che non prevedono sanzioni in caso di inadempimento. L'Italia è il Paese ove il buon senso non esiste, ove il diritto alla vita deve essere normato per legge e già cosi' si fa fatica a vederlo rispettato
Non a caso l'Italia è il Paese con il maggior numero di morti sul lavoro d'Europa, oltre mille ogni anno. A chi è addetto ai lavori, appare chiaro senza ombra di dubbio che la sicurezza sul lavoro passa obbligatoriamenteattravero il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Allora chi vuole la abrogazione dell'art.18? E' chiaro che , lungi dall'essere una operazione di modernizzazione , essa rappresenterebbe un ritorno al passato nel peggiore senso del termine,. E che quindi la abrogazione di questo articolo di Legge puo' essere voluta solo da "padroni delle ferriere" in pectore, da persone il cui unico scopo è il lucro delle proprie imprese sulla pelle dei lavoratori, appoggiati a politici corrotti o incapaci.
L'Italia peggiore.
Appunto..
mercoledì 18 gennaio 2012
LA SCIAGURA DELLA COSTA CONCORDIA E LA LOGICA DEL PROFITTO
LA SCIAGURA DELLA COSTA CONCORDIA E LA LOGICA DEL PROFITTO
Nell’ampio dibattito, che rieccheggia in tutti i luoghi ed a tutti i livelli, intorno all’affondamento della nave Costa Concordia , una cosa è ormai sullo sfondo e, per quanto discussa nei particolari , costituisce ormai un fondamentale dal quale nessuno prescinde, ed è la colpevolezza del Comandante Schettino.
Incosciente, pazzo, azzardato, esaltato forse ubriaco forse no comunque unico colpevole, già processato e condannato.
A lui vengono addossate tutte le colpe, dall’impatto con lo scoglio al ritardo nella diramazione del SOS , dalla disorganizzazione dei soccorsi all’abbandono prematuro della nave. One blame man.
La Compagnia armatrice, suo Datore di lavoro, si è premurata di dissociarsi, tra le lacrime del suo rappresentante, dall’operato del proprio dipendente, e naturalmente di dispensare ringraziamenti ai vari comportamenti eroici di altri ufficiali.
Tutti attoniti davanti a quella che sembra una disgrazia imprevedibile, incomprensibile, causata unicamente dalla momentanea follia di un uomo. Ma è proprio cosi?
Certamente, le indagini sono appena iniziate, la magistratura farà il suo corso. Ma dal momento che quello di cui ci stiamo occupando è il processo mediatico, già giunto alle sue conclusioni e le implicazioni che alcuni atteggiamenti hanno in comune in vari tipi di disgrazie solo apparentemente imprevedibili, vale la pena di fare alcune considerazioni.
Innanzitutto , dobbiamo pensare che il Comandante Schettino non è arrivato al comando per caso, ma è invece sicuramente stato selezionato da qualcuno in cio' molto qualificato, per gestire globalmente una nave che era una piccola città galleggiante. Una responsabilità enorme. Sarebbe interessante sapere quali siano stati i criteri utilizzati per questa scelta, visto che sicuramente gli aspiranti non mancavano, e quale sia stato il “plus”, il “di piu” che ha convinto gli Amatori a scegliere proprio lui tra tanti altri.
Visto il suo comportamento , in particolare dopo l’incidente, la sua difficoltà nel comprendere e gestire la situazione, il ritardo nell’allarme, il suo prematuro sbarco che sa di fuga , il suo disorientamento emerso dalle ormai arcinote telefonate, viene da chiedersi come sia stato possibile che una persona cosi’ psicologicamente fragile sia potuta arrivare ad un posto di cotale responsabilità . E quindi: chi gli ha dato in mano questa nave?
Si dice che la disgrazia sia stata causata da una bravata sfuggita di mano, il desiderio di stupire i passaggeri con un passaggio ravvicinato alla costa, cosa peraltro , sembra, non inusuale in generale (un “inchino” un saluto all’Isola) tra le navi da crociera, e sembra quasi abituale per questo comandante . .
La seconda domanda percio’ percio’ è : se il Comandante non era nuovo a queste bravate, la disgrazia era veramente inevitabile? E’ possibile che la Compagnia non sapesse di queste deviazioni di rotta? Dal momento che esistono le scatole nere, le registrazioni ed i satelliti, è’ possibile che il Comandante pensasse che nessuno venisse a conoscenza di queste deviazioni di percorso? Oppure sapeva di farla franca? Oppure sapeva che la Compagnia chiudeva un occhio, o magari anche tutti e due pur di avere un Comandante bravo a stupire i Passeggeri/ Clienti? E ‘ possibile pensare che gli strumenti di osservazione della Capitaneria di Porto, e dei vari soggetti militari e civili che seguono il movimento delle navi non si accorgessero mai di queste deviazioni di rotta quando anche il banale navigatore satellitare della nostra automobile è in grado di condurci ci conduce con precisione millimetrica al numero civico di una città ? Allora perchè alla prima di queste bravate non gli è stato tolto il comando? Forse perchè si pensava che non fossero pericolose? O perchè un minimo di brivido faceva bene al business? E quanto puo' avere influito sulla sua capacità di valutazione del pericolo la consapevolezza di essere impunito e magari implicitamente incoraggiato?
C’è stata molta fretta di scaricare tutta la colpa sul Comandante Schettino, come sempre c'è molta fretta in molte situazioni lavorative, di scaricare tutta la colpa sul soggetto operativa, su chi aveva in mano il timone, o il bottone del comando, o la penna per l'ultima firma a seconda di quale sia stata l'azione che ha scatenato l'evento .... c'è sempre mota fretta di trovare un capro espiatorio , per evitare che si possa ragionare troppo su chi ha armato quella mano, chi gli ha consegnato responsabilità, funzioni, poteri. Magari quest'uomo ne ha , di colpe, ma mi viene in mente l’antico adagio: “Chi è piu’ pazzo, il pazzo o il pazzo che lo segue?” Non è per caso che si cerca un capro espiatorio per seppellire tutte le domande sulle responsabilità di altri?
Ed a questo proposito . Un aereoplano che trasporta tre o quattrocento passeggeri ha sempre due piloti che si aiutano e controllano l’un l’altro. E ‘possibile che una nave che trasporta piu’ di quattromila persone possa essere portata al naufragio da un unico soggetto? Non esiste forse qui una impressionante carenza di controlli e sicurezza? E questo perchè? Forse per motivi di risparmio economico?
Ancora. Si sono lamentate disfunzioni nella evacuazione della nave, dovute al fatto che l’equipaggio non parlava la stessa lingua dei passeggeri . A parte il fatto che se quasi tutti si sono salvati tutto sommato bene e presto, è evidente che erano molte di piu’ le cose che funzionavano di quelle che non funzionavano. Ma il fatto che dei lavoratori si trovino in difficoltà nelle emergenze a causa della lingua è un problema diffuso non solo nell’ambiente navale, ed anche qui: si è risparmiato sul personale?
Sappiamo tutti che la logica del profitto e del business stridono con le esigenze di qualità e di sicurezza. Piu' di mille morti ogni anno sul lavoro, in Italia, parlano chiaro, cosi' come parlano caro i sempre piu' numerosi casi di malasanità , causati da mezzi sempre piu' precari e personale sempre piu' stressato perchè eternamente sotto il numero necessario. e cosi' via. Sappiamo che molte volte dietro un tir impazzito che semina stragi sulle strade c'è un guidatore stremato dalla troppa guida, necessaria per sbarcare il lunario , e magari mezzi con poca manutenzione, per risparmiare.
Certo, il Comandante Schettino piu' ' che un guidatore di TIR stremato, richiama l'immagine di un giovinastro che combina disastri con il suo SUV . Ma bisognerebbe poter comprendere le logiche che portano alle volte le persone ad agire in maniera assurda ed estrema. non per un eccesso di garantismo, ma proprio per non lasciare impunite TUTTE le responsabilitò
Possiamo dunque dire che la disgrazia è stata causata o concausata dal gallismo, dal pressapochismo, dal volemose bene tutto italiano, dalla superficialità? Forse è esagerato arrivare a questo. Ma è molto probabile che la disgrazia sia stata causata da un sistema che non funziona, del quale il comandante Schettino è una parte, solo una parte, che pagherà per il tutto. Come sempre
lunedì 2 gennaio 2012
DECRETO SALVA ITALIA? MA.......QUALE ITALIA?
La domanda che sorge legittima, o dovrebbe sorgere da parte di quella stragrande maggioranza di Italiani che saranno vittima, è proprio il caso di dirlo, delle manovre del governo Monti, è proprio questa: Quale Italia verrà salvata dal decreto Salvaitalia , ovvero quale modello di Italia stiamo cercando si salvare? Quale modello di vita , quale Società uscirà dal bagno di sangue di sacrifici al quale sembriamo essere destinati?
Quando è risultato chiaro che Berlusconi , con le sue fiabe da imbonitore , non era in grado di gestire la gravissima situazione economica in cui si trovava l'Italia, nella ormai collaudata e consumata tradizione italica della logica dell'emergenza, si è freneticamente cercato qualcuno a cui dare carta bianca purchè risolvesse la situazione. Un deux ex machina, che risolvesse rapidamente tutti i problemi e che ci assolvesse dalle imminenti tragiche conseguenze dall'atavico peccato troppo italiano di fare politica, votando frettolosamente di pancia per avere poi una scusa buona per lamentarsi del Governo.
Tuttavia, l'illusione che questo algido professore potesse fare il miracolo di salvare tutto e tutti in modo indolore è tramontata presto, e quelli che pensavano che l'importante fosse di disfarsi di Berlusconi, a qualunque costo, certi che una volto tolto di mezzo lui una specie di miracolo italiano avesse risollevato immediatamente le sorti del Paese, sono rimasti presto delusi e sconcertati, perché è apparso subito evidente che quando la nave sta affondando non basta cambiare capitano per rimetterla a galla. Ci vuole fatica ed un duro lavoro.
Per fare questo lavoro , dunque, ci siamo dati un nuovo capitano, che sembrava il mago buono delle favole, serio , calmo , dignitoso e sereno, competente e persino simpatico, sia pure nel suo modo contegnoso. Ma il sogno è durato poco
Capitan Monti avrebbe dovuto essere il "tecnico" che avrebbe preso in mano le sorti dell'economia, per dare quella svolta necessaria ad uscire dal pantano economico ove eravamo precipitati.
Ma presto è divenuto evidente che un tecnico puro non può' fare il capo del Governo, non in Italia almeno.
Innanzitutto bisogna dire che un tecnico puro, intervenendo in una Azienda in crisi finanziaria, (paragonando per un attimo l'Azienda Italia ad una qualsiasi Azienda) opera tagli e aggiustamenti senza guardare, dal punto di vista politico, in faccia nessuno, ma operando su quelle leve che operano tagli agli sprechi, e cambiamenti strutturali che intervengano positivamente sulle entrate della Azienda stessa. Questo non è avvenuto perché la manovra economica , invece di intervenire sui grandi patrimoni, sulle rendite finanziarie, sui capitali immobilizzati dei ricchi insomma, è andata a colpire i consumi ed il mercato interno, aumentando l'IVA e quindi il costo della vita, le accise sulle benzine, ( e quindi a cascata le bollette, la autostrade eccetera) tagliando le pensioni e reintroducendo l'ICI assieme alla rivalutazione delle rendite catastali ha diminuito la capacità di acquisto delle Famiglie e quindi ha colpito duramente la domanda interna. Cosa suscettibile di una ulteriore contrazione, ulteriore disoccupazione ed in ultima analisi interverrà negativamente sulla crescita.
Il motivo di questo è semplice da capire: su molti fronti il capitano Monti non ha potuto intervenire Questo rende evidente che il governo Monti non è potuto essere un governo tecnico, ma che ha dovuto inventarsi Governo politico, mediando tra i poteri forti delle lobbies, di un Parlamento di maggioranza conservatrice, le pressioni dell'Europa e la debolezza del ceto medio. Le conseguenze le vediamo.
Il Governo Monti è perciò' un governo tecnico per modo di dire, Nel senso che, proponendosi come Governo tecnico , tenta di svincolarsi da responsabilità di tipo politico ed etico, glissando i motivi di opportunità politica che hanno sempre legato i movimenti dei Governi italiani, perennemente in campagna elettorale ( e quindi sempre restii a proporre vere riforme, molto scomode da gestire per il risentimento che provocano in questa o quella parte della Società italiana) Pero' opera scelte di tipo politico , che tra l'altro, tolgono le castagne dal fuoco dei politici di professione, perché opera tagli su pensioni, stipendi e tutele che nessun partito ne di destra ne di sinistra avrebbe osato fare.
Pero' i nodi stanno venendo al pettine, ed a mano a mano che passano i giorni , ci si rende conto che il modello di Italia che ci viene proposto da Monti, è ancora una volta il modello sbagliato, e di fatto, un modello vecchio malamente ritoccato per farlo sembrare nuovo.
Innanzitutto come detto, la manovra economica taglieggia i ceti medio bassi e lascia pressoché intatti i privilegi della Casta e e delle varie lobbies. L'aumento dell'IVA e della benzina , ed a cascata delle altre bollette, producono un impoverimento drastico delle Famiglie e questo l'abbiamo già detto. Ma anche,, e questo è ancora peggio , dirotta la ricchezza del Paese dentro all'apparato dello Stato , toglie risorse alla domanda interna per nutrire il mostro .e questo tocca negativamente l'economia.
Poi, tassando dismisura la casa, premia quella economia finanziaria che ha causato il disastro economico e penalizza l'economia di mercato. Infatti , tassando in misura così' consistente prime e seconde case, va a colpire coloro i quali hanno investito nel mattone, nella economia reale, coloro i quali hanno speso i propri soldi per costruire qualcosa di tangibile ed hanno creato lavoro, mentre coloro i quali hanno i loro soldi in qualche gestione patrimoniale, oppure li usano per fare trading possono stare tranquilli . Un esempio banale, la famiglia che ha investito i propri risparmi per comprare un appartamentino al mare o in montagna si troverà a pagare una sostanziosa IMU che , con la rendita catastale aumentata , potrebbe indurla a vendere il bene, mentre chi ha una somma equivalente investita in titoli se la riderà soddisfatto. Da notare che il mercato della casa, già stagnante, con questa mazzata avrà probabilmente un crollo verticale, contribuendo alla stagnazione.
Ma l'azione politica di un Governo non si limita alla economia. Parliamo di modelli , di credibilità. Questo Governo, oltre a riproporre il solito modello di tassare i poveri per dare ai ricchi, ripropone altri standard ai quali ci avevano abituato i Governi precedenti. Per esempio quello di cambiare le regole in corsa: a cominciare da quelle delle Pensioni, per le quali molte persone che in base alle vecchie regole avrebbero potuto andare in pensione quest'anno , si sono visti scippare il traguardo sotto il naso, rinviato a data da destinarsi. Non sono scherzi, qui si tratta di progetti di vita. Persino una apparente sciocchezza, come quella di imporre dall'oggi al domani una tassa del 6 % sulle vincite , pone il problema di uno Stato che impone una rigorosa aderenza alle regola ai suoi Cittadini, ma poi cambia in corsa quelle che gli pare. Dov'è qui l'etica?
Ultimo ma non ultimo degli esempi. E' stato detto che TUTTI debbono fare la propria parte, che i sacrifici saranno di tutti. Ma i politicanti, i parlamentari sino ad ora non ci hanno rimesso neanche un centesimo. Un governo tecnico serio, avrebbe dovuto porre la fiducia SUBITO su un decreto che istantaneamente dimezzava i compensi di tutti i politici, dall'assessore del Paese di cinquecento abitanti al Presidente della repubblica., ed in caso di mancanza di fiducia, dimissioni e elezioni anticipate. Invece i nostri politicanti continuano a percepire i compensi più' alti al mondo. Dov'è qui l'etica? Dov'è i il rigore?
Ci è stato detto che questo decreto salverà l'Italia. Bene io chiedo ancora, quale Italia? L'Italia dei ricchi che rimangono ricchi e ridono vedendo i poveracci pagare anche per loro? L'Italia delle lobbies che mantengono intatti i propri privilegi? E che anzi li aumentano? (se pensiamo alla liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi-definitivo colpo di grazia al piccolo commercio a favore dei centri commerciali e quindi alla qualità della vita di centinaia di lavoratori) una Italia nella quale la Casta continua a fare i suoi porci comodi, ridacchiando dagli scranni del Parlamento in attesa di aumentare i propri privilegi?
Il modello di Italia che monti vuole salvare con i suoi decreti non è altro che UN PEZZO DI UN MECCANISMO, una delle componenti economiche dell'Europa, necessaria a sostenere l'Euro ed un certo apparato economico, a prescindere da quello che sarà l'effetto sulla vita delle persone.
Si parla tanto di sacrifici per lasciare un Paese miglio a i nostri figli: migliore in cosa? All'altare del mostro economico sacrifichiamo la Scuola, la Ricerca, la Sanità, il welfare in cambio di cosa? Di qualche poltrona dorata negli scranni del parlamento europeo?
Tra le altre cose, questo Governo vuole sacrificare il lavoro, intervenendo sull'articolo 18, e questo ci fa comprendere che in questo Paese l'unica cosa importante sembra sia togliere tutele ai Cittadini lavoratori.
Vorrei citare , a questo proposito innanzitutto, il bel pezzo di Curzio Maltese sul venerdi' di repubblica del 30 dicembre 2011 : NEL PAESE SUL LASTRICO A CHI INTERESSA CAMBIARE L'ART. 18 - omissis - " Negli ultimi due decenni, i salari sono crollati in quasi tutto l'Occidente e le condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate ovunque, soprattutto per le giovani generazioni. Le nuove multinazionali, anche quelle che puntano molto su un'immagine moderna, civile e progressista, trattano i propri lavoratori peggio di quanto non facessero gli odiati padroni d'una volta." - omissis " Da vent'anni i super manager più celebrati e citati come modello di genio aziendale non sono più i creativi ma quelli bravi ad aumentare il proprio stipendio e a tagliare quelli dei lavoratori, insieme ai diritti acquisiti. Il caso più noto è Sergio Marchionne. Si capisce che tagliare la pausa mensa è più semplice che progettare un modello diverso dalla ventesima versione della Panda. Marchionne spiega che la produttività italiana è troppo bassa ed è vero. Ma sfugge, almeno ai non addetti, il meccanismo psicologico per il quale un lavoratore dovrebbe produrre di più in cambio di un salario sempre più misero. In Italia, lo stipendio medio netto è crollato negli ultimi dieci anni agli ultimi posti dell'Eurozona, sotto i ventimila euro all'anno. In termini di potere d'acquisto reale, i lavoratori italiani guadagnano cinquemila euro all'anno in meno rispetto al 2001. La ragione principale è che sono aumentate le tasse sul lavoro dipendente, fino a superare di gran lunga la media europea, quella dell'Ocse e perfino la leggendaria Scandinavia. L'aumento delle tasse sul lavoro dipendente, ricompensato con un netto peggioramento dei servizi sociali, è servito in buona sostanza a finanziare l'evasione fiscale, nel frattempo triplicata. Si sono insomma tartassati i poveri per arricchire i ricchi disonesti. L'effetto sull'economia è stato devastante. L'Italia è un Paese dove si vendono sempre più pellicce, champagne di marca, fuoribordo ed elicotteri, ma dove si spende sempre di meno al supermercato. Com'è noto, lo spreco dei super ricchi non compensa la mancata spesa dei poveri. E ora, vogliamo davvero credere che il problema sia l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori?
Se questo è il modello di Paese che ci propone il capitano Monti, credo non sarebbe da scartare l'idea di ripensare ad una Italia che non cerca a tutti i costi di restare in Europa come un equilibrista su uno skateboard impazzito, ma da una Italia che segua il suo destino quale che esso sia, anche fuori dall'Euro , anche di miseria (ma per TUTTI) in modo che emergano le sue migliori energie per ricostruire un proprio destino ed un proprio cammino, partendo non dalla economia finanziarie e dalle Caste ma dalla gente e dal lavoro.
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