venerdì 13 ottobre 2017

Sciopero della fame Ius Soli, se la protesta umilia se stessa


Lo sciopero della fame nasce come tipo di protesta estrema, perchè evidentemente richiama l'idea della morte, e quindi della disponibilità di chi protesta a dare la vita per le proprie convinzioni. La storia recente ne fornisce esempi importanti , nei casi in cui l'eventuale morte del soggetto che digiunava per protesta avrebbe prodotto un danno significativo all'oggetto della protesta . Per esempio nel secolo scorso lo sciopero della fame di Ghandi mise in imbarazzo le autorità britanniche che a causa della sua notorietà mondiale non potevano permettersi di apparirne come i carnefici. Ed appariva evidente che Ghandi non avrebbe rinunciato alla sua protesta senza ottenere un risultato. Noti sono gli  scioperi della fame in Irlanda sino dai primi anni del secolo da parte degli indipendentisti, proseguiti sino agli anni ottanta,  che hanno provocato negli anni diversi morti tra i digiunanti. Ci sono poi esempi importanti in Turchia ed in altri Paesi con regimi oppressivi anche attuali. Gli esempi insomma, purtroppo, non mancano

Lo schema che ricorre in questo tipo di opposizione è appunto quello di porsi nella condizione di morire lentamente mettendo l'oggetto del dissenso nella condizione di dover intervenire per non divenire il carnefice di chi protesta.

Un qualcosa quindi di estremo, epico, che viene attuato quando non vi siano alternative , per reclamare un diritto o un principio  vitale la cui importanza è tale che val il sacrificio di una vita.

E' chiaro che uno sciopero della fame, per avere un reale significato, deva avere le caratteristiche della convinzione, del sacrificio, del pericolo per la vita di chi lo effettua , della intransigenza , della determinazione. Altrimenti assume i contorni di una farsa. E qui cala come una mannaia un giudizio morale sui contorni assunti dal cosiddetto "sciopero della fame a staffetta" adottato da alcuni parlamentari italiani per spingere la approvazione di una Legge sulla naturalizzazione dei figli degli Immigrati denominata "Ius soli" 

Perché  sebbene  esistano in Italia esempi  di iniziative analoghe che non avevano la solennità degli scioperi più' sopra citati, e mi riferisco in particolare agli scioperi della fame del recentemente scomparso Marco Pannella, è pur vero pero'  che chi li metteva in atto dimostrava una reale sofferenza con dimagrimenti spaventosi.

Ma i parlamentari che effettuano questo sciopero " a staffetta" non rischiano certamente la salute o la vita, tanto che questo tipo di protesta piu' che sciopero della fame potrebbe essere ironicamente  definito una dieta dimagrante. E quindi appare moralmente offensiva nei riguardi di coloro i quali per le proprie convinzioni hanno digiunato sino a morire, Appare offensiva anche nei riguardi della intelligenza degli elettori, ed appare grottesca perchè a protestare  in questo modo non sono magari gli immigrati stessi, che non avrebbero probabilmente altro mezzo per mandare un messaggio forte alla Società che li ospita, ma sono proprio coloro i quali questo tipo di Legge dovrebbero approvare. Questi parlamentari potrebbero, con pazienza e con tenacia, adoperarsi per fare una Legge di questo tipo con gli strumenti previsti dalla Legge, come per esempio un referendum o una legge di iniziativa popolare. Ma probabilmente questa iniziativa pubblicitaria , a prescindere dai risultati che produrrà per il ius soli, puo' colpire la fantasia degli elettori e produrre migliori risultati in tema di popolarità e prestigio personale molto utili in prossimità delle elezioni del 2018. 

Una iniziativa del genere contiene in se diversi messaggi negativi, dalla mancanza di rispetto per per un tipo di protesta dai significati profondi e dai precedenti illustri al messaggio che  nulla è sacro e tutto si può' usare per la propaganda.

Tutto questo senza entrare nel merito della Legge in oggetto, lo Ius soli, sulla quale non è facile esprimere un giudizio , e che proprio per questo va attentamente valutata a discussa. Seriamente, senza questo tipo di carnevalate.

martedì 7 marzo 2017

EMIGRAZIONE, BASSA NATALITA' TACCHI, DATTERI ED ALTRE AMENITA'....

La notizia del giorno sembra essere quella che l'ISTAT  ha pubblicato l'ennesimo rapporto sulla (bassa) natalità in Italia dal quale risulta che la natalità è in calo, la popolazione sta invecchiando, e che quindi il mantenimento del numero degli abitanti è legato alla immigrazione, alla quale sono , a quanto sembra, anche legate le speranze di un mantenimento del livello di contribuzione all'INPS per continuare a pagare le pensione di una popolazione sempre più' vecchia.
Nel contempo ci si è (di nuovo) accorti che dall'Italia i giovani se ne vanno. I dati ufficiali parlano di 107 mila giovani nel 2015 ma è un dato da rivedere abbondantemente al rialzo,
Perché questa rilevazione si basa su dati, per così' dire, rilevabili , ovvero su dati registrati come ad esempio l'AIRE, l'albo degli italiani residenti all'estero, ai quali pero' gli italiani si iscrivono solo al raggiungimento di una situazione stabilizzata perché per diversi motivi è più' conveniente continua a risultare residenti in Italia o  risultare turisti....in particolare per quanto riguarda la assistenza sanitaria, ma anche per motivi burocratici, fiscali eccetera

Moltissimi giovani che girano in cerca di lavoro in Europa ma anche in Australia ed altri Paesi sono in questa situazione . Paradossalmente questa massa di giovani "invisibili" va a influire sulle statistiche con le quali i vari governanti di turno giocano per catturare consenso. In particolare esibendo come se fossero positivi i dati relativi alla diminuzione della disoccupazione ....cui pero' non fa riscontro un analogo aumento della occupazione e la conclusione alla quale arrivano le sempre sorridenti giornaliste dei telegiornali di regime  prima di annunciare la visita in studio dell'ultimo personaggio di Amici o di passare la linea a qualche trasmissione televisa di basso intrattenimento è che sempre più' giovani rinunciano sia a studiare che a cercare una occupazione . In realtà è probabile che questi numeri nascondano la realtà di questi spettri della emigrazione dei quali nessuno vuole riconoscere l'esistenza. La meglio gioventù italiana se ne va lasciando un Paese in decomposizione  ma nessuno deve sapere, per lo meno non si deve comprendere la reale entità del fenomeno. La propaganda di regime ne parla minimizzano, come se si trattasse delle scelte di alcuni ragazzi particolarmente eccentrici o particolarmente avventurosi . Mentre in realtà si tratta di un esodo epico , dovuto al fatto che il nostro è un Paese che sta morendo cito Curzio Maltese in un articolo di qualche mese fa su Repubblica    Se ne vanno anzitutto da un Paese ingiusto, il meno meritocratico d'Europa, dove le anti-virtù del familismo, del clientelismo e del servilismo contano assai più per trovare un lavoro di quanto pesino talento, onestà e capacità. Disgustati da un sistema dove un imbecille qualsiasi può ricoprire posti da favola soltanto perché fa parte di un clan o di un cerchio magico, mentre un genio della ricerca deve tirare a campare con un mensile miserabile. Se ne vanno da un Paese che ha perso troppi treni e bruciato il proprio futuro inseguendo pifferai da quattro soldi e ricette semplicistiche. Invece di pensare a un nuovo modello di sviluppo."

Se ne vanno da un Paese incapace di comprendere i problemi e di porre in atto delle vere strategie, dove politicanti indegni ed in perenne campagna elettorale pensano di risolvere tutto con qualche sillogismo, qualche battuta idiota ( cit. Poletti Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi) o qualche  iniziativa che sa di elemosina elettorale come i bonus bebè , che periodicamente ricompaiono, simili agli 80 euro di renzi.

non c'è alcuna capacità progettuale perché pensare e progettare nel medio -lungo periodo  non è remunerativo in termini di consenso nel breve periodo. Perciò' continueremo con questo dissanguamento e questa agonia, con centinaia di migliaia di giovani che ogni anno se ne vanno a fronte dei 500 mila scarsi che ogni anno nascono , probabilmente con già una valigia in mano. Siamo capaci solo di prorogare ogni anno di più' la vita lavorativa per evitare di pagare pensioni , il nostro futuro lo mandiamo via, verso il resto del mondo , 

E tutto cio' mentre questi politicanti inutili, tragiche marionette di una recita assurda ,  parlano di tacchi e datteri come Cochi e Renato, continuano a tessere le trame di trabocchetti politici per vedere a chi tocca la fetta più' grossa della torta . L'ultimo ballo a bordo del Titanic 




sabato 26 novembre 2016

CARISSIMO INDECISO....

CARA INDECISA, CARO INDECISO....
Ti stai chiedendo se dovresti votare SI o NO a questo referendum del quale non hai capito molto, oppure addirittura ti chiedi se devi o non devi andare a votare....

Bene, la prima cosa da  dire è che a questo Referendum è molto importante andare a votare. Perchè questo è un Referendum confermativo di una Legge che si propone di cambiare la COSTITUZIONE della nostra REPUBBLICA,  ed intende cambiarla non di poco, Essendo un Referendum confermativo, PER LEGGE NON PREVEDE ALCUN QUORUM, quindi sarà valido QUALUNQUE SIA IL NUMERO DEI VOTANTI : fossero anche mille in tutta Italia sarebbe comunque valido.

Dunque andare a votare è importante perchè la Costituzione è la piu' importante Legge della Repubblica, da essa discendono tutte le altre Leggi, ed è nata subito dopo la seconda guerra mondiale, sulle macerie di un Paese distrutto, da un gruppo di persone che ha studiato e si è confrontata per scrivere un Documento sul quale fondare una nuova Naziona, basata sulla volontà del Popolo e sui valori della Pace e del Lavoro.

Cambiare questa Legge è una responsabilità che non va presa alla leggera, per cui se non ti senti coinvolto, se ritieni di non essere stato informato in modo sufficiente o con chiarezza, se ritieni che chi governa in questo momento non abbia voluto o potuto metterti nelle condizioni di valutare con serenità e chiarezza quello che sta succedendo, sarebbe già un motivo sufficiente per votare NO. Perchè dire NO non significa andare contro il Governo, o aiutare Grillo o Salvini o chiccessia. Non esiste un partito del NO esiste una moltitudine di persone, Associazioni (come l'ANPI, la'associazione nazionale dei Partigiani d'Italia) partiti, (dalle piu' diverse idee) sindacati che dicono NO, questa riforma non va bene, è sbagliata , non la vogliamo. 

E dire NO non significa uscire dall'Europa, provocare un danno, far cadere il Governo , rinunciare a benefici sanitari, rinunciare a diminuire le tasse come viene detto da piu' parti, anche in modo manipolatorio. Significa semplicemente dire NO, non voglio che la costituzione venga cambiata, o non venga cambiata in QUESTO modo, desidero che rimanga tutto com'è ora.

Ma entriamo nella questione del SI o del NO. Informarsi non è semplice, anche perchè gli organismi Istituzionali non stanno dando una informazione equilibrata ed imparziale , e anche questo ti dovrebbe preoccupare (se come recita l'art.1 La sovranita' appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Sarebbe importante che il Popolo sovrano venisse almeno informato in modo corretto di ciò che succede)

Il quesito del referendum è il seguente

"Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

IL testo è birichino perchè propone domande alle queli verrebbe di rispondere di si a tutto. Ma.......ATTENZIONE!!!
COSA VUOLE DIRE SUPERARE IL BICAMERALISMO PARITARIO CON QUESTA RIFORMA?

Vuole dire che il Senato verrà trasformato (NON ELIMINATO!!) ed al posto dei 315 senatori attuali ELETTI DAL POPOLO , ne arriverebbero 100 indicati dai Consigli Regionali e scelti tra Amministratori e Sindaci con una Legge Ordinaria che NON E' ANCORA STATA SCRITTA. Il che porta a tutta una serie di considerazioni su come funzionerà questo Senato, con gente che va  e viene ad ogni cambio di Consiglio Regionale o di ogni sindaco, quali saranno le influenze politiche sul Senato visto che ogni Senatore dipenderà dal proprio Partito, quali saranno le possibilità di lavorare per questi Senatori con doppia carica, quali saranno i possibili vantaggi o svantaggi per avvantaggiare il lavoro legislativo, visto che non sarebbe impossibile che il Parlamento veda la maggioranza di un Partito o di una Coalizione, mentre il Senato potrebbe essere del colore avverso perchè magari la maggior parte delle Regioni sono governate da un Partito avversario. E' ben vero che il Senato avrà poteri limitati sulle Leggo ordinarie, ma avrà gli stessi poteri di oggi su altre Leggi come  Riforme costituzionali e leggi costituzionali, Leggi di ratifica dei trattati dell'Unione Europea., Leggi sulla tutela delle minoranze linguistiche Leggi che riguardano i referendum popolari e le altre forme di consultazione Leggi sui casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore Leggi che stabiliscono le modalità di elezione dei senatori , Leggi sulle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane (compresa Roma Capitale) , Leggi sulle forme particolari di autonomia regionale (cioè le regioni a statuto speciale), sulle elezioni regionali e sui rapporti tra regioni e stati esteri e quindi dal punto di vista istituzionale non poco. In estrema sintesi questo nuovo Senato di non eletti ma nominati tra Consiglieri Regionali e Sindaci decidera se e quando cambiare di nuovo la Costituzione. Se vi pare poco.....

Ma andiamo avanti.  La riduzione del numero dei parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto l'abbiamo visto. Contenimento dei costi della politica?E' in parte vero, perchè i nuovi Senatori non avranno compenso ( ma rimborsi spese si.....) . Pero' in realtà si riduce a ben poco perchè tutto l'apparato del Senato, segreterie, uffici, personale , affitti auto blu eccetera rimarrà. E' stato calcolato che il risparmio effettivo sarebbe inferiore ai 40 milioni di euro che sembra anche tanto ma che di fronte al bilancio dello Stato (circa 500 miliardi di euro) si riduce  a circa il costo di 1 caffè per italiano. L'anno. Per fare un confronto , come se le vostre spese condominiali fossero di 1000 euro l'anno ed il risparmio fosse di 8 centesimi l'anno. Comunque sia , questo risparmio è da valutare con il criterio dei costi /benefici: a fronte di questo cambiamento del Senato il risparmio è di questo caffè. Ne vale la pena? Si/No.

Dei risparmi contenuto nella parte che riguarda la modifica del titolo V, e che riguarda poi alla fine anche la soppressione delle Province, non vale la pena di parlare perchè non si sa che fine faranno i palazzi e i dipendenti delle Province, e chi si assumera ed a quali costi i compiti che le Province svolgevano riguardo a Scuole, strade ecc. Per cui è anche possibile che i costi rimangano uguali o addirittura aumentino (In Friuli Venezia Giulia, regione che ha già abolito le Province per Statuto,  al loro posto stanno nascendo le UTI e su costi e posti destinati alla politica di questi Istituti ancora si sa troppo poco)

La soppressione del CNEL riguarda la soppressione di un Ente che si è rivelato inutuile, ma solo perchè non è stato adeguatamente valorizzato il CNEL infatti sarebbe stato un importante elemento di raccordo tra Governo e Parti Sociali per la discussione di temi come la prodiuttività ed il Lavoro, tra Governo ed Enti Locali, in particolare le Regioni e tra Governo ed Enti sovranazionali come La Comunità Europea, e tramite la pubblicazione di Bollettini e la disponibilità di archivi informatici una finestra che permetteva ai Cittadini di monitorare la attività del Governo.

Infine la modifica del titolo V, molto lunga ed articolata con la quale diversi poteri delle Regioni passano allo Stato e viene introdotta una clausola, cosiddetta di "supremazia" con la quale in caso di divergenza di pareri tra Regioni e Stato, tipicamente per la realizzazione di una grande opera come un oleodotto (vedi Puglia) un rigassificatore (Monfalcone) o la TAV (Val di Susa ma anche Carso Triestino) prevale la ragione dello Stato

Per cui è evidente che il quesito è molto ambiguo e non riflette la sostanza dei cambiament, anche perchè ci sono molti cavilli che vanno a creare modifiche che non sono ancora tutte valutabili ANCHE PERCHE' QUESTA RIFORMA VA A TOCCARE BEN 40 ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE... con un testo piuttosto complicato ed a tratti di difficile comprensione composto di 41 articoli!!!

Il suggerimento che ti diamo è di andare a votare, e se hai un minimo dubbio che questa riforma non sia una cosa buona per l'Italia vota NO. Per cambiare le cose c'è sempre tempo, posto che il cambiamento in se e per se NON E' un valore, il cambiamento è buono se fa cambiare le cose IN MEGLIO  per fare le cose bene ci vuole il suo tempo, questa riforma affrettata e raffazzonata ( non è vero che la stanno studiando da anni, è nata un anno e mezzo fa ) puo' fare grossi danni è NON C'E' NESSUN MOTIVO PER FARE LE COSE IN FRETTA E MALE , una nuova riforma puo' essere fatta in qualunque momento . Non è vero che se non passa questa riforma poi staremo fermi per venti o trent'anni. Tutto puo' esere rifatto senza problemi, se c'è la buona volontà. Non c'è nessuna Legge che lo impedice. E NEL FRATTEMPO CHIEDIAMO A QUESTA CLASSE POLITICA E DIRIGENTE DI APPLICARE BENE QUELLA CHE C'E' . Grazie per l'attenzione

sabato 29 ottobre 2016



ome previsto e prevedibile, la proposta di Legge del M5S per il dimezzamento degli stipendi dei Parlamentari è stata elegantemente cassata in Aula, con il rinvio in Commissione, un modo per non votare esponendosi  allo scandalo troppo evidente della dimostrazione palese che il PD in realtà non ha la minima intenzione di diminuire i costi della politica. La dimostrazione, se ce ne fosse stato bisogno, che le motivazioni addotte per indurre gli italiani a votare a favore nel referendum per cambiare le costituzione non sono altro che scuse e pretesti, e che i veri motivi sono altri, legati alla gestione del potere.
Il Presidente del Consiglio Renzi, con il suo consueto umorismo da oratorio ed un non meglio specificato accenno  su un film (boh?) ha rilanciato, puramente come provocazione  naturalmente-nessuna proposta concreta - di legare il compenso dei parlamentari alle effettive presenze in aula sostenendo in modo implicito che chi non è in aula e vota, non compie il suo lavoro di deputato e quindi non dovrebbe essere pagato. Ovviamente questa idea è nata dalla constatazione che il deputato M5S Di Maio ha solo il 37 % di presenze in Aula , e la proposta era stata appunto quella di dare allo stesso il compenso ridotto al 37% . A parte il fatto che questo indice di presenze è abbastanza comune e che quindi questa proposta, lungi dall'essere punitiva per il solo Di Maio potrebbe veramente contribuire a diminuire i costi della politica, e che ci sono deputati PD che hanno indici di presenza anche inferiori vedi  http://parlamento17.openpolis.it/lista-dei-parlamentari-in-carica/camera/assenze/desc, ed in generale deputati con indice di presenza anche molto inferiori, vale la pena di evidenziare come questa battuta rivel la concezione che il nostro Renzi ha dei Parlamentari. Una visione evidentemente molto utilitaristica, legata all'idea che il Deputato sia solo una macchina da voto, seduto al suo scranno a premere un bottone ogni volta che gli fa comodo. E' evidente che un Di Maio, sempre in giro per l'Italia a parlare con la gente puo non essere sempre presente a far numero in Aula anche quando ci sono votazioni di minore importanza secondo le priorità che egli si è dato e , vorrei dire, ce ne fossero di piu' di Deputati che non sono in Aula perchè sono in giro per il Paese a parlare con la gente e percepire la realtà del Paese stesso invece di vederla filtrata attraverso lo schermo del proprio, esagerato, benessere.Poi c'è da dire che esiste la gabola dei deputati in "missione" che sarebbero in pratica assenti giustificati pur essendo in realtà talvolta impegnati non in missioni prettamente istituzionali e qui sarebbe divertente capire la reale consistenza delle presenze di alcuni deputati e la reale motivazione delle assenze di altri . Al netto della presenza dei famosi "pianisti"  Propongo la lettura di http://notaintracamera.blogspot.it/2013/04/i-deputati-in-missione-sono.html, . Insomma, con questa lettura del presenzialismo in Aula Renzi non si comporta differentemente da quei datori di lavoro che misurano la propria considerazione verso un dipendente non dal lavoro che produce, ma solo dagli straordinari che fa.  A posto cosi'

lunedì 22 agosto 2016

NO FUSIONE , riassunto delle puntate precedenti e uno sguardo al futuro



Un principio familiare a chi fa propaganda è che le dottrine da instillare nel pubblico non dovrebbero essere enunciate perché questo le esporrebbe alla riflessione, all'indagine e, molto probabilmente , al ridicolo. La procedura corretta è valorizzarle dandole costantemente per scontate , in maniera tale che diventino vere e proprie condizioni del discorso" Noam Chomsky

L'esito del voto al referendum per la Fusione dei Comuni di Ronchi dei Legionari, Staranzano e Monfalcone ha ovviamente dato il via ad una ampia discussione, nella quale non sono mancati commenti anche  caustici da parte dei sostenitori del SI alla fusione .

 Al di la di personalismi ed  esagerazioni causati da eccessiva emotività, il pensiero comunemente espresso dai sostenitori del SI si puo' riassumere in pochi temi dominanti: La maggior parte degli elettori ha votato no perchè 
1) non ha capito le ragioni del SI, 2) è stata plagiata e manipolata da politicanti che volevano conservare la propria poltrona 3) pur comprendendo la validità delle ragioni del si ha avuto paura del cambiamento 4) ha votato contro i propri interessi pur di dare contro ai politici o alle politiche sino qui perseguite a Monfalcone vista come città che avrebbe assorbito le altre due..

 Un giudizio non certo lusinghiero nei confronti degli elettori che, di fatto, vengono considerati ingenui, manipolabili, poco intelligenti, ed in ultima analisi non adatti a prendere decisioni di questa portata. Eppure, subito dopo il raggiungimento del numero di firme necessarie a richiedere il referendum, quando si era diffusa la notizia che per la validità del referendum non era necessario il quorum, e qualcuno tra i quali il sottoscritto aveva iniziato a diffonder la propria preoccupazione circa il fatto che la popolazione fosse sufficientemente informata su quello che stava succedendo e sulla importanza di andare a votare, (in particolare in un Paese nel quale ormai si vota pochissimo e nel quale un Capo del Governo a suo tempo aveva sdoganato la pratica di fare fallire i referendum andando al mare invece di andare a votare) quel qualcuno era stato dileggiato dai sostenitori del si ed anzi accusato di considerare gli elettori degli stupidi incapaci di informarsi e di prendere le proprie decisioni.  

Evidentemente, per qualcuno gli elettori sono intelligenti se votano quello che predica il regime, se votano contro  invece, se si ribellano alle decisioni dei politicanti , allora sono manipolati, sciocchi, incapaci. E' evidente che qui ci troviamo dinanzi ad un drammatico problema culturale , e di maturità politica e sociale, perchè la classe politica - che si trova completamente distaccata dalla Società che dovrebbe interpretare e rappresentare, -  viene a delinearsi come un corpo estraneo, autoreferenziale , fine a se stesso ed al mantenimento di un potere avulso dalle necessità della popolazione e strumentale solo alle necessità di sopravvivenza di una casta sempre piu' isolata e schizofrenica. 

Un problema che insiste a livello nazionale ma che trova i propri risvolti anche nelle questioni piu' periferiche e marginali, proprio perchè si tratta di un problema culturale. La classe politica, non appare in grado di capire ed interpretare i segnali che provengono dalla Società, anzi, non sembra  in grado nemmeno di concepire l'idea che la popolazione vada ascoltata,    e quindi la discussione che nasce non viene utilizzata per capire il punto di vista dell'altro, ma soltanto per cercare di imporre il proprio, spesso nemmeno con ragionamenti di una qualche complessità, ma frequentemente con slogan, sillogismi, giochi di parole e battute sferzanti o sarcastiche che suggeriscono un atteggiamento di presunta superiorità ingiustificata in chi dovrebbe essere al servizio del popolo. Un atteggiamento che trae le sue origini , e che sovente prelude ad un tipo di  regime non certo  democratico.

Senza voler esprimere giudizi sulla persona, che peraltro non conosco personalmente, vorrei citare un corsivo letto sul quotidiano Il Piccolo a firma di Luciano Rebulla, politico nostrano di lungo corso, già parlamentare della Democrazia Cristiana, e due volte sottosegretario del VI e VII governo Andreotti. Sulla questione del referendum per la fusione 

"  I personalismi hanno disorientato.Merita qualche riflessione il fatto che tutti e tre i referendum consultivi promossi in regione per avviare un processo di fusione abbiano avuto un risultato negativo. Infatti oltre quello che interessava Monfalcone Ronchi e Staranzano sono stati bocciati anche quelli relativi a Tramonti di Sotto (650 abitanti) e Tramonti di Sopra (600 abitanti) e Codroipo (16.000 abitanti) e Camino al Tagliamento (1700 abitanti). Come si vede non rileva il problema della dimensione come pure pare non conti la posizione dei consigli comunali o dei sindaci perché, ad esempio, per quanto riguarda Codroipo e Camino erano tutti d'accordo ma la gente ha votato contro. Credo che in generale all'origine di questo sostanziale rifiuto che unisce tutte e tre le esperienze referendarie vi sia il timore di un salto nel buio, di perdere il certo per l'incerto e la domanda che il cittadino si pone- e in maggioranza lo porta a votare no - è : "capisco unire i comuni significa risparmi, maggiori finanziamenti, più peso politico, ma chi mi garantisce che i servizi che oggi ho verranno mantenuti…ma poi dovrò rivolgermi al centro maggiore… il comune più forte la farà da padrone anche per le opere pubbliche…non avrò più i miei rappresentanti". Queste legittime preoccupazioni- a cui evidentemente i promotori non hanno saputo dare risposte convincenti- hanno pesato anche sul referendum più importante che avrebbe portato alla fusione forse più significativa fatta in Italia in questi ultimi anni, quello del Monfalconese. - omissis" 

Come si vede non vi è il minimo dubbio che i Cittadini abbiano operato una scelta sulla base di consapevolezze maturate , di analisi approfondite , di valutazioni che vadano oltre gli aspetti piu' venali in tema di denaro e potere politico , la valutazione è semplicemente che i Cittadini hanno avuto paura . Non saggezza, coscienza , consapevolezza dei propri limiti e di quelli della classe politica attualmente dominante, amore per il proprio territorio, per le propri tradizioni ed identità . No. Solo paura. 

Cito un altro passaggio " - omissis -  Ma allora mettiamo una pietra sopra le fusioni…non se ne parla più? Non credo. Penso che per quanto riguarda i comuni minori la regione procederà d'autorità , considerato che si tratta pur sempre di referendum consultivi e che avere comuni di 600 abitanti è assurdo, per gli altri casi forse proprio partendo dall'esperienza monfalconese sarebbe opportuno procedere in modo diverso dando ai cittadini in anticipo quelle garanzie che nulla cambierà , ma anzi migliorerà, rispetto al livello di servizi di cui gode oggi. Si tratta in sostanza di procedere analogamente al modo con cui si procede alle fusioni tra aziende private. - omissis" 

Come si vede, anche qui il giudizio dei Cittadini non sembra meritare alcuna considerazione . Ho citato questo articolo apparso su "il Piccolo" il 24 giugno 2016 perchè mi sembra riassuntivo ed emblematico del modo di pensare della classe politica italiana, direi a prescindere dal colore politico.

Aspettiamoci quindi dei colpi di coda, aspettiamoci che la fusione cacciata a forza dalla porta tenti di rientrare dalla finestra, non abbassiamo la guardia. 

Perchè questo momento che ha visto i Cittadini respingere le prepotenze e le semplificazioni dei potenti di turno, che ha visto gli elettori per una volta non farsi ingannare dalla propaganda dei politicanti e prendere in mano il proprio destino , diventi l'inizio di una nuova era nella quale i Cittadini intendono agire e non subire, intendono riprendere il proprio ruolo di protagonisti della vita democratica , ridiventino soggetto e non oggetto passivo della vita politica del Paese.

Ed a questo proposito, la prossima sfida imminente è quella del Referendum per la modifica della Costituzione della Repubblica . 

Dobbiamo esserci tutti .

domenica 12 giugno 2016

FUSIONE ED IDENTITA'



Quando nel corso del dibattito in corso sulla fusione dei Comuni di Ronchi Staranzano e Monfalcone, il discorso finisce sul senso di identità che verrebbe perso con la fusione, i fautori del si spesso chiedono con un risolino ironico a chi non vuole la fusione, di spiegare questo senso di identità . Di dare una esatta definizione del senso di appartenenza. E chiedono provocatoriamente se si stia parlando del campanile o della ubicazione dell'ufficio del sindaco oppure ancora se si tratti del timore di perdere la "festa dela Raza." .La risposta non è semplice  perchè non è facile definire con le parole questo qualcosa che si sente dentro.E dal tono cinico e derisorio della domanda nasce un certo scoraggiamento . Infatti ci sono cose che non possono essere tecnicamente descritte, ne tantomeno valorizzate con dei numeri. Sono cose che in altri contesti vengono infatti definiti "asset intangibili" Ma proviamo ugualmente a definirle con esempi e similitudini. Partiamo per un esempio  proprio dalla festa dela Raza. La paura non è quella di perdere la festa della Raza ma di perdere la spinta aggregativa ed il senso di coesione sociale che fa di questa festa un momento di incontro unico in tutto il circondario. A questa festa vengono persone da tutto il circondario spinte dalla voglia di trovarsi ed incontrarsi in un luogo che rende il vero senso del Paese, gestito dalla gente del Paese, dove abbiamo ancora i volontari di tutte le età che si danno da fare e che ci salutano da dietro i chioschi, e sono i nostri paesani. Un fiume di gioventu, di famiglie, tutti gli adolescenti della zona e sono cose che , per esempio a Monfalcone, non si vedono piu'e che qui rimane possibile anche perchè l'Amministrazione comunale è in questo in sintonia con i Cittadini e l'Associazionismo. ..E  poi ancora a Staranzano la compagnia del Carro, protagonista del Carnevale di tutto il circondario e di diverse altre manifestazioni...è nata qui , dal senso di coesione del Paese. E poi le mille altre cose come il comitato di solidarietà  È difficile rendere in parole il senso di tutto questo, perchè l'amore per la propria terra ha simboli ed assume significati che non sempre si possono elencare. . Ma si respira . A Staranzano questo senso del Paese si respira. Altrove non piu'.A chi pensa che il campanile non conti nulla, guardi a Monfalcone ed al suo centro popolato solo da stranieri ed immigrati, perchè i Monfalconesi non ci vanno piu'. E non ci vanno perchè hanno perso il senso di identità con i luoghi, da quando la amministrazione ha voluto stravolgere il centro, cambiando la piazza , le vie, con lavori che hanno trasformato i luoghi sino a renderli irriconoscibili. La amministrazione di Monfalcone ha voluto per esempio cambiare la Piazza non solo nel senso dell'intervento edilizio, ma anche nelle sue funzioni: per molto tempo la Piazza non è stata piu' disponibile per tutte quelle manifestazioni che ospitava prima, dal Carnevale alle bancarelle di San Nicolo',agli eventi sportivi Era diventata un "salotto" da guardare e non toccare.E' stata portata via ai cittadini. Ora, un Cittadino si puo' riconoscere in una Amministrazione che rispetta e fa propri valori e tradizioni dei Cittadini. Ma impadronirsi della piazza , dell'agorà, del centro di aggregazione di un paese per farne qualcosa di anonimo ed estraneo in nome delle velleità artistiche di qualche amministratore, e sopratutto sottrarla al suo ruolo tradizionale per costruire qualcosa di artificiale ad imitazione magari di qualche altra città piu' grande restituisce un senso di vuoto, l'esproprio della piazza rende l'idea di una città che non è piu' propria , nella quale  si fa fatica a ritrovarsi A Monfalcone il Carnevale che era un evento in tutta la bisiacaria, oggi è uno dei tanti carnevali e la gente non si coinvolge piu'. A Monfalcone quando la gente protestava per i cambiamenti urbanistici imposti dalla ammministrazione, quando i commercianti chiedevano di poter essere ascoltati sui temi della viabilità  le risposte sono sempre state evasive o negative, e questo toglie ulteriormente il senso di appartenenza: perchè quando qualcuno decide senza tenere conto del volere dei Cittadini ci si sente ospiti in casa propria. 
E' questo il timore. Il timore di essere amministrati da persone per le quali cio' che è importante per i Cittadini di Staranzano non sia importante allo stesso modo per loro, che non abbiano lo stesso rispetto per il territorio, le tradizioni, lo spirito di solidarietà. Se ci sono persone che ridono beffarde di tutto questo, alloro non è ad esse che va dato ascolto.
Che Staranzano rimanga Staranzano!!

lunedì 30 maggio 2016

NO. PERCHE'............

Nel dibattito che si sta svolgendo tra i sostenitori del si e del no  alla fusione tra i Comuni di Monfalcone , Ronchi dei Legionari e Staranzano, ad un primo sommario esame sembra molto  difficile poter individuare  un criterio oggettivo dal quale partire per poter stabilire chi propone gli argomenti piu' validi a sostegno delle proprie tesi . 

In questo tiro alla fune , ognuna delle parti sembra in grado si controbattere gli argomenti dell'altro trasformando una questione di rilevanza molto concreta e pratica   in uno scontro dialettico , nel quale sembra essere determinante solo  la capacità di argomentare , e quindi la nostra ideale fune pur spostandosi di qua e di la sembra ritornare sempre ad un sostanziale equilibrio ....per cui la decisione finale dell'elettore potrebbe dipendere da fattori collaterali, come la simpatia per  l'uno o l'altro dei contendenti, o considerazioni marginali su piccole utilità, magari di carattere personale.  

Appare evidente infatti che la discussione, concentrandosi su tutta una serie di particolari, corre il rischio di fare perdere di vista l'argomento principale, che non dimentichiamolo è quello  di stabilire se esista una reale esigenza da parte della popolazione di fondere questi tre comuni in uno solo, oppure se questa sia soltanto l'esigenza della classe politica o di parte di essa.

La prima considerazione che va fatta a questo proposito è pero che non esiste una reale simmetria tra i due argomenti. Non ci troviamo come ad un bivio tra due strade egualmente invitanti , non si tratta di testa o creoce. Si tratta si decidere tra il continuare sulla strada che stiamo percorrendo , una strada ben nota e conosciuta sia pure con tutti i suoi difetti, ed intraprendere una strada nuova e sconosciuta, il cui percorso è sicuramente imprevedibile, anche per coloro i quali lo propongono in maniera cosi' apparentemente invitante.

Questa riflessione è importante perchè , nella cultura del periodo storico che stiamo attraversando, sembra che l'unica parola d'ordine in qualunque discussione debba essere cambiamento. Cambiamento a tutti i costi, tutto deve essere cambiato, riformato, rottamando il passato. Chi si oppone el cambiamento è un gufo, un conservatore, un relitto del passato, una persona senza fantasia e senza coraggio. Sulla base di questo corollario si è arrivati all'attuale governo Renzi, per esempio, che pero' non sembra affatto migliore dei precedenti , anche se già a suo tempo la scalata vertiginosa di Berlusoni aveva trovato fertile terreno nella voglia di cambiare, tanto che già  all'epoca si pensava all'imprenditore "sceso" in politica come al soggetto capace di spazzare via la vecchia e polverosa (e corrotta, ormai marcia) classe politica.  La storia recente ed attuale del nostro Paese dovrebbe averci aperto gli occhi ed insegnato che nuovo non significa per forza innovatore e portatore di energia vitale ma che puo' significare semplicemente improvvisato, inesperto ed incapace di cogliere le implicazioni di ogni decisione,  inetto o semplicemente non interessato a cogliere tutta quella rete di relazioni positive , i cosiddetti "asset intangibili" che regolano le relazioni umane e quidi la politica intesa nel suo senso piu' nobile ovvero l'arte della mediazione finalizzata a reggiungere il miglior equilibrio possibile tra i desideri di tutti.

D'altro canto vecchio puo' anche non significare decrepito stantio e antico ma potrebbe significare anche saggio e depositario di una consumata esperienza. Esperienza che dovrebbe servirci per non ripetere gli errori del passato, sport del quale invece  purtroppo gli Italiani sembrano grandi professionisti. 

Sulla base di questo ragionamento è quindi evidente che la parola cambiamento da sola non puo' giustificare l'idea di procedere alla modifica radicale di una situazione che è stata determinata dalla storia, e che contiene la cultura ed il modo di essere e di vivere delle comunità coinvolte. Assieme a questo, vanno respinti tutti i concetti che spingono a generalizzare e banalizzare gli aspetti che sovraintendono alle ragioni di chi è contrario e che evidentemente debbono avere la stessa dignità di chi questo cambiamento lo propone.

Perchè innanzitutto deve essere chiaro per tutti che nessuno è un professionista in questo, nessuno puo' affermar con certezza che effettivamente questa fusione porterebbe piu' vantaggi che svantaggi. Tutti sono dilettanti e la discussione dovrebbe servire a chiarire le idee e non ad  imporre un qualcosa .

Si dirà che in questa discussione intervengono anche dei professionisti, anche di alto livello. Vero, ma ognuno di questi è esperto nel suo campo, economia , scienze statistiche, marketing , ovvero di materie scientifiche che possono essere utilizzate per analizzare cause ed effetti della fusione senza essere in grado di prevedere in concreto quale sarebbe un eventuale risultato, anche perchè una anlisi scientifica per quanto rigorosa puo' analizzare solo dati certi , mentre agli effetti della fusione tutto dipende da quale sarà l'assetto che al prodotto finale verrà dato dalla politica.

Non a caso , ognuna delle due parti puo' citare studi di alto livello a sostegno delle ipotesi di ciascuno. Va detto che la parte favorevole alla fusione esamina e pone al centro delle proprie argomentazioni concetti legati principalmente all'aspetto strettamente economico ed alle economie di scala, mentre la parte contraria alla fusione si concentra principalmente sul mantenimento della qualità della vita . In questo chiunque abbia studiato un minimo le problematiche della vendita e della gestione delle relazioni nelle trattative (in particolari commerciale) sa che esistono dei tipi umani molto bene delineati , e che ci sono categorie di persone che nella decisione che sovraintrende un acquisto (e qui si sta proponendo la vendita di un diverso tipo di città, ne piu' ne meno come si venederebbe un nuovo appartamento) privilegiano il prezzo mentre altre privilegiano la qualita. Quindi iin estrema sintesi ciascuna delle due categorie di argomentazioni eì suscettibile di attrarre simpatie. 

Trattandosi di decidere il futuro del posto in cui si deve vivere, dovrebbe apparire scontato che il primo obiettivo 'per tutti  dovrebbe essere la qualita' della vita , anche perche' dovrebbe essere evidente che gli eventuali risparmi derivanti da una ipotetica fusione non porterebbero a vantaggi enormi in questo campo, viste anche le stime prodotte proprio dai fusionisti. Ma l'antipolitica , il populismo e la demagogia che pervadono la nostra Società portano spesso ad un voto "contro" qualcosa piuttosto che a favore di un miglioramento, ed in questo senso il concetto di fusione si accompagna alla prospettiva di ridurre in  qualche modo il numero dei politici, cosa che appare di forte presa sugli elettori in un epoca nella quale la classe politica appare ai minimi storici quanto  a popolarità e viene assimilata da una Casta da abbattere..

Quindi non è peregrino tentare di arrivare ad un giudizio attraverso una serie di valutazioni che analizzino il contesto nel quale questa ipotesi di fusione si è prodotta.

Sappiamo che l'idea di una Città Comune esiste da alcuni decenni, ma che sino ad oggi non era stata una priorità per le forze politiche cha amministravano il Territorio. Lo è divenuta negli ultimissimi anni, ed alla formazione politica nota appunto come Città Comune  improvvisamente si è affiancato il PD che ha fornito le forze e l'appoggio politico e logistico , prima in sordina poi apertamente, per istituire il referendum consultivo che portasse alla fusione. Questo referendum è stato portato avanti all'inizio in modo sommesso , tacendo scientemente il fatto che esso non era soggetto al limite del quorum e che quindi se sapientemente pilotato, in un Paese dove tradizionalmente si vota poco e ove sopratutto si è abituati a fare fallire i referendum che non interessano con l'astensionismo inaugurato a suo tempo  da Craxi che invito' gli italiani ad andare al mare piuttosto di votare sull'abrogazione della preferenza plurima alla Camera nel 1991, avrebbe potuto portare i cittadini dei comuni di Monfalcone, Roncih e Staranzano a trovarsi fusi prima di accorgersene. 

Quindi il primo punto che non gioca a favore della fusione è questa ambiguità nella scelta della proposta referndaria

In seguito, una serie di interventi di protesta posti in essere da intellettuali e cittadini comuni e sfociati nella formazione di una serie di Comitati per il NO ha portato al centro della discussione la necessità di una adeguata diffusione delle informazioni tra gli elettori per permettere una scelta consapevole.

Alla formazione di questi comitati si è presto contrapposta la formazione di altrettanti comitati per il si alla fusione, sorti pero' non da Cittadini ma come costole di formazioni politiche facenti capo al PD e quindi di fatto emanazioni dirette di quello stesso partito che promuove la fusione. Come a dire che il partito ha creato i propri sostenitori e questo evidentemente è strumentale ad una propaganda che cerca di insinuare l'idea che ci sia una sostanziale parità tra i sostenitori del si e quelli del no. 
Una scelta che suggerisce ancora una volta  una strategia studiata a tavolino e non qualcosa di spontaneo. Evidente quindi una regia a un livello non proprio basso 

Ulteriore elemento di riflessione rinviene dalla forte pressione che il PD sta ponendo nel cercare di spingere i Cittadini verso una scelta di fusione, impiegando mezzi e strategie notevoli. Dal fatto di invitare a conferenze rappresentanti di Comuni già fusi, all'intervento di politici  di grande notorietà ed influenza politica come Serracchiani,  o politici richiamati a rinforzo a causa della assonanza del proprio nome con quello di uno dei leader del dissenso come  Brandolin, che pure non è direttamente parte in causa , alla sistematica opera di convinzione casa per casa con volantinaggi, telefonate ai singoli elettori e visite porta a porta

Ed il tutto, di fatto , senza reali argomenti, perchè una analisi delle proposte presentate rivela che di fatto tutto gira intorno allo slogan che uniti è meglio o grande è meglio perchè si possono ottenere piu' cose, ma senza un dettaglio di cosa si possa ottenere , perchè, e perchè non potrebbero essere ottenute dalla somma dei Comuni piuttosto che dalla loro fusione. Si parla di risparmi , che vengono spiegati in minima parte con la diminuzione dei costi della politica, ed in parte con la dimiuzione del personale , che pero' potrebbe portare ad una dimunzione dei servizi, ed infine con lo sblocco del patto di stabilità che pero' servirebbe in realtà a coprire le spese della fusione che (queste non vengono mai citate) deriverebbero dalla necessità di uniformare gli uffici, i sistemi informativi ecc.

Di fatto la mancanza di argomenti ci porta ad un altro punto importante: non esiste un progetto- La fusione di tre comuni viene presentata senza un progetto , di cosa si vuole fare , di come  se lo vuole realizzare e del perchè . Non esistono documenti che vadano a stabilire quali saranno effettivamente le rappresentanze di Ronchi e Staranzano che andranno di fatto ad unirsi ad una grande Monfalcone , di dove verranno disposti gli uffici. Questo in un contesto nel quale in tanti anni i tre comuni non sono arrivati mai neanche a stabilire un unico piano regolatore . E possiamo dire che la mancanza di iniziative comuni che avessero inziato in modo spontaneo un processo che trovasse poi in una ipotetica futura fusione la sua logica conclusione potrebbe avere la sua ragione nella mancanza di lungimiranza degli Amministratori, ma possiamo anche pensare che i punti di vista dei tre territori siano effettivamente troppo distanti.

Una eventuale fusione, che non necessariamente dovrebbe portare alla eliminazione dei singoli comuni, portebbe nascere in modo naturale al termine di un processo di condivisione di idee , di funzioni, di progetti

Invece viene proposta senza un progetto, senza una naturale evoluzione, senza anima, con forzature e dispiace dirlo, manipolazioni . Non si capisce perchè i Cittadini dovrebbero avallare questo salto nel buio che comporta l'annullamento delle identità, il conferimento delle proprie radici in un unico calderone . Abbiamo visto , a proposito di fusioni  a proposito di come l'unione fa la forza, quando le aziende municipalizzate sono state conferite e fuse nella esperienza di Iris, che non credo si possa definire esaltante 

E visto anche il significativo conflitto che sta percorrendo la campagna referendaria, credo sarebbe molto melgio per tutti fermare l'orologio, e ragionarci con molta piu' calma e senza tensioni perchè se dovesse vincere il si per qualche arcano motivo e si dovesse arrivare alla fusione in queste condizioni, le lacerazionie del tessuto sociale sarebbero devastanti.

Per cui credo che sarebbe meglio per tutti votare NO . E poi in caso ne riparliamo